Città dannata

Alle dieci si udirono le prime pernacchie. Mezz’ora dopo, la città ne era piena.

All’inizio non era chiaro se si trattasse proprio di pernacchie. Sembrava piuttosto il verso di qualche animale esotico, portato lì dal solito cambiamento climatico.

Mezz’ora dopo, non potevano più esserci dubbi. Era uno spernacchiare generale di origine umana, a cui partecipavano tutti gli abitanti, ognuno contribuendo in base alle proprie capacità, all’età, ed al fiato che aveva in corpo. Si andava dai bambini che ancora non avevano imparato a parlare, ai vecchi che ormai non parlavano più perché avevano già detto tutto.

Le pernacchie coprivano il rumore del traffico, ma ben presto il traffico si fermò del tutto, perché ci si accorgeva che fare pernacchie a pieni polmoni e allo stesso tempo guidare poteva dare luogo a pericolosi incidenti. Bisognava scegliere: o una cosa o l’altra. E tutti avevano scelto la stessa.

La spernacchiata fu talmente forte che scacciò tutte le nuvole dal cielo, che per il resto della giornata rimase di un colore terso e brillante, allietato da una brezza gentile che rinfrescava l’aria. Sembrava una di quelle belle giornate primaverili di una volta, come ormai non se ne vedono più, sempre a causa di qualche cambiamento climatico.

Poi, ad un tratto, senza un apparente motivo, così come erano iniziate, le pernacchie cessarono. Nessuno si era messo d’accordo con nessuno per iniziare, e nessuno si era messo d’accordo per finire, ma per una volta tutti agirono all’unisono, senza conflitti, senza rivalità.

Non si seppe mai la vera ragione dietro a questo inspiegabile fenomeno, e le stesse persone coinvolte, quando venivano intervistate, davano risposte evasive.

Lentamente, tutto tornò alla normalità, quello che si era fermato ripartì, tutto tornò come prima.

O meglio, tutto tranne una certa luce ineffabile, negli occhi della gente, che prima non c’era. Un guizzo strano, non si sapeva se felice o beffardo, ma che pareva rendere la vita un po’ meno amara nei momenti duri, anche a distanza di anni.

Il governo non commentò mai. Disse solo che le forze dell’ordine erano già state allertate, pronte ad intervenire qualora la situazione fosse degenerata. Grazie a Dio non ce ne fu bisogno.

Questo è il ricordo più antico della città dannata.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Antonino Trovato

    Racconto che rievoca sentimenti repressi e frustrazioni con cui ognuno si può identificare attraverso un gesto irriverente ma liberatorio, un urlo di protesta, o almeno è quello che ho percepito. Un saluto Riccardo, alla prossima!

    1. dontry Post author

      Grazie Micol!
      Buona giornata senza nuvole… 😉