
Come un cane in autostrada
Mi ridestai in un luogo sconosciuto. In un’enorme stanza senza pareti. Il soffitto: sì, quello c’era. Grande come tutta la stanza. Altissimo. Azzurro. Antico.
Non ricordavo per quanto tempo ero rimasto incosciente. Tutto in me urlava di dolore. La vista offuscata. La mente annebbiata. Faticavo a muovermi. Ero solo. Solo come un cane vecchio portato a morire sotto una quercia. A contarmi le costole sotto la pelle umida e cascante. Una plica, un costola. Una plica, una costola. Una plica, una costola…
Avrei dato volentieri un paio di costole in cambio di una donna. Avrei voluto vederla scendere dal soffitto: eterea, filiforme, vestita di stelle. Avrei preso la più luminosa, l’avrei infilzata su una costola e mi sarei rimesso in cammino. Piano piano, senza far rumore. Lentamente, verso il Vero. Squarciare velario dopo velario, possedere verità dopo verità. Il senso del viaggio. Dentro di sé e fuori dal sé.
Invece, no. Ero imprigionato in quella stanza infinita da un tempo indefinito, affamato di “perché” e “percome”, assetato di “quando” e “casomai”. Arido di risposte.
Braccato dal tempo che allungava il passo e mi accorciava il respiro, circondato dai suoni cupi di quel vecchio bosco, con le vesti intrise di sangue. Ai confini estremi del mio romitaggio. Dove non mi ero mai spinto. Dove ero stato spinto.
Sentivo freddo. Il soffitto si scuriva di nuvole dense. L’aria sapeva d’acqua. Palpavo la mia inconsistenza. Una realtà mi stava scappando, inafferrabile. Per lasciare il posto a un’altra e poi a un’altra ancora. La pioggia cominciava a battermi forte, sempre più forte. Dal male mi strappavo la pelle, floscia e fine, alla ricerca di ciò che mi sfuggiva. Strato dopo strato, pelo dopo pelo, finché non ce ne fu più. Finché il sangue non sgorgò più.
E lì mi fermai, immobile, a guatare l’ultima alba. Solo come un cane in autostrada.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Se dovessi evidenziare il testo per dare risalto alle parti che mi sono piaciute, selezionerei l’intero racconto. Bello, molto bello. Suggestivo l’uso della punteggiatura, le immagini evocate e il ritmo.
Grazie!