
Come rondini beate nel cielo
Era quasi mezzogiorno. Sarah guardava con sguardo perso fuori dalla finestra. Mentre digrignava i denti, al solo pensiero del suo ritorno, torturava l’elastico malconcio che aveva al polso destro. L’innocente ticchettio dell’orologio da salotto, diventava sempre più imponente; quel ritmo penetrava in modo furtivo nella sua testa e, dolorosamente, le rammentava del poco tempo rimasto: lui sarebbe arrivato a momenti. Il prato era ricoperto dalla neve, fatto banale, se si vive in Alaska. La tarda mattinata era la parte della giornata che lei preferiva di più, perché in casa c’era un silenzio tale, che riusciva a sentire persino il canto delle rondini.
Erano solo lei e le rondini.
«Le rondini…animali meravigliosi» pensava. «Così libere, così energiche.»
Lei credeva nella reincarnazione, per cui era dell’idea che una volta morta, sarebbe diventata una rondine, libera di volare nel cielo.
Immersa nei suoi pensieri, si ricordò che erano le dodici. Il compagno tornava a casa per quell’ora ogni santo giorno. Lo vide in lontananza e le sue mani colme di lividi cominciarono a tremare, perché sapeva a che cosa sarebbe andata incontro se lui non avesse passato una buona giornata lavorativa. L’uomo percorse il vialetto, con la sua solita giacca verde militare e i suoi stivaletti color cioccolato. La mano destra impugnava una sorta di coltello, ricoperto completamente di sangue. L’altra teneva un sacchetto, quasi trasparente, che lasciava intravedere il contenuto: carne fresca di foca.
Appoggiò delicatamente la carne sulla staccionata e legò i pezzi con dei fili in plastica blu.
Si diresse verso la porta di casa e, dopo aver appoggiato il sacchetto vuoto e l’arnese in un angolino, entrò nell’abitazione.
«C-com’è a-andata o-oggi?» chiese la donna con voce terrorizzata.
«Come sempre, Sarah» le rispose lui frettolosamente, senza neanche degnarla di uno sguardo.
Lei cercò di calmarlo: «Vedrai c-che domani andrà m-meglio. Adesso vieni a tavola, altrimenti la m-minestra si f-fredderà.»
«Domani andrà meglio, un corno. Ti rendi conto che non abbiamo soldi? Che con tre fette di carne non ci guadagno nulla? E poi lo sai che detesto le tue minestre» le urlò contro.
La donna cominciò a singhiozzare.
«Mi spieghi cosa cavolo piangi cretina?» Le tirò un potente schiaffo sul viso. Poi le strinse i polsi, impedendole di fare qualsiasi tipo di movimento.
E mentre la colpiva lei ansimava, spesso piangeva, ma lui le tappava la bocca, per evitare che qualche passante potesse sentirla.
«Piangi, piangi, che tanto sai fare solo quello, deficiente.»
Erano otto anni che lo sopportava. Otto maledettissimi anni che conviveva con quel maledettissimo uomo: i lividi, i graffi sulle gambe, gli occhi neri.
Sarah non ce la faceva più, voleva andarsene ma, soprattutto, dire addio a quella vita piena di sofferenze. La voce del compagno riecheggiava nel suo cervello. Il disprezzo per quell’uomo era tale che non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi, a considerarlo umano, perché era spregevole, ignobile, meschino. Non ce la faceva più, doveva agire.
Sbottò: gli morse la mano che le copriva la bocca, emise un urlo di rabbia e gli diede una gomitata nello stomaco.
«Che diavolo fai, Sarah!»
Lei afferrò la ciotola in cui aveva messo il brodo bollente e gli rovesciò il contenuto in pieno volto.
L’uomo emise un grido e si accasciò dolorante, sul pavimento. La donna si mise il cappotto, sciarpa e cappello e uscì di casa, velocemente.
Percorse il vialetto, aveva dimenticato cosa si provasse. Per la prima volta dopo moltissimo tempo si sentiva finalmente felice. Non sapeva dove sarebbe andata, ma sapeva con certezza che non sarebbe mai più tornata da quell’orribile uomo e, soprattutto, che non si sarebbe mai più fatta mettere i piedi in testa da nessuno.
Alzò gli occhi al cielo, vide uno stormo di rondini che volava beato, Sarah sorrise. Prese il cellulare e digitò un numero. Rispose una voce calda, rassicurante:
«Salve, centro di emergenza, ha bisogno di aiuto?»
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Ciao Elsa, tema complesso che, come qualcuno ha già scritto nei commenti, raramente termina con un lieto fine. Il tuo messaggio di speranza apre un varco di fiducia per quante cercano la forza di evadere da una relazione tossica, da legami difficili da sciogliere, da una vita che non somiglia più al volo di una rondine.
Ciao Tiziano!
Sono felice del fatto che il racconto ti sia piaciuto e che il messaggio sia arrivato. Fortunatamente, non conosco in prima persona questo tipo di situazione, ma lo trovo un argomento molto delicato, a cui spesso, secondo me, la gente non da il giusto peso…Per questo ho voluto parlarne per dare speranza, alle donne/ragazze, (o in generale chi si trova in una relazione “tossica”, come dici tu) e soprattutto, offrire loro il coraggio di agire. Grazie mille per ciò che hai scritto nel commento 😊!
Buona serata!
Elsa
L’incipit del tuo racconto mi ha trasportata in luoghi che amo, la neve e il silenzio. Ho immaginato cose buone, ma poi sono stata trascinata presto e velocemente in un vortice di dolore. Sarebbe bellissimo se per storie come questa ci fosse sempre un finale come quello che tu hai voluto per la tua protagonista. Un racconto veramente toccante. Grazie
Ciao Cristiana!
Ti ringrazio per ciò che hai scritto, sono contenta che tu abbia apprezzato il racconto.
So benissimo che, molte di queste storie, purtroppo, come dici tu, non hanno un lieto fine, ma ho voluto darlo alla mia storia, per far capire a queste ragazze che NON sono sole.
Grazie a te!
Elsa
Ho letto il tuo pezzo solo ora, ma penso che il tuo volesse essere un omaggio per la giornata contro la violenza alle donne. Ogni mezzo è valido per affiancare questa battaglia, sconfiggere l’omertà che impedisce a molte di sciogliere le catene che le costringono in una cattività amara. La rondine è un bellissimo simbolo di speranza.
Ciao Micol!
Sono contenta che ti sia piaciuto.
Sì l’idea era proprio quella…anche se un po’ in ritardo 😅.
Penso che molte di queste ragazze siano bloccate da un legame affettivo con quelle persone, perciò spesso, prima di agire, va ammesso a se stessi e non è una cosa semplice.
Mi sono sempre piaciute le rondini e penso che il significato che hanno, sia coerente con il racconto…
A presto!
Elsa
Ciao Fabius!
Sono felice che il mio racconto ti sia piaciuto. Il mio scopo, era appunto, parlare di quanto, questo tipo di violenza, sia un argomento molto importante, ma che spesso non venga trattato con il giusto peso.
Spero di aver reso l’idea!
Elsa
Dio ha creato l’uomo e poi, resosi conto dell’errore, la donna. Un mondo senza uomini sarebbe migliore, soprattutto per le donne, per gli uomini meno. Un racconto che evidenzia i tanti drammi familiari che molte donne vivono quotidianamente. Le donne devono reagire come Sarah, mollare ogni legame con il “mostro”. Brava Elsa, luce di speranza.