In fuga dal passato 

Serie: AURA


Quando nonno Moss raccontava di come tutto fosse iniziato, sembrava non ci credesse nemmeno lui: “Una pietra gialla! Vi rendete conto? Pensavo fosse una pietra gialla!” diceva, con l’autoironia che lo contraddistingueva, tra una risata e l’altra. Aveva sempre avuto un talento naturale nel catturare l’attenzione delle persone attorno a lui grazie al suo sorriso contagioso e al suo grande carisma. Mio papà mi diceva sempre che avevo ereditato il suo magnetismo che, unito ai miei occhi ambrati, mi faceva somigliare ad un gatto, capace di sedurre chiunque per ottenere ciò che vuole. 

Eppure, adesso, dal sedile del treno per Hirundo, mi sentivo tutt’altro che come mio nonno – lui era sempre impeccabile, ottimista. Invece, io e i miei capelli crespi, il mio corpo magro rintanato all’interno della felpa di mio padre, gridavamo disperazione. Sicuramente, però, io e lui avevamo una cosa in comune: la perseveranza e il desiderio di libertà. Nonno Moss era stato inarrestabile nella sua ricerca di pietre preziose, specialmente del tanto agognato opale nero, e io lo ero nella mia ricerca di vendetta. In quel momento, però, essere una nomade mi faceva sentire tutt’altro che libera – mi sentivo anzi costretta a scappare, legata da un filo invisibile al sindaco, al cadavere di mia madre impiccata in cucina, all’addome perforato di mio padre. Tutta la fortuna che aveva accompagnato mio nonno si era polverizzata insieme al suo corpo nel forno crematorio, una volta morto in circostanze talmente dubbie da ossessionare mio padre al punto da farlo impazzire.

A trentanove e quarantadue anni, Moss ed Aaron avevano ormai costruito attorno a sé un impero, ma i riflettori splendevano con più insistenza soltanto attorno a Moss, il “Re Mida” di Feckley che infiammava gli animi dei contadini più poveri, incitandoli a non arrendersi mai, perché li avrebbe aiutati a sconfiggere la fame, quella che aveva provato sulla sua stessa pelle. Forse era proprio questa capacità di entrare in empatia con il ceto più umile a renderlo così importante agli occhi disperati del popolo di Feckley.

Dall’altra parte, invece, Aaron continuava a rinnegare le sue origini, preferendo il legame con gli alti ranghi.

Posato, freddo e calcolatore l’uno, e carismatico, determinato ed entusiasta l’altro: due fratelli che rappresentavano esattamente i lati opposti della stessa medaglia.

Nonostante queste enormi differenze, decisero finalmente di intraprendere la spedizione per il Lighting Ridge alla ricerca dell’opale nero. Anziché essere la svolta della loro prestigiosa carriera, fu l’inizio della fine. Moss fu ritrovato morto in condizioni pietose, precipitato durante le ricerche da un burrone, con una bottiglia di scotch in mano.

Aaron e Jovic Malovic, un altro geologo che li aveva accompagnati in Australia, dissero alla stampa che Moss si era lasciato andare con l’alcol perché troppo esaltato dall’idea di trovare l’opale nero e, di conseguenza, di guadagnare tantissimi soldi. 

Mi ricordo ancora la foto sul giornale che mio padre costudiva con una bramosia inquietante: da un lato la foto di Moss, prono, con gli occhi sbarrati e il viso in una pozza di sangue, dall’altro Aaron e Jovic, con in mano l’opale nero.

“Guarda come sorride Aaron” ripeteva mio padre come un mantra, gli occhi iniettati di sangue fissi sulla foto. “Guarda come sorride. Non sta piangendo il fratello morto. Guarda il suo sorriso falso, falso come lui, brutto bastardo” ringhiava, sbattendo poi il giornale a terra.

“Sono molto addolorato per la morte di mio fratello Moss, ma una personalità narcisistica si sa, non è mai sinonimo di sanità mentale. Sono contento, quindi, che l’opale nero sia finito in mani sicure anziché in quelle di un pazzo” – mi ripetei in testa la dichiarazione di Aaron alla stampa, che negli anni avevo imparato a memoria per le tante volte in cui mio padre la riproduceva sul televisore di casa.

Papà.

Nodo in gola. Mi scivolò una lacrima sul viso.

Stazione di Hirundo, capolinea del treno. I passeggeri sono pregati di scendere.

La voce meccanica del treno mi riportò alla realtà del mio presente.

Tirai su con il naso per aspirare i demoni che cercavano di uscire dagli antri più nascosti della mia anima, ricacciandoli di nuovo dentro di me, al buio e al freddo.

Raccattai le mie cose e scesi dal treno, guardandomi intorno per capire come orientarmi.

Hirundo era conosciuta come “la città delle rondini” – la capitale della contea di Kuwey era infatti famosa per essere il principale ritrovo primaverile di questi piccoli uccelli migratori e, allo stesso tempo, era la meta prediletta da viaggiatori provenienti da ogni parte dell’isola. Si diceva che Hirundo fosse la città giusta per capire come indirizzare la propria rotta. Decisi di crederci. 

Serie: AURA


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Discussioni

  1. “Tirai su con il naso per aspirare i demoni che cercavano di uscire dagli antri più nascosti della mia anima, ricacciandoli di nuovo dentro di me, al buio e al freddo.”
    Questo passaggio mi è piaciuto