Casa

Serie: L'INCIDENTE

Quando ripresero i sensi, si trovavano all’aperto. Sulle prime non riuscivano a muoversi, per il tanto freddo. Erano congelati. Giacevano riversi, con la faccia nella neve, ancora non del tutto consci. Si strinsero l’uno all’altro, in un abbraccio, per sentire meno freddo. Si guardarono attorno. Erano alle porte del paese, ma come ci fossero arrivati, non avrebbero saputo dire. Comunque non avevano niente di rotto. Si misero in piedi e camminando lentamente, un po’ zoppicando, entrarono in paese. Tutto, anche la piega del vento, era come lo avevano lasciato la sera prima.

Era l’ora in cui si esce dalla casa dell’amante, come ladri, e l’aria impersonale della strada solitaria caccia via dalla pelle il calore del corpo che si è appena lasciato. Ma in quel paese nessuno aveva amanti dalle cui case uscire come ladri, e le strade erano vuote, a parte i due ragazzi.

Stanchi e senza forze, non se la sentivano di proseguire. Anche se ormai distavano pochi isolati da casa, alla vista di un portone si fermarono.

“Riposiamoci un po’. Ti va?”

“Sì. Riposiamoci un po’.”

“Tanto non c’è fretta.”

“Non c’è nessuna fretta.”

Andarono a sedersi sui gradini del portone. Si guardarono attorno di nuovo. Le case silenziose, le finestre chiuse. La pace eterna di quel luogo sembrava loro ciò che, pur senza saperlo, avevano sempre desiderato. E adesso era lì a portata di mano, era sempre stata lì. Erano loro, che prima stavano altrove. Ma adesso erano tornati.

“Siamo tornati,” disse uno dei due.

“Siamo tornati,” rispose l’altro.

Intanto, poco lontano dal paese, la macchina che per tutta la notte era rimasta schiacciata contro il palo, chissà come aveva ripreso a camminare. Le ammaccature quasi non vi si riconoscevano più. Era stato un lavoro ben fatto. All’interno della macchina, un uomo era alla guida, e una donna gli sedeva accanto. Non avevano voglia di fare commenti: per loro era stata una notte di lavoro come un’altra.

“Non avevo mai fatto il sorvegliante di un centro commerciale, prima,” disse l’uomo.

“E io non avevo mai baciato due uomini diversi, la stessa notte,” rispose la donna.

“Diciamoci la verità, in fin dei conti questo lavoro dà le sue soddisfazioni.”

“Non lo so. Io preferirei lavorare in un teatro normale, come un’attrice normale.”

“Dammi retta, questo è il futuro.”

“Sarà. Dove siamo diretti adesso?”

“Al paese degli uomini sordi.”

“E perché?”

“Si sono messi in testa di organizzare un concerto.”

Serie: L'INCIDENTE
  • Episodio 1: Strada
  • Episodio 2: Neve
  • Episodio 3: Stelle
  • Episodio 4: Soldi
  • Episodio 5: Scale
  • Episodio 6: Casa
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Ciao Dontry, un finale degno della serie. Un colpo di scena vero e proprio! Incuriosisce il ruolo di questi teatranti, qual è il loro compito? Si aggirano in dei mondi paralleli per uno scopo? Insomma, invece di appagare il mio appetito hai messo altra carne sul fuoco 😀

      1. Onorato del tuo apprezzamento, grazie! 🙂

    2. Ciao Riccardo, la conclusione mi ha lasciato a bocca aperta, un vero colpo di… teatro???! La realtà che si fonde col teatro e, inconsapevolmente, diventa essa stessa una grande opera teatrale. Una storia dai risvolti inquietanti e surreali che dà spunti per riflettere: nella realtà è davvero tutto vero? Indossiamo delle maschere? Dove finisce la verità e inizia il gioco di maschere? Racconto che incuriosisce e appassiona nel complesso e ben architettato, a mio modestissimo parere! Un saluto, alla prossima!