
Clara
Serie: Le rose e le rouge
- Episodio 1: Le rose e le rouge
- Episodio 2: Jean
- Episodio 3: Tattoo
- Episodio 4: Il professore
- Episodio 5: Carletto
- Episodio 6: Il Cinese
- Episodio 7: Il giornalista
- Episodio 8: Clara
- Episodio 9: Le jacarande
STAGIONE 1
Valentina si era svegliata all’improvviso, di pessimo umore. Aveva avuto un incubo. Sua madre la fissava con un’espressione triste e uno sguardo di supplica. Aveva gli stessi capelli bianchi, corti, gli stessi lineamenti un po’ sfocati, ma con qualcosa di diverso da farla sembrare un’altra. Indossava un camice bianco macchiato di sangue e un pollo spennato tra le mani.
Per tirarsi su aveva fatto colazione con un caffè doppio, un po’ amaro, crema di arachidi spalmata sulle fette biscottate, un bacio grande, nero fondente, e un pensiero ricorrente: ‘fanculo alla dieta.
Si era vestita di bianco, dai piedi in su. Le scarpe da ginnastica ancora intonse le avevano dato un po’ di slancio. Indossare qualcosa di nuovo, soprattutto scarpe, le dava una marcia in più che l’aiutava ad affrontare le lunghe giornate in salita.
Lavorava di fianco al cimitero eppure, molto spesso, dimenticava di mettere altri fiori sulla tomba di sua madre; oppure per la fretta di tornare a casa a divorare l’insalata senza sale, condita con poco olio e limone. E un filetto di pesce surgelato, alla griglia, insapore e inodore, che non avrebbe fatto gola neanche ai gatti del suo cortile.
Quella mattina aveva deciso di arrivare al chiosco in anticipo e dopo aver prelevato, in fretta e furia, una confezione di Anthurium Nevada, noti anche come cuore di mamma o fiore di fiamma, era andata a disporli nel vaso accanto alla foto di sua madre, incorniciata sulla lapide. Il gesto appena compiuto e l’espressione sorridente di quel ritratto, avevano attenuato il magone, dovuto al senso di colpa che la sua coscienza faceva emergere, talvolta, anche durante il sonno. Si era soffermata pochi minuti, il tempo di rivolgere una preghiera per sua madre e una supplica di aiuto per se stessa. Vendere fiori non era il lavoro dei suoi sogni e neppure scrivere, solo per rispondere, ogni due mesi, alle quattro o cinque lettere, sulla rubrica Ghost di Kubrik.
Una delle ultime persone anonime, a cui non aveva risposto, era una vedova che raccontava la strana storia del marito defunto e delle figlie in fuga. Una situazione che la donna, con un atteggiamento da vittima, sola e fragile, descriveva con l’amaro fiele del risentimento.
Gentile signorina Valentina,
le scrivo dopo la messa del trigesimo per il mio compianto marito. Sono rimasta sola. Le mie figlie mi hanno abbandonato. Ho rischiato la vita per metterle al mondo, ho sacrificato per farle crescere con tutte le cose necessarie. Ora quelle ingrate mi ripagano dimenticandosi pure che esisto. Se pure lavorano e devono occuparsi dei figli che ancora non conosco; almeno per Natale, Pasqua e compleanno, un ciao ma’ come stai o auguri e buonanotte, che ci vuole? Non sono venute neanche per il funerale del padre, che non era un santo, però quando erano piccole le copriva di coccole, di caramelle e di foto al mare o mentre facevano il bagnetto nella vasca. Era sempre lui che si alzava di notte, quando facevano brutti sogni. Certe volte si infilava sotto le coperte e restava accanto a una delle due, fino al mattino. Quando sono diventate grandi, nonostante fosse stato così premuroso con loro, sembrava che lo odiassero, quelle vipere. Minacciavano che sarebbero andate via, lontano, il più possibile, da noi, dal nostro paese e dall’Italia. Lo hanno detto e lo hanno fatto, maledette. Sono andate a vivere in Norvegia. Quando stavano qui si lamentavano che prima o poi sarebbero schiattate, non so bene per cosa. Lì sono fortunate se non muoiono di freddo e per quell’oscurità deprimente, col buio totale che dura alcuni mesi. Ho letto su D × D che in quelle zone del nord Europa i casi di suicidio sono i più alti al mondo. Che madri snaturale, poveri bambini, che fine faranno? Secondo lei potrei sporgere denuncia al tribunale dei minori per incoscienza materna?
***
Quella mattina Pietro Mastino era andato al chiosco dei fiori. Mentre Valentina era dentro il cimitero a pregare davanti alla tomba di sua madre, lui la stava aspettando fuori, con impazienza. Aveva usato un tono brusco nel farle notare l’orario sul quadrante del suo Rolex, nonostante non fosse lui il proprietario del chiosco e neppure un cliente.
«Hanno ritrovato Clara.»
«Clara chi?»
«Clara Vinci. La ragazza scomparsa dieci anni fa. Ne avevano parlato anche a Chi l’ha visto, e sui giornali. Fiorentina Boi, sua madre, è morta dopo tre infarti, aspettando che la ritrovassero. Ogni volta che qualcuno segnalava di aver visto una donna alta e grossa, con un cespuglio di capelli in testa che vagamente le somigliava, lei ci credeva e subito dopo, svanite le illusioni, crollava. Molti dicevano che l’avesse uccisa il marito e avesse fatto sparire il corpo. Fatta a pezzi e sotterrata o lanciata da uno scoglio. L’ultimo tuffo in mezzo al mare. Una delle tante che volevano andarsene lontano, libere. Molte le hanno fatte partire con un biglietto gratis di sola andata.»
Valentina aveva ascoltato inorridita le parole fredde e ciniche di Pietro Mastino, senza replicare.
«Dov’era? All’estero?»
«Macché, faceva la pastora, a poco più di venti chilometri da qui. In un ovile, a Silquà, in un terreno vicino al fiume Cixerri. Era irriconoscibile. Tutta ossa e pelle rugosa, bruciata dal sole e senza capelli.»
«Ha qualche malattia?»
«Che ne so. Devi scrivere un articolo. Una storia un po’ strana; forse c’è sotto un noir ancora da chiarire. Cerca di scoprire di più. Hai due settimane di tempo.»
Valentina non si era mai sentita così coinvolta e sconvolta, attratta e spaventata. Conosceva bene Fiorentina, la proprietaria della macelleria al piano terra dello stesso edificio in cui aveva abitato Jean. La donna era morta a causa del dolore ingestibile per l’ unica figlia, nel fiore degli anni, in piena salute, che credeva fosse stata uccisa dal marito. L’uomo che aveva giurato di amarla, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia, finché Ade non li avrebbe accolti nel suo regno.
Era curiosa di incontrare Clara, di farsi raccontare la sua storia, i dieci anni in cui sembrava svanita nel nulla.
Serie: Le rose e le rouge
- Episodio 1: Le rose e le rouge
- Episodio 2: Jean
- Episodio 3: Tattoo
- Episodio 4: Il professore
- Episodio 5: Carletto
- Episodio 6: Il Cinese
- Episodio 7: Il giornalista
- Episodio 8: Clara
- Episodio 9: Le jacarande
Interessante questa svolta, questo nuovo personaggio che entra nella storia con un passato misterioso alle spalle. Sono curiosa di sapere dove ci porterai. Mi associo ai commenti precedenti, mi è piaciuto l’intreccio che hai creato mostrandoci i diversi tipi di rapporti madre figlia. Le storie non si somigliano, ma il dolore, l’incomunicabilità, la colpa, l’amore spezzato, sì. le parole della lettera sono durissime, le figlie definite “maledette” (mi è sembrato che la madre sapesse tutto, e incolpasse proprio loro delle nefandezze del marito, quasi a giustificarlo o a non voler vedere, come spesso succede, e si prodiga forse per salvare i nipoti perchè non ha potuto salvare loro?). Mi piace che tu abbia usato proprio questi racconti per portarci verso la storia di Clara e della sua misteriosa scomparsa, dove invece il presunto marito mostro, sembra essere innocente, o comunque non assassino. Un’altra donna in questa serie “al femminile”. Aspetto il seguito!
É vero, questi episodio segna una svolta, tra il rosa e il rosso. Cominciano a emergere gli aspetti piú torbidi della storia, nei legami famigliari e poi sentimentali e… Ne vedremo di tutti i colori.
Grazie Dea, un abbraccio.
“‘fanculo alla dieta.”
lo faccio sempre pure io.. e poi insalatina per compensare 😉
Quando ero un po’ in sovrappeso le ho provate tutte, ma sempre con molta flessibilitâ. E il pensiero piú ricorrente era lo stesso che passa per la mente di Valentina.
Ho trovato questo episodio molto profondo, incentrato sui rapporti tra genitori e figli e la perdita.
Valentina, con non pochi sensi di colpa, che dimentica di portare i fiori alla madre; la signora della lettera che, probabilmente per non sentire lei i sensi di colpa, chiude gli occhi difronte ad un evento innominabile usando le figlie come capro espiatorio; e una figlia ritrovata “dietro l’angolo” troppo tardi per la madre. Ora sono impaziente di scoprire anche la storia di questa Clara.
Nonostante sia un episodio decisamente meno “colorato” come i quadri che sei solita scrivere, non hai mancato di delicatezza, proprio come i fiori del chiosco.
Bellissimo Maria Luisa, davvero complimenti! 😻
Ciao Mary, grazie di cuore per aver letto e colto tutti i punti principali di questo episodio, interpretando anche il non detto. Spero di riuscire a raccontare la storia di Clara in modo semplice e chiaro, nonostante nella mia testa sia ancora una po’ nebulosa.
A presto, un abbraccio.
Mi ha colpito molto la lettera della vedova: è vero, qui al nord (nel mio caso Finlandia) avvengono molti suicidi, nonostante sia, a quanto pare, la nazione più felice al mondo! Strano… Bello questo episodio, mi sto affezionando sempre più a Valentina 🙂 Personaggio interessante!
Ciao Arianna, la vedova vede tutto negativo. In realtá il nord Europa ha molti aspetti positivi che noi, qui in Italia, ci sognano. Anche ieri in un documentario trasmesso su RAI 3 – Geo – ho visto che in Danimarca, per esempio, molti lasciano i loro prodotti in vendita incustoditi. I clienti prendono ciò di cui hanno bisogno e lasciano i soldi, onestamente. La causa dei suicidi pare sia dovuta alla ridotta esposizione alla luce. Un problema che si può prevenire in tanti modi. Per esempio viaggiando soprattutto nei periodi più bui o utilizzando fonti luminose alternative.
Valentina é la protagonista più importante di tutta la storia, con le sue luci e le sue ombre. Ombre che, direbbe Carl Gustav Jung, sono inportanti per ciascuno di noi.
Grazia Arianna, vedo i tuoi post con le immagini della Finlandia: sono bellissime.
💖
“Certe volte si infilava sotto le coperte e restava accanto a una delle due, fino al mattino”. Credo che l’odio delle due sorelle per i genitori sia giustificato. Penso che la madre non abbia voluto capire.
Bingo! Grazie Francesco per la tua lettura attenta. Hai centrato l’obiettivo principale di questo episodio. Con la lettera della vedova, i punti da unire per dare forma al cerchio, cominciano a “curvare”.
Leggendo il tuo racconto, scritto sempre con ricchezza di particolari e grande umanità, e poi la lettera della vedova mi sono bloccato: domani ricorre il trigesimo della morte di mia madre, passata a miglior vita a novant’anni dopo un mese di sofferenze. Che coincidenza, le tue parole mi hanno commosso e toccato. Mi sono immedesimato nella tua storia, per questo leggerti mi ha fatto un grandissimo piacere.
Ciao Fabius P., felice di ritrovarti tra i miei lettori-commentatori. La lettera inviata alla rubrica Ghost di Kubrik, ha diversi obiettivi: uno, a quanto pare, ha colpito nel segno, il secondo e il terzo richiede una lettura tra le righe della grave situazione familiare sottintesa, che la vedova non ha mai voluto o saputo vedere. Il non detto di questa lettera rappresenta uno dei temi che mi hanno spinto a inventarmi questa storia, nella speranza di riuscire a terminarla senza ingarbugliarmi.
Grazie Fabius P., tra poco passeró da te, per vedere cosa ha prodotto la tua mente brillante.
“Era curiosa di incontrare Clara, di farsi raccontare la sua storia”
E, sinceramente, sono curiosa anche io. Colpiscono le storie delle varie donne che hai inserito in questo capitolo. A partire dalla protagonista che, evidentemente, prova una sorta di senso di colpa nei confronti della madre. Per poi passare alla donna abbandonata dalle figlie che non risparmia nei loro confronti astio e amarezza (cosa alquanto strana per una madre, anche se, ne sono sicura, può accadere). Infine la storia amara di questa giovane che lascia tutto per fare la pastora. A volte mi chiedo quante delle persone scomparse abbiano effettivamente deciso di andarsene via di propria spontanea volontà. Credo che non sia affatto una cosa impensabile e nemmeno tanto rara. Molto bello questo episodio che mi è piaciuto particolarmente. Adesso attendo l’articolo sulla pastora 🙂
Ciao Cristiana, grazie del tuo puntuale incoraggiamento. Sto provando a cimentarmi in un genere un po’ diverso dai miei racconti precedenti. Una narrativa che potrei definire a tinte un po’ sul “giallo canarino”. Scrivere un vero noir per me sarebbe inconcepibile. Mi basterebbe sviluppare sino in fondo, in modo coerente, la trama, con tante figure e storie che si intrecciano – tra comparse e scomparse – senza creare confusione.