Colori

Serie: Il colore delle nuvole

Le sembrava di non poter respirare, le sembrava di avere del sughero nei polmoni e Lorenzo non c’era. Correre non aiutava, per niente, ma sentiva di doversi allontanare da tutti perché le parole spingevano contro le proprie labbra come poche altre volte prima. Si fermò solo quando fu certa di non poter compiere un solo altro passo e si lasciò scivolare lentamente per terra, le mani avanti ai vetri degli occhiali. Strinse forte gli occhi e quando li riaprì finalmente Lorenzo le fu accanto con il suo sguardo triste. Clara deglutì, desiderosa di scoppiare a piangere e urlare tra le sue braccia.

-Mi dispiace, è colpa mia-

Clara sollevò di colpo lo sguardo verso di lui scuotendo il capo, le lacrime pronte a rigarle le guance.

-È così, Clara e lo sai anche tu. È solo colpa mia se tu vivi questo inferno-

Gli occhi azzurri di Lorenzo splendevano di lacrime speculari a quelle di Clara. La ragazza si tirò su con uno scatto, parandosi di fronte al suo interlocutore e agitando forsennatamente le mani a mezz’aria.

-Smettila di mentirci! Sono tuo fratello maggiore, dovrei proteggerti e invece… –

Lorenzo si coprì il viso con le mani e Clara avrebbe fatto di tutto per consolarlo, per togliergli dalla testa quell’assurda idea. Ma non poteva far altro che tentare in ogni modo di convincerlo con quelle sue mute grida.

-Devi lasciarmi andare, Cl… –

-Clara! –

Si girò di colpo sentendosi chiamare da quella voce completamente lontana da quella di Lorenzo, eppure già così nitida nella propria mente. Si voltò verso sinistra e sgranò gli occhi quando vide la figura di Olivia correrle incontro. Si addossò alla parete quando se la ritrovò di fronte, proprio lì dove poco prima c’era suo fratello.

-Voglio solo parlare con te, per favore- pregò Olivia a palmi alti.

Clara rimase immobile di fronte a lei, terrorizzata all’idea di dover interagire con qualcuno che non sapesse gestire il proprio mutismo.

-Per favore. Io parlo tu… insomma… puoi anche non farlo- ripeté Olivia passandosi una mano tra le ciocche bionde.

Ci rifletté ancora, dopotutto l’aveva aiutata. Forse non era una persona cattiva. Per di più, i suoi occhi le ricordavano quelli di Lorenzo. Dunque annuì una sola volta, indicandole un bar poco lontano dalla loro postazione e poi il cielo carico di pioggia sopra le loro teste. Olivia seguì con lo sguardo le dita della ragazza, verso destra e poi verso l’alto, poi la guardò ancora.

-Andiamo, allora-

Si incamminarono fianco a fianco, Olivia ben attenta a non sfiorare nessuno, Clara ad arrovellarsi la testa in cerca di un modo per comunicare con lei. Era abituata al silenzio, era abituata a non aver bisogno di parole. Non più.

-Io mi chiamo Olivia, Olivia Raghi-

L’altra annuì, facendole comprendere che lo ricordava. Aveva sentito che la chiamavano a quel modo alla tavola calda. Percorsero ancora qualche passo prima di arrivare al bar scelto dalla ragazzina. Clara si avviò all’interno affondando il volto nella sua felpa e rabbrividendo per per il freddo, ma si accorse con qualche secondo di ritardo che la propria accompagnatrice si era fermata all’ingresso. Olivia aveva dato una rapida occhiata all’interno, vedendo la presenza di più persone di quante ne avrebbe potute tollerare.

-Ti dispiace se restiamo fuori? –

Clara scrollò le spalle e puntò un dito contro la ragazza e poi uno verso i tavolini liberi. La vide sorridere e fu lieta che Olivia fosse abbastanza intelligente da riuscire a comprenderla. Infatti, la bionda si accomodò su una delle sedie più distanti dalle restanti postazioni invitando l’altra a fare lo stesso. Una volta accomodate, Olivia non sapeva come rivolgersi a lei o anche solo cosa chiederle.

-Stai bene? –

Clara la guardò solo per qualche secondo, poi abbassò lo sguardo ed annuì una sola volta. Le gambe presero a tremarle sotto il tavolino e gli occhi si persero a cercare Lorenzo.

-Puoi… puoi essere sincera con me. Io ci sono passata-

L’altra sollevò lo sguardo di colpo andando a sbattere contro un meraviglioso paio di occhi grigi. Avrebbe voluto chiederle tantissime cose, ma sapeva di non poter proferire parola. Le sorrise, un sorriso buono e comprensivo. Tese una mano sul tavolo, il palmo rivolto verso l’alto. Olivia la guardò confusa, ma il gesto di incitamento che ricevette in cambio servì a chiarirle le idee.

-Oh, no no. Io non tocco la gente-

Si rese conto da sola di quanto quelle parole sembrassero stupide, ma era la sua realtà. Sollevò gli occhi su Clara che le sorrideva e comprese che per lei non era sembrato affatto strano, che poteva comprenderla meglio di chiunque altro. Non seppe spiegarsi il perché, ma con Clara si sentiva perfettamente a proprio agio. La fissò e per qualche attimo si ritrovarono perfettamente occhi negli occhi. Ed era stato proprio quello che l’aveva colpita profondamente, ciò che viveva in quelle iridi colme di sfumature. Avrebbe voluto leggerci dentro ogni singola forma di colore, ma Clara la indicò.

-Cosa? –

La ragazza sfiorò con un dito i propri occhi e poi la indicò ancora.

-Non capisco-

Clara toccò ancora le palpebre.

-Gli occhi-

L’altra annuì, poi indicò ancora Olivia.

-Me. I miei occhi? –

Clara annuì allegra come una bambina alla quale era stata data una bella notizia. Poi si guardò intorno, alla ricerca di qualcosa che potesse indicare per lasciar comprendere alla ragazza ciò che aveva da dirle. Su un cartellone pubblicitario poco lontano da loro, vendeva dei barattoli di vernice. Li indicò con enfasi.

-I colori? –

Ancora una volta, la ragazzina annuì felice. Nessuno l’aveva mai compresa con tanta facilità. Alzò il capo verso il cielo e una goccia di pioggia le cadde sulla punta del naso. Fece saettare gli occhi dal cielo al volto di Olivia, sperando che continuasse a seguirla.

-La pioggia? –

Agitò la mano ad indicare che ci era vicina. Allora anche Olivia sollevò il capo verso quei nuvoloni che minacciavano tempesta.

-Il cielo? –

Clara scosse il capo, ma le iridi le brillavano come non succedeva da tanto tempo. Olivia aggrottò le sopracciglia, ormai per lei era diventata una sfida riuscire a dialogare con quella strana ragazzina.

-Le nuvole? –

Due pollici alti apparvero di fronte il viso di Olivia che sorrise di rimando. Poi la vide disegnare a mezz’aria con gli indici un cerchio.

-Devo mettere insieme, ok. Dunque: i miei occhi, i colori, le nuvole. È corretto? –

La vide sorridere come una madre soddisfatta di un figlio. Ci mise qualche secondo a comprendere il tutto, ma quando comprese si sciolse in un sorriso lusingato.

-I miei occhi hanno il colore delle nuvole-

La guardò ancora per avere conferma e Clara le sorrise malinconica. Avrebbe voluto parlarle di così tante cose, chiederle il perché di quell’aria triste e per quale ragione andasse da Greta. Avrebbe voluto sapere il perché del suo mutismo e cosa cercasse quando si guardava continuamente intorno. Ma il cielo minacciava tempesta, quelle nuvole che erano state paragonate ai suoi occhi erano cariche di pioggia e lei doveva andare a lavoro. Recuperò alla svelta un fazzoletto dall’apposito contenitore e scrisse velocemente su di esso il proprio numero di cellulare.

-Non so se lo userai mai, ma se dovessi aver bisogno di qualcosa chiamami. O scrivimi, come preferisci-

Vide negli occhi di Clara la sorpresa, non poteva sapere che era passato troppo tempo dall’ultima volta che qualcuno era stata gentile con lei. Si alzò prendendo il portafogli, ma si rese conto che era stata così presa da Clara da non aver ordinato nemmeno un bicchiere d’acqua. Si organizzò per andar via, entro poco sarebbe iniziato il suo turno alla tavola calda, ma c’era ancora qualcosa che voleva chiedere a Clara.

-Tu sai parlare? – le chiese a bruciapelo.

La ragazzina la guardò dubbiosa per un istante, riflettendo sulla risposta da dare mentre si torturava le pellicine del pollice sinistro. Poi annuì.

Nella testa di Olivia si rincorsero ancora più domande, ancora più curiosità. Ma era abbastanza intelligente da comprendere che Clara non le avrebbe dato alcuna risposta in quel momento, quindi si limitò a sorriderle.

-Spero di rivederti, Clara-

Serie: Il colore delle nuvole
  • Episodio 1: Macchie
  • Episodio 2: Silenzi 
  • Episodio 3: Assenze 
  • Episodio 4: Disgusto
  • Episodio 5: Nessuno
  • Episodio 6: Spettro
  • Episodio 7: Colori
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Simona, sto seguendo la tua serie con grande phatos. Mi ha riportato alla mente un articolo che ho letto molti anni fa, decine, che aveva attratto la mia attenzione per il titolo: i bambini farfalla. Mi sono informata e in realtà si tratta di una sindrome, l’epidermolisi bollosa, che costringe chi ne è affetto a vivere in una bolla di sapone. Qualunque contatto provoca dolore. I bambini che ne sono affetti devono essere toccati il meno possibile, prestando particolare attenzione: non possono avere una vita “normale” perché tutto ciò che li sfiora provoca loro danno. Non possono correre, saltare, giocare… Le tue protagoniste mi hanno riportato alla mente loro, a cui il mio pensiero va di tanto in tanto.