Che Film! Suspense, colpo di scena e Mc Guffin

Articolo a cura di Alessandro Ricci

L’arte di raccontare storie non si limita a esporre i fatti accaduti, il narratore sapiente deve saper emozionare e sorprendere.

La narratologia ha escogitato molti modi per riuscirci, in questo articolo ne conosceremo tre. Sono strumenti molto utilizzati nelle produzioni cinematografiche, ma che possiamo sfruttare anche nei nostri testi per tenere sempre alta l’attenzione.

La tecnica della suspense

La prima tecnica – e anche la più versatile – è la sospensione, per gli amici suspense. Come dice la parola stessa, consiste nel sospendere in maniera volontaria un’informazione o nel ritardarla il più possibile, in modo da accrescere l’attenzione di chi ascolta, fino a che l’informazione promessa non viene rivelata. 

Un effetto interessante si ottiene quando l’informazione viene svelata al pubblico, ma non al protagonista, ci basta giocare con la focalizzazione, cioè il punto di vista da cui viene raccontata la storia, e utilizzarla per far apprendere agli spettatori nozioni che i personaggi ancora devono scoprire.

È una tecnica che fa leva sull’empatia che si crea tra il pubblico e il personaggio, crea congetture e ipotesi sui fatti facendo alterare la fabula e creando tensione.

Facciamo un esempio: 

Luigi tornò a casa stanco. Accese la luce del salotto, trovandolo in perfetto disordine, come lo aveva lasciato. Si avvicinò ai pesanti tendaggi, con l’intenzione di aprire la finestra per cambiare aria. Poi ci ripensò. Tornò sui suoi passi, si versò uno scotch e si lanciò sulla sua poltrona preferita.
“Adesso sì che si ragiona” disse togliendosi le scarpe.

Questo brano non ha nulla di tensivo, descrive una scena di normale quotidianità. Ma immaginate come diventerebbe se fosse preceduto dalle seguenti parole:

Appena evaso e con la polizia alle calcagna, Franco non aveva trovato niente di meglio che introdursi in una villetta all’apparenza disabitata. Appena entrato in salotto il rumore delle chiavi nella serratura lo fece sobbalzare. Si nascose dietro a una tenda spessa, trattenendo il respiro. Era disposto a tutto pur di non tornare dentro.

Fa un altro effetto, no?

Potenzialmente può essere utilizzata per lunghe parti della narrazione, a patto di ricordare ogni tanto ai lettori il motivo della tensione, questa tecnica di supporto è detta richiamo.

Neanche a dirlo il maestro della suspence è Alfred Hitchcock, che ci da un esempio della sua maestria nel film del 1948 “Nodo alla gola”. Interamente basato sulla presenza di un cadavere dentro una cassapanca su cui gli assassini hanno apparecchiato il buffet di un ricevimento, notizia nota solo ai due criminali e al pubblico.

La tecnica del colpo di scena

Il contrario della sospensione invece è la rivelazione, per quelli bravi il colpo di scena o plot twist

Se nella sospensione il narratore nasconde delle informazioni, qui le rivela in maniera improvvisa, così da stupire e mantenere vivo l’interesse. Tale rivelazione crea un repentino ribaltamento dei fatti, che porta il lettore a vedere sotto una luce completamente diversa gli eventi avvenuti fino a quel momento.

Tutta la trama, i personaggi e le loro azioni hanno improvvisamente un significato diverso.

Facciamo un esempio:

“Non verrò mai con te!”
“Se tu solo conoscessi il potere del lato oscuro. Obi-Wan non ti ha mai detto cosa accadde a tuo padre!”
“Mi ha detto abbastanza: che sei stato tu ad ucciderlo!”
“No, io sono tuo padre!”

C’è veramente bisogno che citi il film da cui è tratto questo dialogo? Appunto.

Questo colpo di scena è ad oggi uno dei più iconici e famosi della storia del cinema, e raccoglie un aneddoto divertente.

George Lucas era terrorizzato dal fatto che la battuta potesse trapelare prima dell’uscita del film. Quindi escogitò uno stratagemma, quando la girò fece dire all’attore che interpretava Dart Fener: “Obi-Wan ha ucciso tuo padre”. Solo in seguito fece aggiungere la vera frase, regalandoci il più gigantesco e traumatico plot twist della storia. Se dubitate del potere di questa tecnica provate a trovare qualcuno che non conosca la scena (comunque trovo insopportabile la vostra mancanza di fede).

L’espediente narrativo del Mc Guffin

Infine voglio parlarvi del Mc Guffin.

No, non si tratta dell’ultimo panino ipercalorico, non vi servirà a niente andare al fast food a chiedere il Mc Guffin Menu’, perché semplicemente non esiste. O meglio, può anche esistere, ma a noi lettori non interessa.

Il termine è stato coniato dal solito Alfred Hitchcock per indicare un espediente narrativo in cui si crea tensione attorno a un oggetto, ma che nell’economia della storia potrebbe tranquillamente essere eliminato.

È il motore dell’azione, che per i personaggi ha un’importanza vitale, attorno al quale si crea enfasi, ma che non possiede un vero significato per lo spettatore. Serve solo a creare ansia, curiosità e aspettativa, con il risultato di calamitare l’attenzione.

L’esempio cinematografico più celebre è forse la valigetta del film Pulp Fiction: questo oggetto è al centro della trama e spinge le motivazioni dei protagonisti, ma alla fine dell’opera lo spettatore non sa che cosa contenga la valigetta e saperlo non avrebbe fatto nessuna differenza. 

Bene, adesso che conoscete questi potenti strumenti, non vi resta che sperimentarli per rapire i vostri lettori e tenerli imprigionati fino all’ultima parola.

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Discussioni

    1. Verissimo, esempi davvero pertinenti, @alessandroricci ha colto nel segno. Giorni fa gli avevo detto che secondo me la letteratura non ha bisogno di attingere dal cinema per esporre degli esempi. Ma devo ricredermi, devo riconoscere che su persone come noi, che trovano nella cinematografia dei riferimenti culturali, l’evocazione di scene culto è uno strumento incredibilmente efficace.