Ciò che dice il mare

Serena volse lo sguardo verso la distesa di sabbia, aveva gli occhi di un azzurro intenso simile allo stesso mare che le si mostrava in tutto il suo splendore, nella sua immensità.

Ciò che le faceva male al cuore erano i dispiaceri famigliari, compresa la perdita prematura del suo nipotino, morto a soli dieci mesi.

Quanto gli avrebbe voluto bene! Lo avrebbe trattato con amore, come se fosse stato suo figlio. 

Claudia, sua sorella, non aveva potuto avere figli per tanti anni e ora che il buon Dio era stato clemente, ecco che se lo riprendeva e lo riportava indietro a suo piacimento.

Ogni volta che andava in spiaggia, Serena si sentiva molto meglio perciò si sedette sull’asciugamano a gambe incrociate e chiuse gli occhi, respirando lo iodio e ascoltando ciò che il buon mare le avrebbe detto, come sempre d’altronde.

Molti in città la prendevano per una pazza, ma lei con il mare ci parlava per davvero e ciò che le diceva era sempre giusto. 

Le dispensava consigli, le dava la forza di proseguire, la aiutava immancabilmente.

Il mare non era solo il posto in cui si sentiva a casa, era il luogo in cui poteva essere sé stessa, in cui poteva avere anche milioni di problemi e comunque si sarebbero risolti in men che non si dica.

C’era chimica fra lei e il mare, e nemmeno con Gavino le era successo di avere un rapporto così intenso e basato sulla fiducia. 

Gavino Monti infatti l’aveva tradita più volte con una donna famosa che proveniva dalla bella Sicilia, una cantante lirica che si esibiva ogni tanto in tournée al teatro lirico di Cagliari.

Serena li aveva visti mentre si guardavano con intensa intimità, li aveva scoperti mentre si baciavano nel camerino di lei, quella bellissima siciliana prorompente che aveva fatto breccia nel cuore di Gavino.

Per Serena fu un colpo durissimo perdere il suo amore, certo non tanto orribile quanto perdere il suo nipotino nello stesso anno, ma anche quell’evento l’aveva segnata profondamente nell’anima, lasciandole cicatrici immense.

A 40 anni si sentiva vecchia, forse anche perché dimostrava almeno dieci anni in più, ma era più che altro una questione di animo e non tanto di fisicità.

Il mare si agitò sotto gli occhi dolci e tristi di Serena, le onde si incresparono fino a diventare schiuma, fino a raggiungere i piedi della donna, che si lasciò cullare e sorrise.

– Che cosa succederà adesso?

Sì sciacquò le mani e con i jeans bagnati alle caviglie, iniziò a piangere debolmente.

Le lacrime finirono nel mare, in quel mare sardo che tanto amava fin da piccola. 

Ricordò che quando da ragazzina viveva a Bologna, voleva visitare Alghero soprattutto per la bellezza delle spiagge da cartolina, quello splendore non lo avrebbe mai dimenticato ed era infatti paragonabile al Paradiso terrestre.

Quando a diciotto anni si trasferì in Sardegna si sentì nuova, rinata.

Sentì il primo bacio del vento del maestrale sulle labbra e non volle più farne a meno, e quando entrò in confidenza con il mare di Alghero, lui le parlò.

La sua era più che altro una nenia dolcissima, ma a volte quando Serena si indispettiva perché il mare non le dava  subito delle risposte esaustive, quello si agitava e le portava via degli oggetti con la forza innata della corrente.

Il più delle volte si trattava di qualcosa di futile, ma adesso il mare le aveva portato via addirittura il ricordo di Gavino Monti, ma era per il suo bene.

Quando Serena vide una coppia in lontananza sulla stessa spiaggia,  andare verso il chiosco con il portafogli in mano, sorrise perché si capiva che si amavano davvero.

Fu quel sorriso che placò l’agitazione del mare, e la spiaggia di Alghero ridivenne simbolo di tranquillità e calma.

Serena uscì dall’acqua velocemente, rabbrividì un poco e poi sentì dentro di sé una forza immensa, gioia insuperabile.

Anche stavolta il mare aveva parlato per lei.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è stato detto ultimamente che, connaturato al mio stile, c’è un senso di non compiuto. Sospeso, in qualche modo.
    Dico questo perché spesso, davvero spesso nei miei racconti c’è il mare a fare da contraltare a una malinconia senza tregua.

    Il mio è diverso dal tuo, Roberta. Non mi ricordo mai in effetti di “esserci entrato”, né che abbia potuto modificare il corso degli eventi, o risolvere in qualche modo. Piuttosto, entra nell’anima e sconvolge ciò che già non ha risposta né via d’uscita. Il mio mare è uno specchio.

    Nella tua storia, dove sono presenti due grandi dolori, l’acqua salata sembra aver compiuto il miracolo di un battesimo.

    Tutto questo per dirti che il vero protagonista della narrazione è proprio il mare.

    Sei stata però sincera nel lasciare uno dei due dolori, quello legato alla morte, laggiù negli abissi. Per il secondo, quello legato alla vita, ci sta che sia superabile. Lasciami dire una cosa impopolare: spero che anche Gavino trovi il suo mare.

    Alcuni passi, alcune metafore, sono efficaci e ho apprezzato. In certi momenti hai parlato di sensazioni che credo tutti abbiamo conosciuto, e questo è un grande punto di forza.

    Sta a ciascuno di noi, infine, credere o non credere.

    A rileggerti.

  2. Molto molto bello. Testo scorrevole e delicato che rende la lettura molto piacevole. Ho apprezzato un ritmo “marino” e la fantastica scenografia del mare di Sardegna. Infine condivido la passione di Serena, con cui sono entrato immediatamente in empatia. Brava!

  3. Mi è piaciuto questo brano perché lo stesso testo, per ritmo, ha la cadenza di onde marine che vanno e vengono, vanno e vengono, finché non finisce il racconto. Ciò che rimane, dall’ultima onda, è quello di una profonda riflessione che in qualche modo cambia la mentalità della protagonista. E’ una bellissima metafora. Grazie.