
C’è anche la mafia
«Non è possibile!».
Luca non era contento, era affranto, aveva paura.
I commessi intorno erano mortificati. «Mi dispiace» disse uno di loro. «Ma quando è così… è così».
«Già, è così». Luca si gettò a sedere dietro la cassa e stette a pensare.
Aveva aperto quel negozio di abbigliamento di lusso dopo tanto studio e tanti sacrifici, adesso non poteva succedere, perché a lui?
“Una banda di malviventi farà un un colpo stanotte” gli aveva comunicato via whatsapp un suo dipendente, e Luca era rimasto sorpreso: così era tornato in fretta in negozio dal pranzo e aveva voluto sapere. «Come fai a esserne certo?» disse allora, dopo essersi ricordato quelle parole.
«Ho visto dei movimenti strani… ho riconosciuto uno di loro. È Pietro, un brutto ceffo del mio quartiere».
«Chiamiamo la polizia» suggerì uno dei ragazzi.
«No, non interverrebbe. O forse sì, farebbe qualcosa ma i rapinatori si spaventerebbero e non farebbero più nulla… poi ci riproverebbero fra qualche mese e nel frattempo la polizia ci avrà dimenticati». Luca scosse la testa. «No, ho io un’idea migliore».
I suoi ragazzi lo guardarono con interesse e Luca reindossò la giacca e uscì fuori. Gli bastò fare poche decine di metri e fu in un bar del quale sapeva chi era il suo padrone. Chiese: «Vorrei parlare con don Romeo».
Il barista lo guardò con sufficienza. «E lei chi è?».
«Un amico di lunga data…» dichiarò con sicurezza.
«Ah, sì?». Era scettico.
«Ho fatto il corso di laurea con don Romeo, eravamo nella stessa classe, alla Bocconi. Ci siamo laureati nel 2012».
Il barista annuì e Luca, sotto sotto, sorrise: aveva fatto centro. «Sì, un attimo che lo chiamo. Si accomodi».
Luca gli diede ascolto e dopo cinque minuti arrivò don Romeo. Più tempo passava, più rassomigliava a Mattia Sbragia, si rese conto Luca.
Don Romeo allargò le braccia. «Luca, qual buon vento!». Si sedette.
«No, non è proprio buon vento. Ho bisogno di te».
«Mi farebbe piacere aiutarti, cosa succede?».
Luca gli disse tutto.
***
Quella notte Luca rimase in negozio. Era ombroso e lugubre, quel posto. Se di giorno venivano esponenti della buona borghesia con l’idea di annegare i dispiaceri nello shopping, adesso tutto gli faceva paura.
Ma si fece forza.
Verso mezzanotte la saracinesca iniziò a gemere e Luca vide delle macchie di luce flebile. Strinse i denti, strinse i pugni, e fece un cenno di assenso a don Romeo e i suoi uomini.
Non appena i rapinatori ebbero creato un varco adatto perché si potessero intrufolare come ratti, fecero così ma gli uomini di don Romeo spianarono le pistole allungate dai silenziatori.
Erano quattro i ratti e don Romeo gridò: «Fuoco!».
Le pallottole grandinarono sui malviventi uccidendone uno, due, tre… il quarto alzò le mani. Disperato gridò: «Don Romeo, sono Pietro, un vostro uomo».
Con le torce accese, gli uomini avanzarono e don Romeo prese per il mento quel tipo. «È vero, sei il mio attore di punta».
«Ma… don Romeo, chi se ne importa se è un pornoattore!» protestò Luca. «Mi stava per rapinare…». Si ricordò che quel Pietro era stato citato da un suo dipendente.
«Ed è anche un mio sicario, se è per questo. Sicario, spacciatore, ricettatore… e per ultima cosa pornoattore». Don Romeo scosse il capo con quel suo volto che proprio ricordava Mattia Sbragia. «No, non mi piace. Senti a me, amico, vattene e lascia questo negozio per sempre sennò ti sparo nelle palle».
«No, no, certo che non voglio che succeda. Me ne vado eccome… subito!».
Don Romeo annuì fiero di se stesso e pure Luca lo fece: era contento di essersi rivolto alla mafia. Gli uomini di don Romeo ridacchiarono.
Poi don Romeo si volse a guardarlo. «Sai, Luca, devi saldare un conticino con me…».
«Conticino? Che conticino?».
«Guarda, pagami un bel po’ di soldi o ti metto una bomba in negozio» rise.
Luca, più che sorpreso, si ritrovò a essere inorridito.
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Già, affidarsi in cattive mani per evitarne altre non è una buona soluzione
E’ vero. Grazie Micol e alla prossima!
Scorre. Scrivi bene! Ciao, Kenji. Un abbraccio.
Grazie Cristina e buona notte!
Comunque ho deciso di dare questo finale perché non volevo esaltare la mafia
Ciao Kenji grazie per aver partecipato al LAB di questo mese col tuo racconto.
Un monito a tutti quelli che pensano di poter risolvere i problemi con altri problemi 🙂
Bravo
Grazie Alessandro! 🙂
Infatti sì, ho messo questo finale perché non volevo esaltare la mala.