Come alberi

Serie: Come fa la luna con le maree

Olga ha quarant’anni, una vita dedita ai figli e al marito, e un cuore carico di certezze per lo più dolorose. È diventata donna crescendo tra gli scherni e le menzogne, prestando servizio come cameriera nella casa di una nobile famiglia che non è mai stata la sua perché Olga è sempre stata la “figlia di nessuno”. Quello che non sa è che tutto ciò che crede di sapere non corrisponde alla realtà, che niente è come le è sempre sembrato, e che nessuno è chi dice di essere, nemmeno lei. Ci sono verità che, da anni, attendono soltanto di essere rivelate.
Sarà un indizio nascosto in un quadro ad aiutare quelle verità a salire a galla, ribaltando tutte le sue convinzioni.

Come fa la luna con le mareeTito immaginando che sua moglie fosse influenzata, si affrettò a preparare la colazione ai bambini e li scortò poi fino alla fermata della corriera.

Giunto in casa, salì le scale che portavano alla camera da letto e bussò alla porta. Olga non rispose ma il suono delle nocche sul legno riuscì comunque a interrompere il flusso di pensieri che la teneva sospesa su di una ragnatela fatta di spine e di ovatta.

– Stai bene? – le chiese Tito.

Olga era in piedi, con gli occhi puntati sul quadro, e non proferì parola.

– L’hai vista, non è vero? – domandò Tito indicando col dito il punto del dipinto in cui aveva disegnato la casetta bianca.

Olga gli scagliò contro un esercito di domande: – Cos’è, una stupida caccia agli indizi,Tito? Ti sembra che io abbia voglia di giocare all’ispettore? Perché lo hai fatto? Perché hai voluto rovinare il quadro che per me valeva mille fotografie scattate e tenute incorniciate?

Erano anni che Tito cercava di prefigurarsi quel momento, e che cercava di comporre frasi sensate, le più adatte per poter rivelare a sua moglie quello che un giorno o l’altro avrebbe dovuto sapere. Aveva, in un certo senso, consegnato al quadro una missione: precederlo, fargli strada per arrivare ad aprire un discorso che diversamente non avrebbe saputo intavolare. Le grandi verità, quelle più dolorose, gettano tutto il loro peso sulla lingua di chi le custodisce, e premono, pressano, paralizzano quel muscolo ogni qualvolta si tenti di aprir bocca per liberarlo.

Il quadro era riuscito nel proprio compito, ma adesso tutto il resto era nelle sue mani.

Tito si accomodò sul letto ancora disfatto, si accartocciò le lenzuola tra i pugni come fossero dei ganci che lo avrebbero aiutato a restare saldo e a non cadere nel vuoto, e cominciò a parlare:

– Povera cara! Tutto avrei voluto fuorché offenderti, farti adirare, o prendermi gioco di quel dolore muto che fingi di aver scacciato per sempre dal tuo torace. Tutti ci portiamo dentro qualcosa che vorremmo eliminare, scordare, sotterrare, ma quel qualcosa si impegnerà sempre, e con tutte le proprie forze, per restare attaccato al proprio posto. E noi non possiamo prescindere da ciò perché quel qualcosa fa parte di noi, siamo noi, è il nostro passato, e il passato, Olga, si allontana ma non passa. Non siamo forse come alberi? Il nostro tronco, i nostri rami sono in perenne evoluzione, eppure la nostra origine è quella, le nostre radici sono sempre le stesse e non possiamo modificarle.

– E se io, invece, quelle radici non le volessi? Se preferissi estirparle?

– Sai bene che l’intero albero morirebbe.

Olga abbassò lo sguardo come se provasse vergogna per essersi incollerita con il marito prima ancora di averlo ascoltato per poter comprendere quanta realtà fosse seminata tra le sue parole. Le sue guance divennero pian piano nuovamente pallide, e il nervosismo lasciò spazio alla calma. Si sedette di fianco a Tito e continuò ad ascoltarlo.

– Vedi Olga, la mia arte mi concede di dipingere ciò che non esiste, ma allo stesso tempo mi proibisce di cancellare ciò che è esistito davvero. All’arte non si mente. Essa è verità, è purezza, è quell’unico rimedio che l’uomo ha a disposizione per fare la pace con se stesso. Ed è un’arma che non conosce guerre, un’arma che è cascata tra le mie mani e che io sento di dover mettere al servizio di tutti. Sento di avere il dovere di placare le fatiche di coloro che, come te, si sfiancano nel tentativo di cancellare ciò che non si può perché comporterebbe cancellare se stessi.

La casetta bianca che ho dipinto nel tuo occhio, non è l’unico segno che ho lasciato. Ne ho lasciato uno in ogni quadro, per quanto mi è stato possibile.

Olga lo interruppe incredula: – Mi stai dicendo che tutto il paese è pieno di quadri così?

– Sì,- confermò Tito convinto e sicuro.

– E come fai a sapere quale segno lasciare se non conosci la vita di tutte quelle persone?

– È qui che viene il bello. Mentre ritraggo qualcuno, viene a crearsi una bizzarra confidenza. Io osservo i miei soggetti per ore, esaminando ogni ruga, ogni ciglia, ogni brufolo, ogni piega dei loro vestiti. Ci troviamo in una stanza, da soli, io e loro, ed ecco che dopo un po’ iniziano a desiderare di lasciarsi scrutare non soltanto fuori ma anche dentro. Alle volte penso che mi vedano come un prete a cui confessare colpe e peccati.

Olga lo interruppe nuovamente perché una minima parte di lei esigeva una prova tangibile di quella singolare mania che il marito le stava rivelando di avere.

– A proposito del prete; se quello che dici è vero, allora dimmi, che segno hai lasciato nel quadro di Don Alfonso? E fai attenzione a ciò che rispondi perché poi andrò a verificare.

– Ho dipinto l’ombra di una donna alle sue spalle. È la giovane che rifiutando il suo amore, lo ha spinto a rivolgerlo tutto verso Dio.

– E nel quadro del farmacista?

– Beh, dietro al banco dei farmaci, ho dipinto una piccola zappa per tenergli a mente il sudore dei suoi genitori che, con i loro sacrifici, gli hanno permesso di studiare, ma dei quali, adesso che è ricco e realizzato, si vergogna perché non sanno esprimersi nella lingua dei signori.

Olga incalzò: – E adesso dimmi, cos’è che avresti dipinto negli occhi del signor Folliero?

Tito raccolse tutta l’aria della stanza e se la incastrò nei polmoni: il momento della verità era arrivato.

La guardò negli occhi ed esplose una sola frase: – Ho dipinto te!

Serie: Come fa la luna con le maree
  • Episodio 1: Il passato è negli occhi
  • Episodio 2: Figlia di NN
  • Episodio 3: Scomode risposte
  • Episodio 4: La fanciulla dei soffioni
  • Episodio 5: Grandi confessioni, enormi promesse
  • Episodio 6: Come alberi
  • Episodio 7: I tre padri
  • Episodio 8: L’astro
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Martina, Tito è l’incarnazione perfetta dell’arte che oltrepassa le buie menzogne delle apparenze per potersi rivolgere, comunicare, con la profondità del loro essere sino ad osservare le anime più celate. Bastano pochi cenni, qualche sguardo o gesti improvvisi, e l’artista è lì, pronto a cogliere ogni frammento di esistenza, che sia pittore o scrittore. E tu, attraverso la tua arte, riesci a sprigionare magia ed emozioni in grado di intrappolare piacevolmente il lettore, mentre il finale mi ha fatto restare letteralmente con la bocca aperta. Basito! Ovviamente sono pronto per nuove rivelazioni, rinnovando i miei complimenti. Un saluto Martina, alla prossima!

    2. Pingback: Copertina serie Come fa la luna con le maree, Edizioni Open – Evelyn

    3. Alice Corradini

      Molto. originale l’idea di inserire dentro a ogni quadro un segno appartenente alla vita di una persona. Testo strutturato e scritto davvero bene, con riflessioni davvero illuminanti. Altrettanto bello il finale a sorpresa. Complimenti!