COME LEI
Novembre 1976
L’appuntamento era per le cinque del pomeriggio, vicino al cinema del borgo. Lui aveva provato a telefonarle prima di uscire, ma lei non aveva risposto. Forse si trovava già per strada.
La giornata era grigia e fredda; gli alberi si stavano spogliando, riempiendo i marciapiedi di foglie gialle. Il sole spuntava tiepido e sbiadito tra le forme indistinte delle nuvole.
L’aveva conosciuta un mese prima, e sentiva una grande attrazione per lei, malgrado avesse qualche anno più di lui; si erano visti una decina di volte e un legame importante forse si andava formando. Ora però il problema era come lasciare la ragazza a cui stava assieme da quasi due anni; non sapeva che reazione avrebbe avuto. E poi voleva bene anche a lei…
Era un bel problema; ci avrebbe pensato, ma adesso si sentiva emozionato per quel nuovo incontro.
Pochi minuti dopo le cinque vide in lontananza la sagoma che si aspettava: una ragazza alta e magra, con un cappotto loden di colore verde scuro e una sciarpa colorata al collo. Così era vestita anche l’ultima volta che si erano incontrati; così la teneva nella sua memoria.
Una leggerissima nebbia stava calando, il sole era sparito e il cielo sembrava prepararsi alla pioggia.
Quando lei fu più vicina si accorse, con grande sorpresa, che non era chi stava aspettando. Il respiro gli si bloccò in gola, non riusciva a parlare e tanto meno a capire.
«Ciao» gli disse la sua ragazza.
«Cosa ci fai qui?» le chiese con un filo di voce «io non ho appuntamento con te».
«Lo so, ma sono venuta io».
La situazione era così inaspettata che lui per qualche secondo credette di sognare, ad occhi aperti. Cercava di parlare, ma le parole uscivano a fatica.
«Ma poi… questo cappotto… non l’avevo mai visto prima…»
«Ce l’ha anche lei».
«E i capelli tirati su, non li hai mai portati così… »
«Come lei».
«Ma insomma , vuoi dirmi che cosa succede? perché sei qui?» le disse quasi gridando.
«Tu per lei sei un giocattolo, il capriccio di un attimo, e per me sei la vita».
La guardò negli occhi: erano lucidi e arrossati.
«Ma questa è una canzone…»
«Sì, è una canzone, e parla di noi: di te, di me e di lei».
Passò l’autobus che andava verso il centro città, sollevando in aria le foglie secche dalla strada.
«Non crederle, non gettare nel vento in un solo momento, quel che esiste fra noi».
Lui provò un profondo struggimento; sentiva il dolore di lei entrargli dentro. Avrebbe avuto voglia di piangere e di scappare via.
Lei si avvicinò, prendendogli con dolcezza le mani.
«Se lei ti amasse, io saprei soffrire e anche morire pensando a te. Ma non ti ama, no, lei non ti ama…»
Allora lui le strinse le mani con forza, continuando a guardarla negli occhi.
«Ascolta, adesso sono molto confuso, non continuiamo a farci del male. Domani la cercherò, le parlerò…»
Lei lo abbracciò, accostando il viso a quello di lui.
«Non la vedrai mai più» gli disse.
Iniziò a cadere una pioggia sottile e fredda. Il cielo si era fatto scuro, aspettando la sera.
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