Carne da macello

Serie: Trenta secondi alla mezzanotte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Aiden e Lauren iniziano a sospettare del fatto che qualcosa di orribile stia per accadere a loro e a tutte le persone che abitano quel continente: non hanno torto.

– Quanto tempo ci rimane? Chiese all’improvviso Aiden, voltandosi col volto verso di lei, senza alcun tipo di ironia nella voce.

Lei fece spallucce e strinse a sé Lily che aveva preso a giocare da sola con due peluches sonori.

– Non credo molto tempo, amore. Ci stiamo avvicinando inesorabili alla fine della partita e tutti si comportano come se avessero vite extra da vivere, noi compresi.

Stavolta fu Aiden a lasciarsi andare ad un sospiro, accarezzando nuovamente il tatuaggio con l’anulare sinistro. Tornò a guardare attraverso la finestra e vide i droni e gli elicotteri farsi sempre più fitti nel cielo, soprattutto a bassa quota. Anche in strada i mezzi militari erano aumentati in maniera esorbitante ed egli poté notare che si trattava sempre di mezzi grandi come camion, autocarri e furgoni. Aguzzò lo sguardo e notò che qualcuno di loro stava sfondando le porte di alcune abitazioni e poco dopo uscivano puntando i fucili dietro alle schiene sia di ragazzi giovani che adulti.

– Amore, hai sentito quello che ho detto – chiese Lauren, alzandosi per raggiungere Aiden alla finestra. Non era infastidita dalla sua mancanza di attenzione, anzi voleva vedere a sua volta che cosa avesse catturato la completa concentrazione dell’amato, ma sebbene al momento fosse tranquilla, più si avvicinava alla finestra e più quella spiacevole sensazione che si portava dietro dal suo sonno tormentato, cresceva in maniera spropositata.

Ed il suo istinto era completamente nel giusto.

– Prendi Lily e andiamocene. Vogliono mandarci al macello – rispose lui, coi battiti del cuore che poteva sentire chiaramente arrivare a pulsare nel centro del cervello, fino all’ipotalamo per quanto era in tensione in quegli istanti.

Lauren si portò ambo le mani a coprire la bocca, come a voler coprire un urlo silenzioso, poi si aggrappò al braccio di lui e iniziò a sussurrargli, con evidente frustrazione e panico nella voce.

-No, tu non andrai con loro. Non ci andrai, Den.

Prese il suo viso tra le mani ed egli la guardò deciso, come a cercare di darle forza.

– Amore, andiamocene. Questo è un quartiere abitato da molta gente, magari riusciamo a…

– Ti ammazzeranno se ti vedranno scappare. Magari ammazzeranno anche me e Lily! – esclamò Lauren, continuando a tenere stretto a sé il braccio di lui come se fosse l’unica cosa a tenerla ancorata al filo della ragione che si stava facendo sempre più sottile ad ogni secondo che passava.

– Spostiamoci dalle finestre, sbarriamo tutto. Penseranno che questo appartamento non sia abitato – ordinò lui.

Lauren annuì e fece per andare nel sottotetto a prendere la cassetta degli attrezzi, ma la piccola – sentendo la tensione di quel momento, iniziò a piangere, chiamando la madre, così ella si recò subito dalla bambina, prendendola in braccio e provando a tranquillizzarla, ma era evidente che anche nei suoi gesti di conforto vi fosse una tensione smisurata.

– Prenditi cura della piccola, ci penso io – sussurrò Aiden, dirigendosi verso la fine del corridoio, dove vi erano delle piccole scale a pioli che portavano al sottotetto.

Lei annuì e strinse a sé la bambina, quindi iniziò ad andare nelle varie stanze per tirare le tende a tutte le finestre: tempo addietro, gli appartamenti avevano anche le scure, ma per una “maggiore sicurezza” imposta dalla dittatura, erano diventate illegali da qualche anno e per sentirsi più protetti, si poteva solo optare per diversi strati di zanzariere o tendaggi pesanti che erano praticamente introvabili.

Tenendo la piccola in braccio che continuava a piangere, Lauren tornò in salotto per tirare le tende delle ultime finestre, ma un bussare feroce alla porta di casa le fece arrivare il cuore in gola in un attimo.

Proprio in quel momento, Aiden fece ritorno con la cassetta degli attrezzi che fece cadere a terra e sospirò, rassegnato.

– Posso tenere la nostra piccola per un’ultima volta? – chiese lui, dispiaciuto, come se in qualche modo, fosse colpa sua per quella situazione.

Lei annuì e con gli occhi già lucidi, portò la figlia tra le braccia del padre che strinse a sé con affetto smisurato, andando ad affondare il viso nei suoi riccioli scuri che odoravano del sapone alla fragranza di vaniglia con cui l’aveva lavata un’ora prima.

– Apriamo la porta, amore. Non mettiamo a rischio nostra figlia per me.

Lei singhiozzò, andò a stringere un braccio dell’amato e con le lacrime agli occhi, si fece forza ed insieme aprirono la porta che nel frattempo, aveva continuato ad essere scossa dal continuo bussare.

– Oh ma guarda, i porci grufolano alla porta di casa mia – disse lui nel vedere tre uomini in mimetica imbracciare dei fucili d’assalto.

Lauren si morse forte il labbro inferiore, guardando spaventata l’amato, chiedendosi cosa diavolo stesse dicendo e soprattutto, come facesse egli a rimanere così stoico in un momento del genere: lui aveva sempre portato fiero il proprio orgoglio, anche quando era a capo di movimenti con migliaia di persone da motivare ed in quelle situazioni lo aveva visto commuoversi, farsi prendere dal panico, crogiolarsi nell’indecisione e nella paura, ma mai prima di quel momento, ella lo aveva visto così determinato e spavaldo di fronte a coloro che con tutta probabilità, lo avrebbero trascinato nel tritacarne che sarebbe stata la guerra.

– Aiden… – lo ammonì lei in un sussurro, impaurita, pregandolo con lo sguardo di fare attenzione, ma non muovendosi di un solo passo, rimanendo accanto a lui con decisione. Lui le scoccò un sorriso veloce, poi affilò lo sguardo nel sentire uno dei tre sconosciuti parlare.

– Questo è un reclutamento di massa.

– Fin qui ci arrivavo anche io – rispose Aiden, sbeffeggiando il militare che gli aveva rivolto la parola.

– Rispondi al nome di Snowson Aiden? – chiese l’uomo in divisa, mantenendo un tono di voce deciso, perentorio.

– Che ve ne fate di nomi e cognomi se siamo carne da macello? – rispose lui, tenendo la sua posizione e non cedendo di un passo, incrociando le braccia.

Serie: Trenta secondi alla mezzanotte


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Molto interessante: Il distopico che mi piace! In tre episodi sei riuscito a far lievitare l’interesse partendo con un tipico quadretto familiare pieno di amore per poi gettare, qua e la, preoccupanti indizi fino a sconvolgerci con l’arrivo dei militari. Apprezzo e attendo! 👏👏👏

    1. Salve Giuseppe, grazie per aver commentato! Lo ammetto, sono amante dei racconti che mettono suspance e delle novelle di Philip K. Dick che ha quel modo di fare “show, don’t tell” nell’ambito distopico. Verrai certo a sapere di più in merito al passato di Aiden e Lauren, ma per il momento, mi taccio e ringrazio per aver speso queste parole per la mia storia che scaldano sempre il cuore.