
Coccodrilli e libellule
Serie: Tre anni in Nigeria
- Episodio 1: Mai fermarsi
- Episodio 2: Benvenuti in Nigeria
- Episodio 3: Comprendere
- Episodio 4: Coccodrilli e libellule
- Episodio 5: Il club degli Alleati
- Episodio 6: Famiglia unita
- Episodio 7: Nuovo anno, nuovo mondo
- Episodio 8: Gomma alla liquirizia
- Episodio 9: L’amore di una madre e il dovere di un figlio
- Episodio 10: Cuore tricolore
STAGIONE 1
Sta per cominciare la stagione secca, tra qualche settimana arriverà l’harmattan, il vento che viene dal deserto del Sahara, ma per ora il clima è fantastico. Così come la vegetazione, adesso anche il cielo è di un azzurro intenso, brillante. Qui la natura sembra ancora primitiva e selvaggia, dominante nella lotta contro l’uomo.
E pericolosa, sempre.
Oggi è venuto Vieri, un funzionario della nostra ambasciata che si occupa dei passaporti. È un personaggio incredibile, parla con l’accento romano ma mischia tante parole e gerghi dialettali di tutta Italia perché è un meticcio come noi. Papà ha spiegato a me e a mamma che è nato in una ex colonia che ora non esiste più, credo lo Zaire, e ha sempre vissuto in Africa finchè il padre non è dovuto tornare in Italia quando hanno cacciato tutti i bianchi. Ha vissuto a Roma per qualche anno ma si sentiva come in gabbia intrappolato tra quei palazzi e l’asfalto, per lui, anche Abuja è soffocante. Gli piace andare a caccia e sta per lunghi tempi in giro ad affrontare incredibili avventure. Per me è un po’ un cazzaro, ma è comunque divertente ascoltare i suoi racconti.
«Minchia amico mio!» esordisce sempre così quando sta per raccontare una delle volte in cui ha rischiato la vita.
«La scorsa settimana ero a nord, minchia mi avvicino ad un cespuglio a pisciare, scusi signora per il linguaggio» mamma lo gela con lo sguardo, «minchia sto lì a pisciare e ad un certo punto vedo un mamba nero…ma…minchia enorme. Minchia prendo er coltello e gli taglio di netto la testa, bam, così» e con la mano imita il gesto di affettare.
«Me sa che ora ce faccio una cintura con la pelle. Vabbè, me sa che devo andare ora, grazie per caffè signora, colonello le riporto i passaporti delle figlie prima di inviarli a Roma» si alza stringendo la mano a papà, «e tu, vedi de mangià tanta carne de gnu che fa crescere l’uccello eh!» e alza una mano a mezz’aria in attesa che gli dia il cinque.
«Daje compà, violento» dice soddisfatto appena schiaffeggio con forza la sua mano.
Praticamente è un Rambo cazzaro, ma simpatico a modo suo.
Dopo che è andato via Vieri ci prepariamo ad uscire anche noi, mamma va a prendere il tè con le altre mogli degli addetti militari a casa della francese mentre io accompagno papà al golf club. Sostanzialmente gli faccio da caddie. Non mi piace molto il golf, è noiosissimo, ma mi piace gironzolare per il parco del club.
«Non fate troppo tardi, Alex deve fare i compiti» ci rimprovera mamma.
Io e papà alziamo gli occhi al cielo. Quando mamma dice “compiti” intende quelli italiani. Ogni settimana le mie sorelle inviano per e-mail il programma fatto da mia cugina Miriam, ha la mia età e frequenta anche lei la prima media. Prima di partire, il patto con mamma era che nel fine settimana avrei recuperato di volta in volta per stare al passo con la scuola italiana.
Lasciamo mamma a casa della francese e ci dirigiamo al golf club.
«Ti va di fare qualche tiro al ranch prima?» mi chiede papà.
«Sì certo»
Ci mettiamo in due postazioni di tiro, papà mi da una mazza e mi ripete il movimento corretto. Lo guardo tirare e poi provo io. Prendo la mazza, la mano sinistra con il guanto in alto e i due mignoli incrociati tra loro. Allargo le gambe e mi ricordo di essere sciolto e mollo ma sono rigido come il marmo grezzo. Guardo l’enorme albero che sta a qualche centinaio di metri davanti a me. Alzo la mazza in aria e tiro. Guardo verso l’albero ma non vedo alcuna pallina, solo una grossa zolla di terra che vola per qualche metro. Guardo sotto i piedi, la pallina è rimasta lì, bella e immobile con giusto un po’ di erba sopra.
Odio il golf.
Papà ride mentre rimetto la mazza dentro la sacca.
«Faccio ancora qualche tiro poi vado alla prima buca, mi aspetti lì?» mi urla papà mentre inizio a passeggiare là attorno.
Annuisco e mi dirigo verso il fiume che taglia il campo. Mi posiziono a metà del ponte in legno e guardo le libellule sfrecciare sotto, sfiorando l’acqua marrone. Sembrano proprio gli elicotteri delle forze d’assalto americane in Vietnam come nei film. Seguo una libellula arancione che si è staccata dal gruppo e sale verso il campo della prima buca. La libellula resta immobile poi qualcosa la fa precipitare di corsa di nuovo verso il fiume. Una pallina da golf sfreccia a mezz’aria e va a finire vicino alla riva. Mi giro e sento delle voci dietro ad un cespuglio.
«Bel tiro Vlad» sghignazza uno dei due gemelli russi.
Che sfiga, proprio loro dovevo beccare oggi? Per fortuna sono con me solo nella classe di Storia e mi lasciano tranquillo, preferiscono prendersela con altri ragazzini. Sono decisamente razzisti anche se nel loro gruppetto ci sono un venezuelano e un iraniano. Gli unici due che li sopportano o che non vogliono diventare a loro volta vittime.
Prima di incrociarli mi avvio dalla parte opposta ma mi fermo perché sento altre voci provenire dal cespuglio.
«No fermi! Sono le nostre palline!» piagnucola un ragazzino.
«Sono di nostro padre, fermi!» continua una seconda voce.
Assan e Anan, i due fratelli pakistani. Maledizione e ora? Sicuramente i due russi stanno bullizzando i pakistani. Dovrei andare ad aiutarli ma ho i piedi piantati lì, a metà del ponte. Devo sempre ricordarmi chi sono e chi rappresento. Faccio una smorfia. Oh, maledizione, papà e la sua morale! Giro i tacchi e mi dirigo verso il cespuglio, certo che dopo questa diventerò un bersaglio dei gemelli Karamazov, sempre che non mi buttino nel fiume oggi stesso. Vedo delle persone in lontananza e così ho un’idea, classica strategia di guerra dai tempi dei Romani, grazie Focus Storia e a nonna che mi ha fatto l’abbonamento per questi anni. Inizio ad urlare con tutta la mia voce verso quelle persone, mi sbraccio e poi mi giro e fingo che ci sia altra gente con me, così da far sembrare che siamo numerosi dietro al cespuglio.
Credo stia funzionando perché i due gemelli adesso bisbigliano qualcosa in russo che suona tanto come “chi cazzo c’è?” e “presto filiamo” e infatti li sento correre via. Vittoria su tutta la linea.
I due pakistani ne approfittano subito e scappano nella direzione opposta, verso le voci che li hanno salvati ma…trovano soltanto me.
«Sei stato tu?» mi chiedono sorpresi.
Alzo le spalle con un sorriso imbarazzato.
«Vi aiuto a riprendere le palline, dai» e ci mettiamo a raccoglierle.
Il gruppo che avevo visto si sta avvicinando, è mio padre assieme a Neil, l’addetto militare britannico, con suo figlio dodicenne, Harry. Proprio quest’ultimo corre verso di noi.
«Hey ho visto i russi scappare manco avessero trovato una saponetta per pulirsi, che è successo?» grida Harry ai fratelli Abdullah.
«È stato Alex, li ha fatti scappare» dice il più piccolo dei due, indicandomi.
Faccio finta di niente e mi dirigo a prendere la pallina finita vicino al fiume.
«Alex!» mi corre dietro il britannico.
«Sei stato tu? Veramente? Da solo?» mi sputa entusiasta Harry con il suo accento scozzese.
Alzo le spalle imbarazzato.
«È stato facile, mi sono messo dietro al cespuglio e ho finto ci fosse più gente, quelli sono dei cagasotto e fanno i bulli solo con quelli più deboli.»
Harry mi guarda fiero e orgoglioso come se avessi appena giurato lealtà alla Regina Elisabetta.
«Forte! Sei uno sveglio» e mi da una pacca sulla spalla.
«Senti, tra poco Tom, hai presente Tom?» mi chiede dall’alto della sua testa con i ricci biondo ramati. Tom è il figlio coetaneo di Harry di un funzionario dell’ambasciata americana. Frequenta anche lui la mia scuola ed è molto popolare.
Annuisco e Harry continua con la sua parlantina rapida.
«Ecco, Tom tra poco farà una festa per Halloween, a casa sua, ti andrebbe di venire? Glielo dico io che sei uno figo» e mi fa l’occhiolino.
Io, figo? Sarà.
«Sì certo, per me va bene.»
«Forte.»
Mi giro per raccogliere la pallina ma Harry mi ferma, si avvicina all’orecchio e mi bisbiglia.
«Fermo, c’è un coccodrillo che ci sta guardando.»
Sgrano gli occhi e ad una ventina di metri da noi, con la parte posteriore del corpo ancora in acqua, un coccodrillo ci guarda con l’acquolina alla bocca.
«Indietreggia, molto lentamente» continua a sussurrare Harry e lo sento andar via ma io resto immobile, a fissare il coccodrillo.
Harry mi chiama ma io, con molta calma, mi abbasso e prendo la pallina.
Il coccodrillo avanza ed esce dal fiume, io inizio ad indietreggiare. Anche Neil e papà si sono accorti del pericolo, e iniziano ad urlarmi di andare via. Papà corre verso di me, mi prende per il collo della maglietta e mi tira via.
«Sei un pazzo, Alex» mi dice divertito Harry. Neil mi guarda soddisfatto, quasi con certa ammirazione. Papà è un po’ spaventato e un po’ divertito. Restituisco la pallina ad Assan, poi mi giro verso papà.
«Lo so, mai fermarsi.»
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- Episodio 10: Cuore tricolore
Come sempre, riesci a portare il lettore dentro la storia. La tua scrittura è immersiva, si viene sbalzati dalla sedia per chinarsi a raccogliere una pallina e incontrare lo sguardo di un alligatore. É una delle tue grandi forze, assieme al sapiente mix di immaginato e vissuto che rende la prosa irresistibile ed instaura un rapporto diretto con chi legge.
Grazie Micol! L’incontro con il coccodrillo è reale ma adeguato alla storia, nella realtà ho lasciato la pallina lì e dopo qualche passo con calma e attenzione ho corso più veloce di Bolt e Jacobs!
Ho scorto un originale mix tra slang di strada e respiro hemingwayano. L’innesto di animali rende sempre i racconti interessanti, avrei voluto leggere di più sul coccodrillo perché a livello personale, come te, mi piace descrivere il territorio, perché poi questo territorio colpisce.
Anche io avrei voluto approfondire di più l’incontro ravvicinato, ma credimi sto facendo una fatica incredibile a stare dentro lo spazio disponibile. Ogni stagione è un anno, e raccontare in 10 episodi un anno cercando di equilibrare la storia di fantasia, episodi reali, dialoghi e descrizioni del territorio è stata veramente ardua, non mi è mai successo fin’ora. Ho dovuto tagliare alcuni episodi o spostarli in altri punti quelli che non potevo e non volevo togliere e ridurre al minimo i dialoghi, parte fondamentale dei miei racconti. Magari in futuro renderò giustizia ampliandolo per bene, chissà! L’episodio del coccodrillo in questione è parzialmente vero, nella realtà la pallina è rimasta lì, ma era molto più vicina al coccodrillo, che più che famelico sembrava infastidito della nostra presenza
Hai raccontato delle cose interessanti sulla Nigeria, bene!
Grazie Kenji
Coraggioso e modesto il caro Alex, o solo un pizzico di incoscienza giovanile? In tutti i casi un altro episodio intrigante, come un viaggio avventuroso che ci riserva (non ho il minimo dubbio) tante sorprese, divertenti e non, sempre in qualche modo interessanti e istruttive. Grazie anche alla nonna, che ha garantito al nipote l’ abbonamento a Focus Storia.
Grazie Maria Luisa! Spero di non deludere, un abbraccio!
PS, hai beccato Alex, un po’ entrambe le cose, coraggioso e modesto 😉
Mi piace molto, in particolare, come rendi bene i dialoghi, cosa in cui io invece ho una qualche difficoltà. È sicuramente un’arte che va imparata! Divertenti e variegati vari gerghi. Bravo!
Grazie Cristiana, non mi pare che i tuoi dialoghi siano innaturali, anzi li trovo pertinenti alla narrazione in generale. Spero di non deludere nei prossimi episodi! Grazie ancora