Cellulari

Serie: Servizio in camera


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il lavoro procede con metodo e si saggiano i primi strumenti. Si comincia a fare sul serio

Sul tavolino scorgo la borsetta della cliente ed il suo cellulare che squilla.

Crisalide non lo ha sicuramente sentito, intenta a saggiare l’efficacia delle mie doti di sadico torturatore.

Sfilo il cellulare dalla sua borsetta e con l’altra mano le sposto la benda.

Due bellissime perle turchesi mi osservano con intensità. È l’unica cosa che riesco ad apprezzare, lo sguardo.

Lacrime di disperazione e piacere hanno sciolto il mascara e scendono copiose ai lati del viso. Le mostro il display del cellulare, ma con un gesto di stizza mi fa capire che non le importa: non vuole interrompere questo idilliaco momento.

Che dolce, penso con sarcastico disappunto, ero convinto di averla già sconvolta ma qualcosa mi dice che dovrò impegnarmi parecchio per vedere i primi risultati.

Poggio il cellulare sul tavolino, le rimetto la benda, le salgo cavalcioni sul bacino con le costole alla mia portata.

Imprimo una certa pressione per saggiarne le costole, come uno scozzese studia la sua nuova cornamusa.

Creata la sintonia tra strumento e artista, si potrà concertare un’opera degna di tale nome.

Le mie unghie levigano quella pregiata pelle, arrossandola delicatamente e regalandole sensazioni insopportabili.

La vedo guizzare come un’anguilla che, non ancora rassegnata, cerca di sfuggire ai morsi della brace ardente.

Mi dedico a quella parte del suo corpo per un tempo infinitamente lungo fin quando, scomodo, decido di cambiare posizione: mi inginocchio all’altezza della testa, tenendo il suo capo tra le gambe, all’altezza del mio inguine.

Comincio a raspare sulle sue depilate ascelle facendola sussultare: il telefono squilla nuovamente.

Prendo il telefono, le tolgo la benda e le metto davanti il display in modo che possa leggere il nome dell’inopportuno utente.

Il suo sguardo da un messaggio contrastante, quindi decido di spegnere l’alternatore che le pizzica i piedi: le viti applicate alle piante dei piedi le danno una discreta sofferenza, ma perlomeno riesce a ragionare più lucidamente.

– Ci vuoi parlare? – chiedo educatamente.

Mi guarda spiaciuta, come voler dire che si sente in imbarazzo per quell’interruzione ma mi fa cenno di voler parlare con l’interlocutore. Slaccio la ballgag poggiandola di fianco.

La sua voce è calda e delicata.

Deve avere una risata stupenda, penso, mentre conferma a voce che vorrebbe rispondere al cellulare.

– Dovresti liberarmi almeno il braccio destro – dice lei sconsolata.

In tutto questo frangente, quel dannato aggeggio non ha smesso per un solo istante di squillare. Dev’essere veramente urgente.

Premo il tasto verde e appoggio il cellulare all’orecchio facendo in modo che il microfono sia vicino alle sue bellissime labbra.

– Mamma, mamma… dove sei finita? – urla una voce femminile dall’altro capo del telefono.

– Tesoro, che succede? Perché sei agitata?

– Mamma, voglio tornare a casa…

– Ma non siete alla festa di compleanno di papà? – Crisalide cerca di tranquillizzare i probabili pargoli, parlando in modo calmo e pacato – cos’è successo?

– Nulla. Solo la festa è noiosa e papà è tutta la sera che balla con una befana che gli si è avvinghiata attorno e ha detto che se ci annoiamo possiamo andarcene.

– Suvvia, Margot, non esageriamo. Io sono alle terme di Chianciano e non posso rientrare – risponde stizzita la donna, con un tono che non ammette repliche.

– Ma mamma… anche Clarissa vuole…

– Ascoltami: vi ho lasciato la macchina perché possiate andare dove volete qualora vostro padre… – un suono metallico fa capire che la chiamata è stata interrotta.

– Quella piccola streghetta mi ha chiuso il telefono in faccia – dice Crisalide con disappunto – riprendiamo – conclude con tono malizioso.

– Come stai? – chiedo, sincerandomi per la prima volta della salute della cliente

– Benone – risponde lei, prendendo fiato come per prepararsi ad affrontare un pericolo imminente – solo, quel dannato arnese, mi fa impazzire veramente – la sua risata mi fa capire che si è già affezionata al mio nuovo aggeggio, e che se voglio terrorizzarla devo impegnarmi maggiormente.

Poggio il telefono sul comodino, vicino, non si sa mai dovesse squillare; accendo nuovamente l’alternatore che riprende a stuzzicarle i piedi.

Stavolta le sue urla non sono ovattate dalla ballgag e mi chiedo perché ho accettato di farle mettere quella roba in bocca. Adoro il suono della sua risata

Mi siedo sulle ginocchia e prendo il suo capo tra le mie gambe; lei va in panico accorgendosi che rasperò senza pietà le sue indifese ascelle.

Comincio delicatamente a grattare sull’incavo di entrambe; le articolazioni possono muoversi abbastanza da infastidire debolmente la mia azione.

Puttana troia. Non va bene. Non deve muovere un muscolo.

Scendo dal letto e prese altre due corde, immobilizzo i suoi avambracci divaricandoli ulteriormente e tendendo le corde all’inverosimile.

– Perfetto –

È inchiodata al letto senza potersi assolutamente muovere e ribellare.

Prendo delle piume dal mio armamentario e salgo nuovamente sul letto per riprendere la posizione precedente.

Faccio scorrere lentamente quelle piume per svariati minuti strappandole delle frasi irripetibili e mi godo le sue risate, dolci e fragorose che ascolterei per settimane.

Dannazione. Questa stronza mi piace. Lugubri pensieri mi assalgono. Ma purtroppo non ho più spazio nell’agenda; devo assolutamente spaventarla: devo essere più crudele.

E mentre rifletto su cosa possa realmente spaventarla, quel dannato cellulare squillare nuovamente.

Stavolta è il marito: lo intuisco dal nickname: pezzente.

Quando legge il nome sul display, la sua esclamazione è eloquente.

Spengo per l’ennesima volta l’alternatore e le avvicino il cellulare all’orecchio.

– Cosa diavolo vuoi? – sbotta Crisalide contrariata.

– Dove diavolo sei finita? Le tue figlie ti cercano disperate.

– Ho lasciato loro l’auto per poter uscire. Possono fare quello che vogliono. Che cazzo vuoi tu?

– Ti sembra questo il modo di comportarti con le nostre bambine?

– A parte la più piccola ha vent’anni, sapevo erano invitate alla festa per i tuoi cinquant’anni e avrebbero passato la notte alla tua villa…

– Si, ma un genitore non sparisce senza lasciar traccia.

Se c’è una cosa che ho sempre odiato sono le persone che vogliono controllare gli altri: si chiamano stalker e dovrebbero avere un girone infernale personale già in terra.

– Dove sei and…

– Aahh…ferm… Taddeo, scusami un attimo… – Crisalide parla con un misto di imbarazzo – no… c’è un gatto che mi mordicchia la…- bastardamente, non ho resistito, ho ripreso a solleticarla dolcemente – fermo – Crisalide implora sgomenta, non riuscendo quasi più a parlare al cellulare.

Ora sono quindi un gatto, eh?

Il divertente siparietto mi ha dato lo spunto per una trovata simpatica, mi godo lo scherzo malefico: mi eccito a torturare una persona che non può protestare perché intenta a fare una cosa importante che richiede concentrazione.

– Ma dove sei? Perché ridi? – chiede infastidito il suo ex, credendo di essere preso per i fondelli. Mi fermo per dar modo a Crisalide di rispondere adeguatamente.

– Ma cosa cazzo te ne importa – sbotta seccata la donna – pensa alla tua festa e vai al diavolo – facendo capire che per lei la conversazione è chiusa.

– Guarda che se per caso sei… – il tono del marito diventa minaccioso.

– Fanculo. Chiudi – ordina categorica la donna, dopo aver salutato il marito in maniera alquanto colorita.

Chiudo la conversazione e poggio il cellulare sul tavolo, seppellendolo sotto una montagna di cuscini e coperte.

– Perdonami. È che…- prova lei a scusarsi.

– Non preoccuparti cose che capitano: beghe familiari – sorrido amichevolmente.

– Non volevo… – continua lei con un tono dispiaciuto.

– Non preoccuparti – le sussurro all’orecchio – il problema è che ora dovrò punirti più severamente – dico osservando i suoi occhi sorpresi e spaventati.

Serie: Servizio in camera


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Discussioni

    1. Durissimo: sono le clienti migliori e peggiori allo stesso tempo.
      Oserei dire che, se non si ha un cuore abituato alle montagne russe, è meglio starne alla larga 😀