CAPITAN*

Serie: ITALIAN SPACE STORY - Previsione totalmente accurata del futuro basato sul nostro presente.


“Diario di bordo, data stellare 15/16/66 del quarto ciclo, Sono le 19:27…”

“Capitana ma se siamo nello spazio come facciamo a sapere il giorno e l’ora?”

“Mozzo Jones quante volte devo dirti di non interrompermi quando registro il diario di bordo?!”

“Bhe Capitana, con questa siamo a 1.500 volte, quindi direi almeno più di 1.500 volte…”

“Sono già 1.500?”

“Vola il tempo eh Capitana?”

“Auguri Jones, ma adesse levati dai coglioni che devo registrare. Dicevo… Sono le 19:30 e qui al Comando della tremiladiciotti è la Capinata Karola Rachete astropirata a fin di bene. Siamo diretti all’astroporto di Padanius V, primo astroporto sicuro con a bordo cinquemila profughi salvati dalla pioggia di asteroidi che ha devastato Libius 95. Purtroppo date le nuove leggi varate dall’imperatore Maleo Shal Vinhi siamo bloccati da 15 giorni nell’orbita di Padanius V in attesa dei permessi di sbarco. Stiamo finendo le scorte di ossigeno, acqua e cibo, comincio a pensare che ci lasceranno morire qui. ”

“Io ho uno Snickers Capitana.”

“Perfetto Jones, adesso si che siamo salvi… ”

“Ma non sono sicuro di volerlo condividere Capitana.”

“Ero sarcastica Jones… ”

“Mi scusi Capitana, ma se lo scrittore non mette altro che dialoghi diventa difficile capire certe cose…”

La Capitana Karola strabuzzò gli occhi e guardò Jones attonita.

“Cosa vuol dire Jones?”

Jones fece spallucce.

“Nulla Capitana abbiamo risolto.”

Nella stanza calò un imbarazzante silenzio mentre la Capitana si poggiava una mano in faccia in segno di rassegnazione. Solo il bippare dei sistema di guida dell’Astronave interrompevano di tanto in tanto quel silenzio. Jones senza alcun particolare motivo uscì dalla cabina di Pilotaggio per dirigersi in un qualsiasi posto dell’astronave a fare qualsiasi cosa.

“Ehy stai cercando di liberarti di me Narratore?”

Disse Jones agitando il pugno verso l’alto.

“Jones credo che passare tutto questo tempo nello spazio ti abbia fatto male, è meglio se vai in infermieria… ”

“Va bene Capitana, ma lo faccio perché lo dite voi non perché lo vuole lui…maledetto Narratore fuori campo…”

Jones oltrepassò la porta e si diresse in infermieria dove probabilmente il dottor Frankenhouse lo avrebbe sottoposto a sadici esperimenti mentre i suoi assistenti gli frugavano in stanza.

“Diventa ogni giorno più difficile gestire tutte queste persone, in condizioni così critiche. Credo che dovrò prendere una decisione pesante…”

Tirò un lungo sospiro e poi premette un piccolo bottone rosso di fianco ad un microfono.

“Messaggio alla Capitaneria del Astroporto di Padanius V, qui è la Capitana Karola Rachete, alla guida dell’Astronave Tremiladiciotti. I profughi a bordo, tra cui ci sono donne, bambini e genderfluid, sono allo stremo. Qualora le condizioni dovessero peggiorare mi vedrò costretta a forzare il cordone e approdare che voi lo vogliate o no…vi prego non lasciateci morire qui. ”

Aspettò per qualche istante in silenzio che qualcuno rispondesse, ma non un messaggio radio arrivò.

La Capitana si lasciò andare sulla sua poltrona nascondendo il viso e la disperazione tra le mani.

“Capitana, già che c’è non è che può chiedere anche qualche Snickers che ho appena finito il mio…”

Fu tentata di sparargli con l’astropistola Laser che le pendeva dal fianco attaccata alla cintola, ma si trattenne e attivò di nuovo le comunicazioni.

“Nuova comunicazione, non lasciateci morire qui, tranne il Mozzo Jones, di lui fate quel che volete…meglio ancora se si tratta di qualcosa di estremamente doloroso!”

“Ehm, forse è meglio se vado da qualsiasi altra parte a fare qualsiasi cosa giusto Capitana?”

Disse Jones con voce tremante.

Non ebbe bisogno di risposte, lo sguardo fulminante della Capitana bastava e avanzava. Chiuse la porta e si diresse fuori portata di sparo.

Il silenzio cadde ancora una volta nella sala di comando, Karola ormai non sapeva più se fosse un bene o un male. Erano giorni che non arrivavano risposte dalla Capitaneria dell’astroporto e l’ultimo messaggio era stato tutt’altro che fioriero di speranza :

“Qui è la Capitaneria di Padanius V tenete duro.”

Nient’altro, non si erano neanche sprecati con qualche parola di conforto.

“Quei mostri senza cuore, pieni di soldi e pieni di se, con le anime lorde delle loro abominevoli gesta.”

Penso tra se e se, poi si corresse.

“Bastardi figli di puttana!”

Le sembrò più appropriato.

Come potevano lasciarli li a morire di stenti? Come potevano anche solo respirare sapendo che loro stavano per finire l’ossigeno?

I suoi pensieri furono interrotti da un calo di corrente, il terzo reattore mostrava da giorni segni di cedimento e ormai mancavano poche ore al suo collasso. Rimase al buio, a perdere ogni speranza.

“Capitana Karola Rachete?”

Una voce già sentita gracchiò dalla radio.

“Capitana Karola Rachete, astropirata a fin di niente e bla bla bla, mi sente?”

Karola era sconvolta, niente poco di meno che sua malvagità Maleo Shal Vinhi le stava parlando dalla radio.

“Si imperatore sono in ascolto, ci lasciate attraccare?”

Una fragorosa risata provenne dall’altoparlante.

“Hahaha lei è molto simpatica Capitana, assolutamente no, sono qui per intimarle di andarsene altrimenti i miei incrociatori vi disintegreranno. ”

Karola era ancora più sconvolta di prima.

“Ma…ma…imperatore, sull’astronave ci sono centinaia di donne e bambini come può condannarci a morte certa?!”

“Senta Cosa… Ehm…Skatola, i bambini crescono e le donne partoriscono, noi qui non vi vogliamo, basta con questa astroinvasione, i pianeti della nostra federazione non posso ospitarvi tutti…anzi, si possono ma sono nostri e non vi vogliamo quindi via dai coglioni e astrobacioni!”

Le comunicazioni si interruppero lasciando la Capitana esterrefatta, non poteva credere alle sue orecchie. Tanta ignoranza e così tanta perfidia le facevano ribollire il sangue.

Non ci pensò due volte, si allacciò le cinture di sicurezza, attivò alla massima potenza tutti i reattori a disposizione e spinse i motori al massimo.

“Comunicazione a tutto l’equipaggio a bordo, qui è la Capitana Karola Rachete, la Tremiladiciotti atterrerà all’astroporto di Padanius V che loro lo vogliano o meno, tutti ai propri posti e tenetevi forte!”

L’astronave si mosse im direzione del pianeta, dai motori fuoriuscivano immense fiamme che le davano propulsione e intorno allo scafo uno scudo azzurrino di metaenergia ne proteggeva l’integrità, ma non sarebbe bastato a fronteggiare un incrociatore.

“Capitana ci sta davvero provando? Ma tutti i suoi laureoni conferiti dai suoi amici professoroni nond ovrebbero aiutarla a capire che non può farcela?

La Capitana chiuse le comunicazioni, quella voce gutturale la innervosiva, e lei doveva mantenere la calma. L’astroporto distava solo qualche migliaio di Chilometri, sentiva di potercela fare.

Ci fu un fischio, poi delle esplosioni, lo scudo non resse e gran parte dello scafo si danneggiò gravemente. L’onda d’urto non distrusse l’astronave ma la spinse lontano, capace solo di andare alla deriva nello spazio.

“Capitana mi sente?”

La testa le scoppiava, ed ogni muscolo del suo corpo era indolenzito.

“Capitana se è morta me lo dice così cerco qualche altro sopravvissuto?”

Era sepolta sotto delle macerie, parti di scafo e lamiera la bloccavano.

“Mozzo Jones, stupido microcefalo muoviti a tirarmi fuori di qui!”

Non ci fu nessuna risposta eppure lei riusciva a sentirlo respirare affannosamente ad un metro da lei, appena oltre le macerie.

“Lei mi assicura di non essere un Astrozombie?”

La Capitana estrasse la pistola e sparò diversi colpi alla ceca, il laser perforò le lamiere lasciando solo dei buchi dai bordi incandescenti.

“Jones sei vivo?!”

“S-si Capitana, per poco non mi colpiva…”

“Bene Jones, perché appena esco ti voglio ammazzare a mani nude!!”

Una luce rossa lampeggiante accompagniata da un allarme li interruppe.

“ATTENZIONE, ATTENZIONE IMPATTO IMMINENTE!!”

La Capitana sparò ancora, riuscendo a liberarsi, non appena fu fuori corse ai resti del computer di bordo.

“Ehm…mi può uccidere lei prima dell’impatto?”

Karola stava armeggiando col computer nervosamente, premeva i tasti con estrema velocità.

“Jones qui nessuno morirà per il momento, stiamo per fare un atterraggio d’emergenza su un pianeta abbandonato da centinaia di anni…”

Jones tirò un sospiro di sollievo.

“E come si chiama questo pianeta?”

La Capitana lo guardò con aria truce.

“Terra.”

Serie: ITALIAN SPACE STORY - Previsione totalmente accurata del futuro basato sul nostro presente.


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni