
C’è Teresa che aspetta
Teresa ha sessantasette anni e la trovi tutte le mattine al bar, puntuale come un orologio svizzero. È vedova, il marito è morto parecchi anni fa, così lei vive da sola, dentro l’appartamento, nella palazzina in cortina gialla, tirata su per i figli. Ma i figli, adesso, sono grandi, sposati, hanno gli affari loro e ogni tanto, se riescono, la vanno a trovare. Quando arriva, ovviamente, te ne accorgi subito, perché ti si piazza davanti senza chiederti nemmeno scusa, incrocia le braccia e con gli occhi di ghiaccio, fissa il monitor appiccicato alla parete. E aspetta. Aspetta qualcosa che deve arrivare, e, generalmente, quello che deve arrivare sono numeri. E i numeri sono belli. Non tutti, certo, ci sono anche quelli brutti, per carità, ce lo ha spiegato lei, che di queste cose se ne intende. Teresa, un bel giorno, ha capito che il mondo così com’era non andava affatto bene. E, allora, ha cominciato a separare quello che le piaceva da quello che non le piaceva, quello che funzionava da quello che non funzionava; i numeri buoni, da una parte, e i numeri cattivi, dall’altra, proprio come fa un dio dentro la sua Genesi. E fu sera e fu mattina… Primo estratto. E fu sera e fu mattina… Secondo estratto. E così via, fino alla fine. Il suo Eden si trova alla periferia di una grande città. Un quartiere mezzo sgarrupato, anzi, una borgata, dove, gira che ti rigira, si conoscono tutti. E, infatti, tutti la salutano, quando mette piede nel locale. Qualcuno le offre addirittura il caffè, ormai, si può dire che è di casa. Talmente di casa che non è che lei perde tempo per sistemarsi prima di uscire, alla mattina. Capita, certe volte, che te la vedi sbucare dal nulla con la vestaglia, le pantofole e un mollettone rosa gigante in testa, a raccogliere i capelli. Ti fa prendere un colpo, perdinci. Però, poi, si mette lì, buona buona, e aspetta. A guardarla bene sembra una ragazzetta, al suo primo appuntamento. Se succede, ad esempio, che l’innamorato non si presenta, non è che si scompone o si arrabbia o pensa ma guarda te questo che razza di scostumato. Non gliene frega una mazza. Lei è testarda, è capocciona, sa che la battaglia si può perdere, ma non la guerra. E aspetta, perché questo treno, prima o poi, addà passà. Io, quando capita che sto lì, nel negozio, me la gusto, come un bambino. Sono pazzo di lei. E mi succede una cosa strana. Ad un certo punto, non vedo più la tazzina e il cornetto che tengo con l’altra mano, non vedo più il barista, la cassa e i gratta e vinci appiccati in aria come salami, vedo un’arena immensa, stupenda, sconfinata. Un’arena medievale con i vessilli spiegati al vento, i tamburi rullanti, le trombe, le dame e i cortigiani. Vedo gente che urla, calici alzati al cielo. Una bolgia infernale. E nell’arena c’è Teresa con l’armatura addosso, che sta su un destriero tutto bardato, s’abbassa la visiera e va al galoppo, sfidando un altro cavaliere. Poi, mi stropiccio gli occhi e l’arena non c’è più, è sparita, invece, Teresa sta sempre là, solo che adesso, è diventata un magnifico torero. Lei fiera, con il petto all’infuori, una mano dietro la schiena e l’altra che tiene il drappo rosso, fissa il toro, che si muove nervosamente, che scalcia, scalpita e sbuffa, ma lei non batte ciglio, impassibile, sicura, indomita, immobile come una statua, con due bei baffi neri dritti e orizzontali come coltelli. E il toro la punta, corre verso di lei, tra la polvere che si alza e la folla che sbraita, ma Teresa aspetta. Lo ha detto pure al sottoscritto, una volta, mi si è avvicinata e mi ha confessato a bassa voce che lei vuole innamorarsi sempre e non amare mai, vuole restare col fiato sospeso e sentirsi eterna. Immortale. Però, adesso, è tardi e il caffè è pronto, già da un po’, sta sul bancone, sul piattino di coccio, che aspetta, pure lui, sennò diventa freddo e freddo a Teresa gli fa schifo.
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Il problema della ludopatia, che si intreccia spesso con la solitudine… Ce lo hai descritto in maniera poetica, bravo.
Bello questo scorcio di quotidianità indefinita.
Ciao Roberto e grazie per le tue parole!!!
Hai proposto l’immagine di una donna davvero incredibile e “strana”. Ma proprio perchè strana questa immagine rende l’episodio più bello e piacevole da leggere. Complimenti Alberto!! 👏
Ciao Alfredo! Grazie mille per le tue parole!!!
L’attesa è sempre il tempo dell’infinito. A me suscita sempre una sensazione ambivalente… anche di nostalgia
Ciao Giorgio, sì concordo con la tua analisi molto azzeccata e grazie per le tue parole!!!
Mi piace Teresa: una figura femminile, semplice, sognatrice e fuori dagli schemi. Mi piace il personaggio che la osserva al bar e che si incanta ad immaginarla in situazioni fantastiche. E mi piace il tuo modo di raccontare, coinvolgente e ricco di umanità.
Ciao Teresa, ti ringrazio tanto per i tuoi apprezzamenti sul personaggio che ho raccontato e sul mio modo di raccontarlo. Per me vuol dire tanto!!! Grazie mille!!!
Grazie a te; forse hai ragione a chiamarmi Teresa, in effetti mi sento un po’ Teresa anch’io, tutte le volte che non ho voglia di agghindarmi per uscire di casa, e penso “ma chi se ne frega”.
Oddioooooooooooo scusamiiiiiiiiiii M.Luisa ti chiedo veramente e umilmente scusa, me ne sono accorto solo adesso, è stato un mio errore!!! Perdonamiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Che donna, che personaggio ci hai regalato con una scrittura briosa e allegra.
Ciao Francesco, il regalo più bello lo fate voi a me con i vostri commenti e con i vostri apprezzamenti! Grazie, grazie, grazie!!!
Bella Teresa che se frega di tutti e scende in vestaglia, senza trucco e senza inganno e bello lui che ama questa donna e non la vede come una perdente, anzi! Lo immagino giovane e sensibile e mi zucchera il cuore, perché le persone che “vedono” oltre esistono e tu ce ne hai proposto una o, forse, due. Apprezzo ciò che hai scritto e come lo hai scritto. Grazie!!!❤️❤️❤️
Ciao Giuseppe, grazie mille per le tue parole, sono contento che questo personaggio sia arrivato dove speravo che arrivasse!!! Ancora Grazie!!!
Hai scritto un racconto perfetto perché sei riuscito a parlare di un argomento difficile con una delicatezza commovente. L’immagine di Teresa è quasi poetica, una Grizabella moderna, lei in vestaglia e l’altra avvolta in un pellicciotto. Un personaggio davvero intenso la cui bellezza sta negli occhi di chi guarda. Soprattutto in quelli di colui che ne racconta uno stralcio di vita, intrecciandola alla propria.
Ciao Cristiana, davvero grazie per quello che hai scritto nel commento!!! Sono veramente felice che questo racconto ti sia piaciuto, perché per me è uno stimolo importantissimo per continuare e fare sempre meglio!!! Ti ringrazio di cuore!!!