Colpa

Serie: I marchi sulla pelle #2°stagione

-Lo ripeta ancora.

Mya passò le mani sul viso, distrutta da quell’infinita notte di domande. Da quando erano tornati da casa Gray, il Generale Denver non aveva fatto altro che continuare a farle ripetere ciò che fosse accaduto. A farlo un’infinità di volte e ogni minuto in più che quella storia scivolava sulle sue labbra, un pezzetto di cuore si sbriciolava come una crosta di sale. Si era rannicchiata nella propria stanza sperando di poter riprendere fiato, ma non le era stato concesso.

-Generale, la prego. Non ne posso più.

L’uomo batté con forza le mani sul tavolo, frustrato da così tante cosa da non riuscire più a metterle in ordine.

-Stai perdendo il tuo tempo, Carter. Non c’è più nulla da fare.

Alater Bloom si alzò dalla sua poltrona con un grosso sospiro e l’aria di chi fosse tremendamente stanco.

-Possibile che a te non importi nulla? È di tua figlia che parliamo, Alater, è lei che sto provando ad aiutare!

-No Carter, tu stai aiutando quell’Ike! Mi avevi giurato che fosse il tuo lavoro migliore, il gioiello più prezioso della tua collezione e invece guarda in che situazione ci troviamo!

Il Generale respirò dalle narici come un toro infuriato. Non avrebbe permesso nemmeno al suo più caro amico di parlare in quel modo di Resia, non dopo tutto quello che era successo e che le avessero volutamente fatto.

-Noi eravamo d’accordo, Alater!- urlò battendo un pugno sul tavolo.

Per qualche secondo si guardarono in cagnesco, Lord Bloom stringeva le mascelle con forza per esprimere la propria contraddizione.

-Non guardarmi così, non ha più senso continuare a tenerla all’oscuro di tutto. Navighiamo in acque più agitate dell’immaturità di tua figlia!

A quelle parole, Mya sollevò il capo di colpo e si spinse fino alla fine del letto. Piantò i suoi occhi oro sui due, inchiodandoli ai loro posti.

-Che significa? Di che parlate.

-Non sono affari tuoi, Mya.

La ragazza si voltò verso il Generale, limitandosi a guardarlo. Con Resia, aveva capito quanto le parole fossero superflue in certe situazioni e che uno sguardo potesse valere più di mille trattati. Vide come l’uomo fu indeciso su cosa fare, su cosa dire.

-Resia non ti ha parlato per caso, sapeva che qualcuno vi stesse spiando.

-Carter!- lo ammonì Lord Bloom.

Il Generale alzò una mano per zittirlo, non poteva più tenere la bocca chiusa. Avevano creato loro tutta quell’assurda situazione e spettava a loro cercare di rimetterla apposto. Si avvicinò a Mya, inginocchiandosi di fronte a lei come fosse un servo fedele.

-Lady Bloom, Resia aveva il compito di responsabilizzarla e farle comprendere che non c’era più tempo per i giochi. Per questo le ha rivolto parole infrangendo le regole, per questo è stata punita e marchiata.

Mya sgranò gli occhi, il cuore prese a battere troppo in fretta. Boccheggiò in cerca di aria che non riuscì a trovare, quella poca rimasta sembrava ostruirle la gola. Nella testa, tutto pareva assemblarsi insieme come uno strappo ricucito in un arazzo. Tutti i lembi tornavano al proprio posto formando un disegno che non avrebbe mai voluto vedere.

-Io l’ho marchiata- sussurrò con un filo di voce.

-Lo so- rispose il Generale.

-Tu lo sapevi?- domandò poi al padre.

Lord Bloom non emise un fiato, limitandosi a guardarla senza un minimo di risentimento. Poi annuì e quel semplice gesto bastò a spezzare qualcosa dentro di lei, un argine formato da appena un tronco che tratteneva un intero oceano. Scattò in piedi spintonando con forza il padre.

-Fuori! Fuori dalla mia stanza!

-Mya, non osare…

-Sparisci dalla mia vista! Fuori! FUORI!

Urlò così forte da sentir male alle corde vocali, da iniettare gli occhi di sangue e diventare paonazza. Il Generale provò a calmarla, ma la ragazza non ragionava più. Smise di infierire sull’uomo solo quando fu oltre la soglia della camera, lontano da lei e dalla sua furia.

-Lady Bloom, la prego non…

-Io mi fidavo di lei, Generale! Credevo l’avrebbe protetta e non condannata a morte! Io mi fidavo! Resia si fidava!

Non riuscì più a parlare, i polmoni avevano smesso di fare il loro lavoro. Dovette poggiarsi allo stipite della porta per sorreggersi e non franare rovinosamente su sé stessa. Carter Denver si mosse per aiutarla, ma Mya lo allontanò in malo modo.

-Lady Bloom, cerchi di comprendere le nostre motiv…

-Glielo dirò l’ultima volta, Generale. Sparisca dalla mia vista e porti con sé quello che fu mio padre. Non voglio più vedere nessuno dei due .

Il fuoco che brillò nei suoi occhi, l’ira che le accese le iridi oro, fece indietreggiare entrambi gli uomini come se avessero di fronte il più grande esercito di sempre. Quelle ultime parole sembrarono averla spossata, scivolò a terrà accanto alla porta con una mano sul petto, incapace di respirare normalmente. Miranda Goodhope le fu subito accanto, tra le mani una brocca di acqua fresca che poggiò su un tavolo per aiutarla a rimettersi in piedi.

-Toglimi questa roba di dosso, Miranda- annaspò.

La balia sciolse i laccetti del suo corsetto il più velocemente possibile, Mya era pericolosamente pallida e il suo petto si alzava e abbassava troppo velocemente. Rimasta finalmente in sottabito, la ragazza corse alla finestra spalancandola e non curandosi della profonda nevicata che imbiancava tutto salvo per le proprie paure. Aveva bisogno di aria, di freddo e di una scossa. Respirò a pieni polmoni, ma sembrò continuare a non bastare perché non erano loro che mal lavoravano, bensì la sua mente. Non poteva credere che tutta quella sofferenza, il dolore, le lacrime, gli incubi, il panico, tutto ciò che avesse permesso a Lothar Gray, fosse stato deciso da suo padre e dal Generale. Lo stomaco le si attorcigliò al punto da farla cadere in ginocchio, le mano strette contro il davanzale della finestra, e buttare fuori ancora il proprio dolore. Miranda le fu immediatamente accanto, tirandole lontano dalla faccia i capelli e tamponandole la fronte con un panno bagnato. Quando fu certa che nel proprio stomaco non fosse rimasto ormai più nulla, poggiò la schiena alla parete alle sue spalle e scoppiò in un doloroso pianto. L’aria continuava a essere un privilegio che non le era stato concesso, i tremiti che massacravano il suo corpo iniziavano a diventare amici fedeli.

-Lady Bloom, provi a respirare, la prego.

-È colpa mia, Miranda. È tutta colpa mia!

La nutrice l’aiutò a sollevarsi dal pavimento scortandola verso il letto. L’aiutò a distendersi e le rimboccò le coperte. Mya non mosse un dito, non oppose alcun tipo di resistenza. Restò lì, a piangere tutte le proprie lacrime mentre la donna rassettava il disordine che regnava in quella stanza. Si sentiva distrutta, fisicamente e mentalmente, ma non voleva addormentarsi. Sapeva che non appena avesse chiuso gli occhi, i soliti incubi le avrebbero fatto visita. Ormai avevano smesso anche di chiederle il permesso, di annunciarsi. Sembrava quasi fossero lì, sulla soglia delle palpebre, in attesa che scivolasse nel sonno per dilaniarla. Provò con tutta sé stessa a tenere gli occhi aperti, ma perse quella battaglia quasi immediatamente precipitando di nuovo nell’arena. Assistendo ancora alle sei frustate contro la schiena di Resia, alla sua mano che infliggeva il marchio. Questa volta, però, vide anche Lothar Gray prenderla a calci e pugni fino a ucciderla mentre lei se ne stava immobile, come una spettatrice, con ancora il marchio incandescente tra le mani.

Forse non sarebbe mai più uscita dai suoi incubi.

Forse avrebbero fatto parte della sua vita per tutta la vita.

Forse ci sarebbe morta nel sonno.

Sicuramente si sarebbe risvegliata e avrebbe ricominciato quel calvario come ogni singolo giorno da quando Resia le avesse rivolto la parola.

Serie: I marchi sulla pelle #2°stagione
  • Episodio 1: Una lunga notte
  • Episodio 2: Colpa
  • Episodio 3: Risveglio 
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

    Letture correlate

    Discussioni

      1. Ciao Micol,
        Mya… ne passerà diverse, mettiamola così!
        Alla prossima
        S.