Chiamami semplicemente Professore

Serie: Quello che troverai là fuori non ti piacerà

L’uomo cercò di guardarsi intorno, aguzzando meglio la vista per capire come fosse fatta quella stanza. Niente, non vi era niente al suo interno, solo quattro mura grigie, probabilmente in cemento, e quella piccola finestra in alto a illuminare l’interno per quel poco che poteva. Provò ancora a ricordare come fosse arrivato fino a quel punto, ma non ci riuscì. Non solo continuava a fargli male la testa, ma non si ricordava nemmeno chi fosse, quale fosse il suo ruolo nella società. Siccome le mani erano libere da qualsiasi catena, provò a frugare nelle tasche per vedere se aveva indosso un telefonino o il suo portafoglio, qualcosa che lo avesse aiutato a ricordare e magari chiedere aiuto all’esterno. <<Perché non c’ho pensato prima>> borbottava tra sé mentre controllava negli scomparti dei pantaloni. Era agitato per la paura che aveva ma non riuscì a trovare nulla, poiché le sue tasche erano completamente vuote. Iniziò quindi a piangere per lo sconforto.

Proprio mentre stava uscendo una prima lacrima, sentì di nuovo la porta aprirsi molto lentamente e successivamente vide l’uomo di prima. Ancora non aveva abbandonato quel fastidioso sorrisetto.

<<Dai su, non è il caso di piangere. Davvero voglio aiutarti>>.

<<Ma dove sono? Dove mi trovo?>> urlò ancora l’uomo in preda al terrore.

<<In un posto segreto, lontano dalla società. Anche se volessi chiamare per chiedere aiuto ti dico subito che qui non c’è campo. Perciò ti conviene ascoltarmi e fare quello che ti dico>>.

L’uomo, desideroso di fuggire da quell’incubo, tentò di fare un balzo in avanti per colpire con quanta forza aveva in corpo il suo carceriere. Provò a colpirlo in faccia, ma quest’ultimo indietreggiò e tirò fuori da una fondina una pistola, che puntò subito contro il prigioniero. Questa era nascosta dalla giacca, invisibile a occhio nudo.

Il carceriere emise una forte risata, per poi aggiungere: <<Ma davvero mi credi stupido?>>

Il recluso non disse nulla e tornò a sedere come prima, evitando qualsiasi nuovo tentativo di fuggire.

<<Bene così>> disse nuovamente, <<Ora ascoltami bene. Tra poco ti darò qualcosa in mano. E fidati, non voglio torturarti e non voglio farti alcun male, questa pistola mi serve solo per difendermi in caso di estrema necessità>>.

Il prigioniero si calmò. Effettivamente quel carceriere non sembrava apparentemente così maligno. L’uomo uscì dalla porta e ritornò dopo pochi secondi con qualcosa in mano. Quella luce proveniente dall’esterno non gli permetteva, come prima, di capire che cosa tenesse. Riuscì a metterla a fuoco quando il carceriere gliela porse sulle sue mani.

Il prigioniero sembrava sconcertato e alquanto confuso: prima guardò quello che aveva in mano e poi fissò il suo carceriere per cercare di trovare una risposta.

<<Ma è … la Costituzione …>> disse con un filo di voce.

<<Cosa pensavi che fosse? Una sega per tagliarti una gamba?>>

<<Eh?>>

<<Hai mai visto Saw – L’enigmista?>>

<<Che è?>>

<<Niente, lascia perdere>>.

Quel breve dialogo, alquanto strano, terminò con l’uomo prigioniero piuttosto imbarazzato per quello che stava succedendo e con il carceriere che si mise una mano sulla fronte, chiudendo gli occhi.

<<Sono contento che almeno hai capito che cosa hai in mano>> disse l’uomo carceriere.

<<E che cosa dovrei farci?>>

<<Semplice. La dovrai leggere>>

<<Tutto qui?>>

<<Niente affatto>> e mentre lo disse tirò fuori da dietro un foglio e una penna che gli porse molto gentilmente. Appoggiò a un lato anche una bottiglietta d’acqua. <<Dovrai anche rispondere alle domande aperte che troverai su questo foglio. Sono semplici domande di comprensione del testo, nulla di così eclatante. Se risponderai in modo corretto, argomentando quanto necessario, avrai in premio del cibo. Per ora ti dovrai accontentare dell’acqua>>.

Improvvisamente all’uomo che si trovava tra le mani la Costituzione si annebbiò la vista e iniziò a girargli la testa. Aveva paura di fallire e di rimanere là dentro vita natural durante, marcendo sopra i libri che era obbligato a studiare. Si limitò a chiedere, con un pizzico di vergogna, una semplice domanda: <<E per la pipì?>>

<<Mi dispiace, ma …>>

<<Ho capito, ho capito>>. Gli vennero quasi i conati di vomito al solo pensiero di sentirsi coperto di piscio e feci poiché non poteva muoversi così tanto e poiché non vi era alcun bagno nelle vicinanze. Si impose quindi di mettersi sotto a studiare con quanta forza, di volontà e non, aveva in corpo. Mentre chinò la testa in avanti, pensando a come organizzarsi nelle giornate successive, vide con la coda dell’occhio che l’altro uomo se ne stava andando. Fece quindi per fermarlo e chiedergli: <<Ma da quanto tempo è che sono qui?>>

L’uomo rispose continuando a dargli le spalle <<Da due giorni>> e continuò a dirigersi verso la porta, che chiuse alle sue spalle.

Cercò quindi di mettersi sotto e aprì la prima pagina. Lesse tutto quanto ad alta voce, scandendo bene le parole, come se stesse provando davanti a un copione teatrale. Inizialmente provava a modulare la voce, cercando anche di capire bene il significato di quello che stava scritto. <<”Articolo Uno … L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Però! Non è scritta così male. E pensare che io mi ero sempre rifiutato di leggerla perché la ritenevo pesante>>.

Continuò così per altre ore e poi alla stessa maniera il giorno dopo. Si incuriosì sempre di più man mano che andò avanti con la lettura, rileggendo alcuni articoli più di una volta per capirne il significato. Si interrogò anche sul valore di alcuni termini di cui ignorava completamente cosa volessero effettivamente dire, ma non gli importava più di tanto di quest’ultimo aspetto perché ormai era completamente preso dal testo, nonostante la terribile condizione in cui si trovava. Bevette qualche volta per evitare di sprecare la bottiglia d’acqua ma non poté fare a meno di espletare i suoi bisogni insozzandosi i vestiti. Fu veramente difficile dopo un po’ continuare a leggere e studiare quando le narici erano otturate da quella puzza. Nonostante ciò ebbe la forza, dopo due giorni da quando gli era stato dato in mano il libriccino, di rispondere alle domande. Urlò contro la porta dicendo a tutta voce che aveva finito il suo compito. Sentì quindi che quei catenacci si stavano aprendo e in seguito vide la porta aprirsi e comparire la sagoma del carceriere. Questo si avvicinò a lui, lo salutò e gli prese dalle mani il foglio, facendo una smorfia di disgusto quando si avvicinò troppo al prigioniero. Quest’ultimo si sentì in forte imbarazzo.

Il signore si mise in piedi in un angolo vicino alla luce e iniziò a controllare quanto scritto dal povero uomo. Ebbe una faccia molto seria e si avvicinò alcune volte al foglio per capire meglio quanto vi era scritto. Si sistemò un paio di volte gli occhiali, borbottando alcune parole che diceva ripetendo quanto vi era scritto. Si voltò quindi verso il prigioniero, che fino a quel momento non gli aveva mai tolto lo sguardo di dosso, tanta era la paura di aver commesso qualche errore, piccolo o grande che fosse. Il carceriere abbassò la testa e abbozzò un piccolo sorriso, come suo solito ormai.

<<Allora, come va?>> chiese incuriosito il prigioniero.

<<È ottimo. Bene così>> disse il carceriere mantenendo il suo tono serio. L’uomo imprigionato emise un lungo respiro di sollievo appena sentì la notizia.

<<C’è anche da dire che non era una impresa difficile comprendere la Costituzione. Ma ti premierò lo stesso>> e detto ciò tornò verso la porta, che fino a quel momento era rimasta aperta, e uscì. Si sentì qualche piccolo rumore in sottofondo ma non si capiva bene che cosa fosse, poi gli occhi dell’uomo prigioniero si illuminarono: il suo carceriere aveva tra le mani una pizza in scatola.

<<L’avevo tenuta in forno per non farla raffreddare. Mangia, è già tagliata>> disse rivolgendogli il cibo. Gli portò successivamente una nuova bottiglia d’acqua e fece per andarsene di nuovo, al ché l’uomo prigioniero gli fece un’altra domanda legittima: <<Come ti chiami?>>

<<Chiamami semplicemente Professore>> rispose l’uomo, per poi aggiungere: <<Tra poco arrivo con un nuovo libro. Tieniti pronto e goditi il tuo premio>>. 

Serie: Quello che troverai là fuori non ti piacerà
  • Episodio 1: Fidati di me
  • Episodio 2: Chiamami semplicemente Professore
  • Episodio 3: E’ solo questione di tempo
  • Episodio 4: Fuga
  • Episodio 5: Fuori – Finale
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    Commenti

    1. Ely Gocce Di Rugiada

      Mi piace molto questa forma ” innovativa di prigionia misto a una la tecnica psicologica del premio come rinforzo.Timore ma non terrore, carceriere ma non aguzzino.Un tripudio di accostamenti e contrasti.Spero ci siano altri episodi.