Caterina e Lorenzo
Serie: Caterina
- Episodio 1: Caterina
- Episodio 2: Caterina e Lorenzo
STAGIONE 1
Il ruscello mormora più del solito, dopo il temporale che lo ha riempito di sé, mentre la corriera, che unisce il paese alla città di fondovalle, percorre stretti tornanti e le gallerie scavate sotto la montagna.
Il lungofiume è pieno di vetrine addobbate in modo ammaliante per invogliare a spendere ciò che non vorresti e a comprare ciò che non ti serve. La città è rumorosa, piena di persone in movimento frenetico, come robot talmente assorti nel raggiungere un obiettivo preciso da non badare agli altri.
Caterina arriva in biblioteca dopo una decina di minuti di cammino sull’asfalto irregolare della strada e i marciapiedi affollati.
È lì per reperire materiale sulle rappresaglie dei tedeschi contro la popolazione civile, durante l’ultimo conflitto mondiale. Lo zaino, all’inizio magro, si riempie di fotocopie, divenendo grasso e pesante.
«Ciò che hai da imparare è un peso che diventa leggero quando ti entra nella testa», si dice, complimentandosi per quel pensiero, mentre aspetta l’arrivo della corriera che la riporterà a casa.
La fermata della corriera è un gabbiotto di plastica dura, aperto sul davanti e pieno di scritte. Per ingannare l’attesa comincia a leggerne qualcuna, quando le si affianca la MiTo rossa.
«Ciao. Cosa ci fai qui?» le chiede Lorenzo, con voce accattivante.
Una vampata di rosso le assale il viso e diventa ancora più intensa quando lei se ne accorge.
«Sono stata in biblioteca, per una ricerca» risponde, cercando di riprendersi dall’imbarazzo.
«Non è che studi troppo e mi diventi una di quelle secchione che per sapere tutto non fanno altro che studiare?» Le sorride con la fossetta sul mento che lo rende ancora più affascinante. «Stai, aspettando la corriera?»
«Sì.»
«Dai, salta su che ti do un passaggio!»
«Torni su anche tu?»
«Sì, adesso sì.»
«Io posso prendere la corriera…»
«Tranquilla. Mi fa piacere.» la rassicura, allungandosi all’interno dell’abitacolo per aprirle la portiera lato passeggero.
«Come mai non metti la musica?» gli domanda, sperando che lo faccia, così da non sentirsi obbligata a parlare, magari in modo inopportuno.
«Tranquilla. La musica mi distoglierebbe dalla tua presenza» le confida, sorridendo di nuovo.
«Beh, non ci sarebbe niente di male.»
«Scherzi? Lo sai che sei una bella ragazza? E non solo bella, ma si vede che sei anche intelligente, sai?»
«E da cosa si vede?» chiede timidamente.
«Ma dai, lo sai benissimo che lo sei.»
«Beh, so che non sono una scarpa da buttare» ammette, cercando di rilassarsi.
«Diciamo che sei una scarpa tacco dodici con la punta di diamante» controbatte il giovane, fiero di quella battuta che pensa gli sia riuscita bene.
«Sei troppo buono» si schermisce la ragazza, apprezzando il senso di quella frase.
«È la realtà. Sapessi quante ragazze, seppure carine, scopri che sono sciocche, non appena le senti parlare.»
Durante il viaggio, Lorenzo si interessa di lei. È curioso, ma non invasivo, e sembra sincero nel complimentarsi per quanto lei sia matura e riflessiva.
Caterina è lusingata dall’essere apprezzata da un ragazzo più grande di lei. È pervasa da una sensazione di benessere tale che se avesse dei poteri magici, li userebbe per spostare il paese più avanti, così che si allontani, invece di avvicinarsi sempre di più, chilometro dopo chilometro.
È da qualche giorno che Caterina si sporge dalla finestra della sua camera, ogni volta che sente il rombo della MiTo sfrecciare lungo il viale. Dopo l’ultimo incontro non si sono più parlati, lei e Lorenzo. Ma lui è così presente nei suoi pensieri che si chiede come possa una persona appena conosciuta mancarle tanto.
Come cavallette in ordine sparso, gli studenti si catapultano all’uscita della scuola, non appena la campanella comincia a vibrare alla fine dell’ultima ora. Salutati i compagni, Caterina attraversa la piazza della chiesa e imbocca
la stretta via che declina verso lo stradone di casa, quando Lorenzo le va incontro con il suo sorriso migliore e con un’orchidea rossa fasciata in un foglio di plastica trasparente.
«Cosa ci fai qui?» È stupita, ma contenta.
«Pensavi mi fossi dimenticato di te?» Le porge il fiore. «Tieni, è per te.»
«Grazie!» La sua voce ha un tremolio dovuto alla commozione.
«Beh, me lo merito un bacio?» Lorenzo, avvicina il viso a quello di lei. Caterina si indirizza verso la sua guancia, ma lui le cambia destinazione, sicché le loro labbra si toccano, morbide e carezzevoli. Ma devono staccarsi subito per lasciare il passo ad una vecchietta con il trolley della spesa.
Passata la signora, Lorenzo si riavvicina a Caterina per riprendere con più ardore il bacio incompiuto, sopraggiunge però Lisa, una sua compagna di classe, a vanificare le sue intenzioni.
Lisa è simpatica e piena di energia, anche se non bada agli altri, perché distratta dai chili di troppo che, non potendo nascondere, ostenta per convincersi che non siano un problema.
Lorenzo rimane infastidito da quella presenza, ma lo nasconde dietro il solito sorriso. Scompigliati ormai i piani, decide di accomiatarsi dalle due ragazze.
« Ora devo andare: ho lasciato l’auto dal meccanico per il controllo dei freni.»
Lisa a parte, è stato un bacio tenero; un bacio che è rimasto sulle labbra di Caterina. Un bacio che continua ad assaporare e che si trasforma, prende sfumature nuove, diverse, ma tutte meravigliose.
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