
Cimitero segreto
Il pick-up stava scalando le colline.
«Spegni i fanali».
«Ma chi vuoi che ci veda! Non c’è nessuno…».
«Spegni i fanali, ho detto. Non mi voglio ripetere». Le parole di Umberto sembrarono minacciose.
Silvio obbedì. «Li spengo subito».
«Ecco, bene». Si accese una sigaretta.
Il pick-up continuò a scalare le colline, poi Umberto disse: «Va’ di là».
«D’accordo». Silvio uscì dalla strada principale e si infilò in una sterrata finché non giunsero presso una zona impervia e desolata che sembrava dimenticata da tutti.
«Scendiamo» ordinò ancora Umberto.
Silvio spense il motore e aprì la portiera. Il terreno era ricoperto di foglie morte, lì tutto era morto.
«Procediamo». Umberto andò al cassone, lo aprì e tirò fuori una body bag. Silvio gli diede una mano.
Una dopo l’altra, le body bag finirono per creare un cumulo. Mentre Silvio le contava, Umberto guardò il terreno con la torcia, poi batté il piede. «Qui è ottimo, qui va bene».
«Perfetto». Silvio prese la vanga e iniziò a scavare.
Umberto fece la stessa cosa.
Dopo che ebbero scavato una fossa molto grande, andarono a prendere le body bag e le gettarono tutte nella buca, poi pensarono a ricoprire tutto di terra.
Non appena ebbero finito, Silvio guardò la terra rivoltata. «Certo, è strano…».
«Che cosa?».
«Tutte queste vittime. Una fossa comune, poi tutte le altre fosse comuni. Si direbbe che siano vittime di una guerra civile, della mafia, se non di una dittatura… e invece».
«Sta’ tranquillo, non è nulla: sono solo le vittime dell’ennesima guerra ombra! Traditori, agenti segreti nemici, terroristi… gente che è meglio eliminare che avere ancora sul groppone».
«Sì, ma pur sempre esseri umani. Questa non è una degna sepoltura».
Nonostante il buio, gli occhi di Umberto brillarono di malvagità. «Ehi, amico, per caso vuoi essere tu il prossimo ospite di una di queste fosse comuni?».
«No, certo che no» disse con energia.
«Ecco, bene. Ricordati di quel che ti ho detto, che se ti sentono i superiori ci finisci eccome… e non voglio essere io a premere il grilletto».
Ritornarono al pick-up e poi partirono, lasciandosi alle spalle il cimitero segreto.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
“«Sì, ma pur sempre esseri umani. Questa non è una degna sepoltura».”
Concordo, è triste che di loro non rimanga nemmeno un posto in cui poter piangere
Grazie per il tuo commento, Micol!
Bel librick !!
Grazie Aleksander!
Quando leggo i brevi testi di Kenji, resto sempre colpito. Lui arriva diretto dove io faccio almeno un doppio giro.
Mi piace questo stile asciutto, efficace, una apparente semplicità che nasconde sempre, da qualche parte, la chiave di lettura. Mi piace ancor più questo non propendere, non dare giudizi: Kenji racconta, fedelmente, puntualmente, con una scrittura impeccabile.
Ciao Roberto! Mi fa molto piacere il tuo commento 🙂 Ma dietro questa scrittura c’è una gavetta decennale. Quando scrivevo a diciannove-vent’anni ero orribile. Ovviamente grazie!
Interessante. La descrizione iniziale ha reso molto bene l’ambiente lugubre. Bello anche il dialogo tra i due.
Ciao Carlo! Mi sono ispirato a un episodio di un telefilm che anni fa piaceva molto (mentre adesso lo ripropongono la notte): Chuck. Inoltre mi ha sempre affascinato il fatto delle sparizioni, così ho scritto questo librick. Grazie del tuo commento!