Cinquantasette centimetri
Serie: I bambini ridono
- Episodio 1: Lampioni, tombini, passi
- Episodio 2: Risate e stelline
- Episodio 3: I bambini sono qui (prima parte)
- Episodio 4: I bambini sono qui (seconda parte)
- Episodio 5: Simboli incandescenti dell’infinito
- Episodio 6: La notte e la fuga
- Episodio 7: Il sottile diaframma tra realtà e incubo
- Episodio 8: Come un fotogramma sospeso
- Episodio 9: Do. Do. Do.
- Episodio 10: Cinquantasette centimetri
STAGIONE 1
Avevano sospettato di lui. Peggio. Avevano avviato un’indagine che lo aveva esposto ai media assetati di notizie. Un uomo che denuncia la scomparsa della moglie e dei suoi figli non può che destare interesse, prima in ambito locale, poi in un’area sempre più ampia, fino ad arrivare alla diffusione sui notiziari nazionali e alla programmazione televisiva nelle fasce orarie più ambite.
All’inizio si parla degli scomparsi, si empatizza con loro, forse vittime di un folle pluriomicida che, dopo averli uccisi, li ha gettati chissà dove. Con il passare del tempo tuttavia il circo dei media si concentra sul possibile colpevole. Le vittime, o presunte tali, non interessano più. Difficile ritrovare ancora chi non dà più notizie di sé da mesi, soprattutto se si tratta di una giovane donna con i suoi tre figli. Molte ipotesi si erano susseguite con cadenza sempre più veloce. Dalla fuga dal marito violento, a un semplice allontanamento per cambiare vita, all’omicidio da parte dello stesso uomo. Ma non erano state le uniche congetture: in questi casi la fantasia dei giornalisti della carta stampata e delle reti televisive, per non parlare dei conduttori e dei cosiddetti esperti che riempiono il vuoto dei pomeriggi e delle prime serate, non ha limiti. Forse era mancata solo l’ipotesi di un rapimento alieno, da parte di esseri che un tempo erano giunti sulla Terra dallo spazio profondo e che adesso vivevano nelle profondità del sottosuolo.
«Ma non hanno trovato un cazzo. E non hanno provato un cazzo.» Mirco uscì dal suo rifugio lasciando la porta aperta. Non era più necessario chiuderla. «A parte il fatto che non è servito a niente!»
Si affacciò alla finestra e rimase per qualche minuto ad osservare la stradina che portava al parcheggio poco distante. È iniziato tutto da qui, pensò. A pochi metri sotto di lui il rumore del traffico era quello di sempre. Sul terrazzo davanti al negozio di fiori due donne stavano sistemando un nuovo allestimento. Riconobbe la commessa con cui aveva parlato e nello stesso istante anche lei lo vide alzando gli occhi per un attimo verso la sua finestra. La donna distolse immediatamente lo sguardo, ma Mirco era riuscito a rivolgerle un cenno di saluto.
«Puttana.» Non era rivolto a lei. Quella donna non ne poteva nulla. «Puttana» ripetè a voce più alta quando l’immagine della moglie gli era comparsa nitida tra la nebbia dei ricordi. Lo fissava dal fondo del corridoio. Erano state le lacrime a fargli più male, insieme al suo sguardo incredulo e rassegnato, mentre diceva ai bambini di fare presto perché dovevano andare via.
Tra i ricordi di Mirco comparve il negozio. L’immagine creata dalla sua mente si sovrappose a quella reale e il mondo davanti a lui fece un balzo indietro nel tempo. La donna era ancora dedita al suo lavoro, ma nella mente di Mirco la figura che si muoveva sulla terrazza davanti alle vetrine era sua moglie.
«Sto pensando di cedere l’attività» aveva detto una sera dopo cena. I bambini erano a letto. Mirco sperava che anche lei li seguisse presto. Ma quella semplice affermazione aveva cambiato i piani. Non sarebbe andato nel suo rifugio quella sera. Prevedeva una discussione lunghissima per capire cosa davvero lei avesse in mente.
L’attività, come l’aveva definita sua moglie, era stata creata da lui. Non aveva mai lavorato nel negozio, ma era fiero di ciò che aveva costruito nel tempo. E adesso lei aveva deciso di buttare via tutto.
Lo infastidiva il fatto che che lei potesse restare in casa tutto il giorno, ad occuparsi dei piccoli e delle faccende domestiche. La casa aveva bisogno di momenti di silenzio e di vuoto. Lui aveva bisogno dei suoi momenti di silenzio e di vuoto.
Forse sarebbe solo stato l’inizio. Prima il negozio, poi i suoi bambini. Una fuga chissà dove, chissà con chi.
«Ed è finita così!» urlò rivolto alla donna intenta a fare il suo lavoro dall’altra parte della strada. Non mi ha sentito, pensò. La donna teneva lo sguardo sui fiori e sugli oggetti da sistemare.
«Sei riuscita ad andartene. Era ciò che volevi, no? E i miei bambini? Perché anche loro? Che cosa faranno con te?» Chiuse la finestra e deglutì a fatica per ricacciare indietro le lacrime.
«Dove siete adesso?» Non era possibile che fossero riusciti a fuggire. Però lui li aveva visti più volte. Si diresse verso il fondo del corridoio. L’ultima porta sulla destra era aperta. All’interno, il suo mondo. Aveva dovuto modificare alcune cose, come la grande scrivania che occupava tuta la parete di fronte all’ingresso. Era stato costretto a ridurre il piano di lavoro di cinquantasette centimetri per adattarlo ai nuovi spazi, dopo aver costruito la contro-parete a destra.
Avevano ispezionato la casa in ogni suo più piccolo anfratto. Avevano reso pubblica la sua vita. Ma non erano riusciti ad andare così a fondo. Mirco sorrise.
Scese in cantina per recuperare la borsa degli attrezzi. Non ci volle molto per aprire un piccolo varco nel muro. Solo per un controllo, si ripetè più volte. I bambini avevano fatto un passo indietro verso la loro mamma, ma tenevano ancora le mani ai lati del viso. Sulle loro bocche una muta espressione di sorpresa. E gli occhi… Dio, gli occhi! Quelli della donna erano vuoti. Ma gli occhi dei bambini riflettevano migliaia di piccole scintille luminose, alcune ferme, altre che si muovevano lente, disegnando ininterrotti simboli dell’infinito.
L’odore era nauseabondo, insopportabile, osceno. Ma Mirco non lo notò e iniziò a ridere.
Serie: I bambini ridono
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- Episodio 2: Risate e stelline
- Episodio 3: I bambini sono qui (prima parte)
- Episodio 4: I bambini sono qui (seconda parte)
- Episodio 5: Simboli incandescenti dell’infinito
- Episodio 6: La notte e la fuga
- Episodio 7: Il sottile diaframma tra realtà e incubo
- Episodio 8: Come un fotogramma sospeso
- Episodio 9: Do. Do. Do.
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