Cocci

Serie: Cocci


Margherita, una giovane adulta con problemi di depressione, affronta in modo fortemente ironico i pensieri autodistruttivi che abitano le sue notti.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Cocci

Dovere, volere e potere sono verbi bastardi. Si rubano l’azione, prendono meriti che non sono loro. Brutti accattoni ingrati!, pensava, mentre un filo invisibile di sonno si tesseva intorno alla sua testa, groviglio infame di ottime scuse per procrastinare e buoni propositi per sentirsi meno in colpa.

Non è che DEVO… Rimbombava l’imperativo.

Al massimo ‘ho la possibilità di…’. Ancora troppo austero, capovolte da mal di testa.

Vabbè, non lo faccio.

Cercò online “Autolesionismo”, per sentirsi meno sola. Comparve il numero verde da chiamare in caso di emergenza:

Orari di disponibilità: dalle 13 alle 22

E a quel punto era normale chiedersi: ma se uno avesse voglia di ammazzarsi prima di pranzo?

Oppure proprio alle 22:01, quando ti parte quel prurito mortale di appenderti. D’altronde, sei adulto e l’orario della nanna (anche quella eterna) non è più categoricamente stabilito dai due vecchiacci infelici che ti hanno messo al mondo.

“Alle 10 spaccate a nanna!”. Eh no, sono grande e vaccinata e mi ammazzo quando voglio!

Vedi perché il tasso di suicidi aumenta? Questi orari da posto fisso lasciano il pallino di tagliarsi le vene in verticale quando il call center sta in pausa pranzo.

Rise, e poi tornò a sonnecchiare.

I

In primavera, le capitava di svegliarsi nel cuore della notte senza più riuscire a prendere sonno: il 23 di maggio era proprio una di quelle notti.

Si alzò dal letto, sconfitta dai mostri della veglia, e si diresse verso la porta di camera sua, aprendola con la grazia dell’uragano Milton personificato. Sotto i suoi piedi, il vecchio pavimento in parquet si diramava nel corridoio buio e desolato dell’appartamento che abitava da tempo immemore. Ogni crepa, ogni mormorio del mobilio inanimato le risultava familiare; una grottesca coccola che sa di casa.

Un passo, e il legno sottostante propagò il suo fastidioso scricchiolio lungo le pareti tappezzate di carta da parati verde oliva e costellate di orribili foto di famiglia. Incorniciati, i finti sorrisi a mascella serrata dei suoi la osservavano. I maglioncini di Natale in poliestere che indossavano prudevano solo a guardarli.

Bella merda.

Ogni goffo tentativo di deambulazione amplificava il lamento straziante di un’abitazione che chiamare fatiscente sarebbe stato riduttivo.

Entrò nel bagno e si chiuse la porta alle spalle, questa volta provando quantomeno ad essere delicata. Tastando distrattamente il muro alla sua destra premette l’interruttore, e dovette restare qualche secondo in uno stato di non vedenza meditativa, prima che i suoi occhi ancora impastati di sonno si abituassero alla luce artificiale del lampadario.

Luce da ospedale.

Risorta dal suo ritiro spirituale nell’ombra delle palpebre, colse il proprio riflesso allo specchio, senza tuttavia intenderne davvero la forma. Era come se potesse guardarsi, ma non vedersi, poiché ogni tentativo di raccogliere un’impressione univoca di se stessa falliva in un gomitolo di scarabocchi.

Individuare una sagoma pareva folle tanto quanto tentare di disegnarsi dall’esterno mentre si è immersi nella nebbia della Pianura Padana (magari anche in bilico su una gamba sola e sotto effetto di stupefacenti).

Si sciacquò il viso e con le mani ancora gocciolanti tornò nell’oscurità della sua stanza per stendersi a letto.

Per stanotte ho dato.

 

Continua...

Serie: Cocci


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Mi sono piaciuti un sacco i dettagli domestici, il parquet che si lamenta, la carta da parati verde oliva, i sorrisi “a mascella serrata”, perché rendono la notte concreta e claustrofobica. E il finale “Per stanotte ho dato” chiude bene: piccolo, secco, ma ti fa sentire tutta la stanchezza addosso.

  2. L’ironia è un arte difficile e un grande dono per chi la possiede. Non è mica facile essere ironici, spesso che non ne ha la vocazione si rifugia nel comico o nell’ humor.
    Ridere della propria tentazione di suicidarsi, in fondo è questa la chiave. Magari riuscirci.
    Ma leggerò il seguito e forse imparerò qualcosa.

  3. Ho apprezzato moltissimo, specialmente le immagini del ‘filo invisibile di sonno’ e della ‘grazia dell’uragano Milton personificato’ (qui ho riso molto e ti ringrazio). Per fortuna il tuo sarcasmo sfocia spesso nell’ironia (almeno questa è la mia percezione): un tocco che preserva un senso di speranza e leggerezza. In sincerità, la cupezza della letteratura contemporanea mi annoia. Ma tu unisci ombra e comicità in modo autentico. Leggerò tutte le puntate che scriverai.

  4. Mi piace questa storia, dove, a tratti, un po’ mi rispecchio; soprattutto nei giorni di pioggia come oggi, in un periodo in cui l’ ansia mi crea un po’ di insonnia e il risveglio ha un gusto un po’ amaro.
    La tua scrittura é scorrevole, il tono ironico e arguto mi tira sú la rima labiale in un sorriso, e rende meno cupo questo cielo senza sole.