Cappio (Attimi – 4)

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Attimi - Capitolo 4

Era in viaggio da un quarto d’ora quando fu costretto a fermarsi sul ciglio della strada. Le prime gocce di acqua iniziavano a battere sul parabrezza appannato. Una foschia aveva iniziato a risalire il lago, depositandosi a qualche centimetro dalla sua superficie. Veniva da sud, e sembrava portatore di notizie ambigue.

Non potevano esserci più di cinque gradi, eppure Samuele faticava a respirare, e nell’abitacolo la puzza di sudore era diventata insopportabile, nonostante il riscaldamento al minimo. La strada da Limone fino a poco prima di Gardone era stretta; alla sua destra le pareti rocciose di monti, alla sinistra un dirupo che terminava nelle acque gelide. Sapeva che dopo la seconda interminabile galleria ci sarebbe stata una piazzola di sosta.

Sforzandosi di non finire contro la roccia e di rimanere nella corsia di destra, estrasse il telefono dalla tasca del giubbino e tra un’occhiata alla strada e una scalata di marcia compose il numero di sua madre.

3, 6, 1…

Dai tre specchietti retrovisori giunse un bagliore, accecante nonostante fosse ancora giorno. Samuele guardò alle sue spalle, e vide due cerchi enormi di luce posizionati all’altezza del lunotto posteriore. Un suv gli stava alle calcagna – non più distante di trenta centimetri.

9…

Il cuore gli martellava il petto. Gli sembrava di dover sforzarsi per compiere l’atto solitamente involontario della respirazione. Espira. Inspira. Un’altra volta, bravo così!

Il suv non accennava ad allontanarsi. Samuele sentì la rabbia montare dentro di sé.

“Sto andando a venti oltre il limite, che cazzo ti passa per la testa?” urlò a nessuno. Abbassò il finestrino e sventolò il dito medio nell’aria gelida. Dal suv partì un colpo di clacson che lo fece sbandare. La distanza con la sua Panda si ridusse a un massimo di venti centimetri.

“Ti faccio vedere io” disse Samuele digrignando i denti, e pestò il pedale del freno ma non come si è soliti fare in situazioni simili, ovvero sfiorando il freno per far accendere le luci posteriori. Samuele vide la lancetta del tachimetro passare da 70 a 50 in meno di due secondi. Afferrò con decisione e attese lo schianto sul retro dell’auto.

Forse il conducente del suv aveva intuito la sua mossa, forse si trattò di semplice fortuna. Il suv frenò contemporaneamente aumentando la distanza. Nessuno schianto. Dopo un paio di curve il suv lo sorpassò strombazzando, scomparendo in una nuvola di fumo nero.

Samuele si affrettò a comporre il numero di sua madre. In mezzo alla nuvola del fumo di scarico del suv gli era sembravo di vedere qualcosa. Ora la nuvola si era dipanata, ma quell’immagine gli era rimasta impressa. La vedeva ancora davanti a sé. È la tromba delle scale a casa di mamma pensò. La sua mente ora sbandava senza controllo da un ricordo all’altro, e tutto si collegò come in una bacheca di un detective. I flaconcini di pillole sul comodino, le bottiglie di vodka vuote. Lui che entra in bagno e trova sua madre nella vasca da bagno, lo sguardo vuoto e l’asciugacapelli in bilico sul bordo di ceramica. All’improvviso vide il bambino stilizzato dipinto nel cartello alla spiaggia. Era simile, ma gli differiva per un piccolo particolare: la testa del bambino era per metà sotto il livello dell’acqua.

Compose i numeri restanti.

1, 5…

“Porca puttana!” esclamò portando entrambe le mani sul volante e sterzando a destra per evitare lo scontro con un’auto proveniente dalla direzione opposta. Lo specchietto laterale urtò quello dell’altra vettura, richiudendosi di scatto. Il telefono gli cadde tra i piedi, ed era sul punto di azionare le quattro frecce e fermarsi, se una piazzola di sosta non fosse apparsa dietro la curva.

Posizionò il cambio in folle e indugiò guardandosi le mani tremolanti. Si liberò del giubbino, poi istintivamente abbassò lo sguardo sui piedi. Il telefono era incastrato sotto al pedale della frizione, il display ancora acceso e il numero composto a metà. Si chinò a raccoglierlo e compose le ultime cifre.

4, 8, 1, 3…

Rimase ad ascoltare la linea, e ogni volta che iniziava un segnale acustico si aspettava che venisse interrotto dalla voce di sua mamma. Arrivarono il quinto, e il sesto squillo. D’istinto guardò a sinistra; al posto dell’acqua del lago c’era uno strato di nebbia denso come zucchero filato. Sullo sfondo bianco vide ancora le scale, ma questa volta c’era qualcosa di diverso. Dal piano superiore pendeva una corda. In fondo ad essa c’era un cappio.

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


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Discussioni

  1. Questa corsa in macchina alza la tensione a mille e concentra l’attenzione del lettore su Samuele. Dentro quell’abitacolo si sentono l’ansia e la frustrazione. Il lago fa da compagno di viaggio e presenza sinistra e silenziosa. Il finale è da brividi.

  2. Questo episodio è intriso di un’atmosfera surreale ancora più del precedente. Notevole come avvenimenti che in una normale situazione non avrebbero nulla di speciale, sono resi adesso con grande significato per via dei sentimenti di Samuele, come le visioni nella nebbia ad esempio.

  3. Bravo, Nicola. Mi ero perso il capitolo precedente, sono entrambi ben scritti e intensi. Passi dalla malinconia all’ansia tenendo inchiodato sulla serie chi ti legge.

  4. Ho letto gli ultimi tre episodi insieme. Un’atmosfera di tensione che sale e culmina con questo finale sospeso…molto bella l’immagine stilizzata del cartello. Ci accompagna nella lettura e suona come un presagio.

  5. Ciao Nicola, un altro capitolo intenso. L’ansia è davvero tanta, forse perché descrivi così bene la scena e tutte le sensazioni di Samuele che sembra di essere lì con lui. Peccato dover aspettare per la conclusione, ti faccio tantissimi complimenti!

  6. Se volevi far salire la tensione, come tu stesso dici, ce l’hai fatta. Trovo molto bella la scansione lenta e inesorabile del numero di telefono, il filo conduttore dell’episodio.

  7. Il mio ottimismo in questi giorni sta vacillando e la tristezza che permea questo tuo bel racconto mi da la certezza che è meglio se mi prendo una pausa, sia nel leggere che nello scrivere. Comunque bravo Nicola. Tornerò.

    1. Ciao, Nicola! Felice di aver centrato l’obiettivo 😉
      La mia idea era di far provare una leggera e velata tensione nei primi due capitoli, farla aumentare nel terzo e portarla al massimo nel quarto; spero di essere riuscito anche in questo.
      Per l’ultimo capitolo, ti chiedo di portare pazienza: mi sto sforzando di rispettare i consigli della redazione sulla frequenza delle pubblicazioni (cosa che condivido perché siamo in tanti qui su EO)!