
Centesimo Librick (Primato da primate)
«Sai che ti dico? Se hai fatto 99 librick puoi farne 100.»
«Ma non so più cosa scrivere, M.Luisa, veramente.»
«Non ti credo Fabius P., sei come un vulcano: sempre in erezione.»
«Ti ringrazio per il complimento erotico.»
«Volevo dire, ovviamente, un vulcano in eruzione.»
«Comunque non mi dispiaceva.»
«Meno male! Volevo fare una battuta delle tue.»
«C 6 riuscita: colpito e affondato.»
«Dai, che non ti manca la fantasia.»
«Neanche a te manca, sei nata Manca.»
«Manco a dirlo non ti smentisci mai.»
«ImMANCAbilmente!»
«Così mi piaci, il tuo stile è inconfondibile.»
«È stile libero, sono libero di scrivere quello che mi pare. L’italiano lascia un po’ a desiderare, a volte affonda nella sintassi, altre riemerge galleggiando in un mare di metafore, giochi di parole e doppi sensi.
I miei racconti sono come la gomma da masticare; a qualcuno piace proprio perché ti si appiccica ai denti, vorresti sputarla ma continui senza motivo a masticarla, non la puoi mangiare eppure ti piace. A scuola con un racconto scritto alla Fabius. P. verresti giustamente bocciata. Sono proprio questi difetti che, trasformandosi in pregi, creano il mio stile.»
«Raccontami come hai iniziato.»
«Ho cominciato ai tempi del covid, chiuso forzatamente in casa; mi divertivo a scrivere messaggini ironici su whatsapp agli amici. Vedendo che le idee si moltiplicavano in modo esponenziale ho investito dei soldi in un tablet, dove la scrittura è molto più agevole, le funzioni taglia, incolla, per me, che cambio idea continuamente o che mi vengono sempre delle nuove, sono indispensabili, su carta era ingestibile.
Scrivevo soprattutto battute. Poi ho scoperto questo sito dove un testo doveva contenere almeno 300 parole, così ho iniziato a scrivere storie sulle mie battute ricamandoci sopra, inserendo riferimenti musicali, storici e di attualità, non lesinando stoccate satiriche.»
«Allora non sei uno scrittore nel vero senso del termine.»
«Chi? Io? Ma figurati! Ho scoperto la mia vena ironica per caso, non avevo mai scritto niente da più di quarant’anni, dal tema della matura nel lontano ’78 quando frequentavo un “misero” Istituto Tecnico per ragionieri. Ho letto anche pochissimo perché il mio tempo libero lo dedicavo al pianoforte. Chiamarmi scrittore è un’esagerazione, mi definirei piuttosto un umorista, un funambolo o un giocoliere delle parole, che oltre a scrivere su Edizioni Open crea vignette, ne ho accumulate 1.500, tutte memorizzate nello smartphone.
Faccio inorridire i tanti validi scrittori di questo sito che vedono in me un alieno, un indegno collega, uno scribacchino di terz’ordine e manipolatore delle parole, che dovrebbe essere giudicato e condannato dall’Accademia della Crusca per i suoi continui oltraggi alla bella lingua italiana. Io vado avanti perché sorretto dai tanti commenti che ricevo, ringrazio sempre tutti col mio stile anticonvenzionale. Non piaccio a tutti, a quei pochi a cui piaccio me ne compiaccio.»
«Ti è stato rimproverato di essere troppo divisivo nei tuoi giudizi.»
«Hai ragione, me ne scuso. A volte sono intransigente e vado giù pesante. Salemi ha rimarcato che “il mio scrivere è come una lama sottile: quando non pensi faccia danni già sanguini”. È vero, mi devo dare una calmata.»
«Dopo 99 racconti potresti scrivere un libro.»
«Ti ricordi M.Luisa che un mio racconto si intitola proprio “Non ho scritto un libro”, vuol dire che non è destino, anche se destino tanto del mio tempo a scrivere (cazzate).»
«Però potresti raggruppare i tuoi racconti per argomento.»
«Potrebbe essere un’idea.»
«Hai giocato tanto con le parole e le lettere.»
«È vero: in “Acca” ho ridicolizzato la lettera “h” perché inutile, in “Io speriamo che me la cavo” la “i” che a volte non viene letta, in “Referendum” la lettera “q” che è una lettera doppione, quindi da sopprimere.»
«Hai anche scherzato con le sigla PDF scrivendo un racconto surreale dove in tutte le frasi la prima parola inizia con la “P” la seconda con la “D”, la terza con la “F”.»
«Pensa che questo divertissement ha ottenuto più di 800 visualizzazioni, probabilmente tutti sono stati attratti solo dal titolo; era solo uno scherzo, però è ben riuscito.»
«Hai parlato ridicolizzando l’italiano con “Fantasytaliano”, non ti vergogni?»
«Macché? È grazie alle tante parole che hanno un doppio e triplo significato che posso dilettarmi a costruire doppi sensi coi giochi di parole.»
«Nella “Verginella” hai costruito una storia sulla parola “contesto” e tutte le sue variazioni.»
«È vero, è incontestabile.»
«Poi allo stesso modo in “Ester”. In “La Volta” sulla parola volta, in “Il trinciapollo” sul pollo, in “8” sul numero e sulle parole che contengono otto , in “Corner” sugli angoli, in “Di tutti i colori” sui colori, in “Opera prima” sulla parola opera e pera.»
«Ho costruito anche una storiellina sensata inserendo 320 nomi di modelli e marche di automobili: era in “Ma quante ruote”, uno dei primi librick.»
«Poi hai giocato coi nomi.»
«Questo è un altro capitolo. Aspetta che ci penso, sì: in “Romea e Giulietto”, in “Pasquale & Pasquale”, in Aurelio e Aurelia”, in “Gut & Berg”. Qui non è stato facile, spesso andavo in tilt rileggendo infinite volte il pezzo. Sì, mi ha particolarmente impegnato, ma sono contento del risultato, soprattutto per essere riuscito a dare un significato a delle storie assurde.»
«Hai preso in giro personaggi famosi, in “L’Aracnide (intrappolata nella rete)”, in “Vittorio! Vittorio chi?” e “Solo 3 parole per Mr. Muskolo”.»
«Dimentichi in “CR7” e in “Soummhargento, faccia di bronzo, e la carta oro” e in “Ponte curto” l’uomo del ponte e “Giorgetta”, la nostra primo ministro nella fiaba di Cenerentola.»
«Sempre col tuo stile hai parlato della guerra.»
«L’ho fatto in “Operazione Speciale”, “Parole a tutto gas”, “Kièv”, “Nuovo Holodomor”, “A e la bora” sul veliero da nababbo sequestrato a Trieste e diventato parte integrante dello skyline della città e “Piccola storiella pacifista”.»
«Ho scoperto che sei triestino di origini istriane, ne parli in “l’Istrione Istriano” dove sei autobiografico, “L’ultima spiaggia” e “-4306 giorni all’alba”, quando racconti degli ultimi anni passati sul lavoro in banca che sono stati una sofferenza.
Ho intravisto una vena dissacrante in due episodi di “Teo il teo-logico” e “La creazione secondo Teo il teo-logico”, in “Lux Æterna”, intimista in “Una giornata uggiosa”, “Il senso della vita”, “Come le foglie” e futurista in ” Fiumi di parole” che non c’entra niente con Sanremo.»
“Però ho scritto “Perché Sanremo è Sanremo” inserendo i nomi di tutti i cantanti dell’edizione 2023.»
«Hai scritto su argomenti storici, in “Napoleone (biografia non autorizzata), “Muzio Scevola”, “Alla fine della fiera”, “L’ammutinamento dell’arca” .
Hai scritto una serie “Le venti clessidre” con dieci episodi ambientati ai tempi dei Faraoni: “Prologo, Epilogo del prologo, Il pacco, Questione di Sharm, 3 amici al bar, La piramide del megalomane, NeferTARI, Dune e adunate, La triplice “L”, Etimologia”.»
«Pensa che sulla battuta finale ho costruito tutta la serie, demenziale vero?»
«Se lo dici tu!
Hai parlato dello sfruttamento del lavoro in “La domenica del corriere”, degli sconti continui in “Sale”, del problema del posteggio in “Il box”. In “Maschio Emmental” hai ridicolizzato l’uomo d’oggi.
Hai scritto storielle divertenti in ” La maledizione dei Dodo”, “Lettura spazzatura”, “P.I.L. Prodotto Interno Lordo”, “Pigro”, “Ivo”, “Ordinato e preciso”, “Solo in bianco e nero”, “La targa”, “Blach keys for freedom”, “Il dolo”, “La leggenda del ciclista ignoto”, “La repubblica dei salami” e di fantascienza: “Virus letale”, “Più veloce della luce”, “Distopico” e “Il verdetto”.
Hai scritto anche un horror: “Con le mani puoi tagliare le cipolle” che è tutto un programma.
Storie assurde come “Il Rag. Ignazio Persichetti delle Guarentigie”.
Storie con poesie nel testo come “Zombie”, “Saggi, messaggi e messaggini” e “Cara Bina”.
Storia d’amore diverso in “Gabbiano e Felice”
Storia su di una sinfonia di Haydn “Gli addii”.
Storie di lotta No Tav “La val di no”.
Hai giocato con le ali di Fausto Leali in “Angeli negri”.
Preso in giro il pittore Fontana per un suo quadro, fortunato per lui, con “L’essenziale.
Parlato di tutto e niente con “Arzigogoli e voli pindarici”.
Fatto parlare un letto con “Senti chi parla”.
Fatto arrabbiare tanti tatuati con “Tatuati e tatuaggi” rappando con Tony Effe e duellando poi con Francesco Pino.
Giocato col doppio senso della parola “pile” in “Confusa e felice”.
Criticato il calcio con “Odio il calcio”.
Ironizzato sul film “Bastardi senza Gloria” in “Coerenza estrema”.
Fatto un amaro confronto tra un cane e un clandestino in “Lilly e Ahmed il vagabondo”.
Criticato rapper e trapper con “Guida Ebbasta” e per finire hai parlato del lato “b” con “Fattore C”.»
«Grazie M.Luisa, li hai letti tutti.»
«Le tue battute non si contano, non ti risparmi.»
«Sbagli, le conto eccome. Molti racconti sono di 1.500 o di 1.000 parole esatte.»
«Non intendevo in questo senso.»
«Lo immaginavo, l’occasione era ghiotta per una risposta diversa.
Volevo anche ringraziarti per librick “Chi l’ha visto” che hai scritto non vedendomi operativo su questo sito per un mese, sembravo sparito. O forse non ero io?»
«Poi ti sei ripreso scrivendo tanto.»
«Tu mi ha superato, il traguardo dei 100 lo hai raggiunto da poco, ma ti sono alle calcagna.»
«Allora hai pensato a cosa scrivere per il centenario?
Stai attento Fabius P., se scrivi altre cretinate ti metteranno all’indice.»
«Idea! Potrei scrivere un librick col riassunto del mio lavoro, un vero è proprio indice.»
«Allora l’hai testé terminato.»
«E grazie a te che mi hai intervistato.»
«Allora questa intervista immaginaria è stata solo un pretesto per scrivere un librick senza testo.»
«Non lo contesto, è un’idea che avevo da tempo e me la intesto.»
«Il contatore segnerà presto le 1.500 parole, non c’è spazio per continuare.»
«Se non c’è spazio togliamo lo spazio.»
«Tuseituttomatto.»
«Vedicheèsemplicissimocosìfreghiamoquelloscemodelprogramma.”
«Possiamoandareavantiperore.»
«Nonneapprofittiamotroppo.»
«Èunafurbatachenonvaincentivata.»
«Alloramettolaparolafine.»
«BravusFabiusP.»
«AncoraGrazieaM.Luisaleic’èsempreancheseManca.»
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Io dico che insieme siete una coppia scoppiata e accoppiatissima. Hai dissacrato la nostra Maria Luisa che di dissacrante non ha nulla, ma l’hai almeno pagata per questa fatica a starti dietro in questa intervista surreale? Non ho contato il nr di parole e non ne ho il coraggio, però credo di averti letto quasi tutto e adesso che ci penso mi rendo conto della immane fatica fatta. Complimento Fabio, sia per la tua centesima volta sia perché sei davvero bravissimo.
Devo confessarti che l’intervista l’ho fatta all’insaputa di M.Luisa Manca e pubblicata sul sito il giorno dell’uscita del suo libro “La divina bellezza “. Per lei è stata “una giornata particolare”, come il programma di Aldo Cazzullo, una vera apoteosi: video messaggio e menzione nel mio racconto autocelebrativo. Se lo merita, li ha letti tutti i miei libriCK. Dopo aver sforato apposta le 1.500 parole con l’escamotage di togliere gli spazi alle ultime frasi il contatore si è fermato esattamente a 1.500: fatta la legge trovato l’inganno. Ma solo per questa volta.
Credo che uno dei tuoi primi racconti che ho letto, se non proprio il primo, sia stato “Odio il calcio”.
Divertentissima questa intervista immaginaria con Maria Luisa, dove hai avuto la capacità di elencare tutti i tuoi 100 racconti! 😅
Ora, però, attendo con trepidazione il 101esimo! 😁👌
Per leggerli tutti e 100 ci vogliono 10 ore. Non avrei mai pensato di arrivare a questo traguardo. Giuseppe Salemi ha iniziato a leggerli dall’inizio. Le ultime pubblicazioni sono però più elaborate. In quanto al 101esimo è quasi pronto. Grazie Giuseppe del commento.
Caro Fabius P., dovrei solo sorridere leggendo questo librick e dirti “tuseituttomatto”. Ma ti confesso che mi hai commosso e ridere non posso. Hai scritto una libriCKografia che faciliterebbe il lavoro dei tuoi biografi se decidessi di perseverate, diventando uno scrittore o un umorista importante, di successo planetario, inteso come mondiale o nel mondo dei social o nel pianeta Open, ancora non so. Non ho la sfera di cristallo, ma sono certa che hai cervello per fare questo e quello. E intanto ti ringrazio dell’onore, per questo racconto d’autore che mi ha trafitto il cuore.
Devo confessarti che sei stata tu a darmi l’idea dell’intervista, così ne ho approfittato per imbastire questo librick che elenca tutta la mia opera. Sono passati quasi tre anni da quando sono sbarcato su questa piattaforma e mi sento ancora in forma anche se sono arrivato alla soglia delle cento pubblicazioni. Anche tu sei una pluricentenaria ma vista dal video non si direbbe (tutti lì sono concentrati i centenari, tu ne sai qualcosa, sei sarda). Goditi questa giornata particolare; io, invece, vado a lavorare, ho tante idee da sviluppare. Come dici? Non sento! Alza la voce! Cos’hai detto? Ajò! Scusa ma io non sono sardo, sono sordo.
Grazie Fabius P. adesso ho riso di gusto. É stata davvero una giornata memorabile. Non puoi immaginare quanto. Oggi é arrivato anche il pacco con i libri che molti hanno già letto e io neppure sfiorato, fino all’altro giorno, quando sono andata da mio cugino a cui ho dovuto dire, con un’espressione equivoca, di lasciarmelo toccare prima di iniziare a parlarne.
Ho visto che hai sfruttato l’idea dell’intervista, ne sono fiera e non escludo che in futuro possa essercene qualche altra in una bella rivista letteraria che per me é sacra.
E bravo Fabius! Ho fatto la conta di quanti ne ho letti… solo undici, devo darmi da fare! Tu lasciami un po’ di tempo prima di pubblicare a raffica, altrimenti non riuscirò a mettermi in pari. Ho desunto che sei del 59, solo qualche anno meno di me, non serve a niente averlo scritto ma volevo tu lo sapessi. A presto!
Per leggerli tutti ci vogliono dieci ore, impiega il tuo tempo leggendo qualcosa di meglio, di più elevato, di Grillo ad esempio: non è l’Elevato? Hai fatto i conti giusti, sono nato lo stesso giorno di mio padre: l’8 aprile di 29 anni dopo. Noterai che negli ultimi librick mi sono un po’ migliorato, i primi sono di un livello inferiore, dovrei rivederli.