Come un fotogramma sospeso
Serie: I bambini ridono
- Episodio 1: Risate e stelline
- Episodio 2: Lampioni, tombini, passi
- Episodio 3: I bambini sono qui (prima parte)
- Episodio 4: I bambini sono qui (seconda parte)
- Episodio 5: Simboli incandescenti dell’infinito
- Episodio 6: La notte e la fuga
- Episodio 7: Il sottile diaframma tra realtà e incubo
- Episodio 8: Come un fotogramma sospeso
- Episodio 9: Do. Do. Do.
STAGIONE 1
Il cuore di Mirco saltò un battito. Davanti a lui il rettangolo di vetro si trasformò nello schermo di un vecchio cinema di paese. Gli tornarono in mente quei film di fantascienza in bianco e nero che la TV trasmetteva a tarda notte dove, troppo tardi, si scopriva che gli abitanti della Terra venivano sostituiti uno dopo l’altro da repliche identiche, inquietanti cloni venuti da Marte, fino a quando nessuno sapeva più di chi fidarsi.
Il sangue parve ritirarsi dai volti e dalle mani dei bambini. La pelle si tese, pallida e morta. Era come se in un attimo i loro movimenti avessero dimenticato la fluidità della vita: le braccia e le gambe si muovevano a scatti, in modo disarticolato, e un tremore osceno si diffuse nei loro corpi, come se una presenza estranea ne stesse imparando il funzionamento dall’interno.
Per un tempo che gli parve infinito non riuscì a muoversi, poi riprese a fatica il controllo e si allontanò lentamente dalla porta. Solo il suo sguardo restava fisso verso la scena che si svolgeva al di là di quel sottile diaframma, unico baluardo che separava la sua realtà da un mondo che aveva perso ogni connessione con essa. Adesso i volti dei bambini non mostravano più alcuna espressione. La vecchia pellicola avanzava a scatti e le loro teste vibravano all’unisono in un continuo, orrendo, frenetico ritmo. I loro occhi erano spalancati, le loro labbra descrivevano un cerchio da cui, se fosse venuto fuori un suono sarebbe stata una sola sillaba allungata, insopportabile. Un agghiacciante NO.
Mirco indietreggiò ancora verso il bordo del marciapiede, con movimenti lenti e continui. Non riusciva a fermarsi o a fuggire. Non riusciva a pensare. Poi, dietro i bambini, scorse una donna che si sbracciava per attirare la loro attenzione. Il silenzio era perfetto. La donna sembrava urlare qualcosa, forse i loro nomi, ma qualsiasi suono, qualsiasi rumore, restava confinato al di là del diaframma tra i due mondi. I bambini si voltarono lentamente, e smisero di tremare. Si mossero verso di lei mentre il mondo di là sembrava tornare alla normalità e anche i colori riprendevano in modo graduale il loro posto, prima quelli più saturi, poi tutti gli altri.
Mirco riuscì finalmente a fermarsi come se il suo movimento fosse stato congelato dallo sguardo della donna che adesso indicava lui, con un sorriso che riconobbe essere quello della commessa che aveva incontrato qualche settimana prima nel negozio alle sue spalle. Come in un’inversione dei ruoli, adesso era lui il fotogramma sospeso della vecchia pellicola, il fermo immagine costretto a guardare all’interno di una sala semivuota finché il proiezionista non avesse riparato il guasto che aveva bloccato lo scorrere della sequenza.
«Chi sei… Chi sei, per Dio.»
Sapeva di conoscerla, una certezza ancora più forte rispetto al loro precedente incontro. Guardò la sua mano tesa verso di lui che continuava a indicarlo, poi spostò la messa a fuoco sul suo viso, sugli occhi e soprattutto sulle labbra che si muovevano in una continua litania che non poteva sentire. Una sola parola, ripetuta all’infinito. Una domanda continua, un loop lento e angosciante.
Perché?
Perché?
Perché?
I muscoli si attivarono all’improvviso provocandogli uno spasmo diffuso in tutto il corpo. Il cuore accelerò e i polmoni lo seguirono. Si mosse velocemente verso la strada, inciampò e cadde in ginocchio. Si rialzò e iniziò a correre in modo scomposto, senza sapere dove potesse andare. L’unico rifugio sicuro, il grembo materno artificiale che aveva costruito negli anni, in quel momento non era accessibile. Forse non lo sarebbe stato mai più.
– – –
Ebbe il coraggio di rientrare solo quando il sole era già alto. Il clima continuava a mostrare il volto della primavera e il giaccone che ancora aveva indosso dopo gli eventi della notte iniziava a dargli fastidio. Ancora una volta si ritrovò a pensare a quanto aveva vissuto solo qualche ora prima e tentò di convincersi che fossero semplici visioni, cortocircuiti tra alcune delle sinapsi tra i neuroni. Non era tuttavia un’idea che riuscisse a tranquillizzarlo. Un episodio l’avrebbe accettato, ma il fatto di aver vissuto più eventi di quel tipo in un breve lasso di tempo poteva essere sintomo di qualche problema serio. Si ripromise di parlarne al più presto al suo medico.
«Dopo… dopo» disse a bassa voce. Sentire la sua voce gli serviva per restare agganciato a una realtà che pareva sempre più difficile da afferrare. «Ci penserò più tardi.»
Adesso era il momento di decidere cosa fare non solo per il resto della giornata, ma anche per i giorni e le notti seguenti. Di certo sarebbe stato difficile riprendere a vivere come se non fosse accaduto nulla dopo quell’ultima esperienza. Pensò che fosse giunto il momento di allontanarsi dalla routine per un po’ di tempo: una fuga, qualche giorno di vacanza per ritrovare un minimo di serenità.
Il suo pensiero iniziò a vagare cercando una meta dove trascorrere un paio di settimane. Dato il periodo avrebbe trovato facilmente una soluzione economica.
Con la mente invasa dai pensieri non si accorse quasi di essere entrato in casa.
Serie: I bambini ridono
- Episodio 1: Risate e stelline
- Episodio 2: Lampioni, tombini, passi
- Episodio 3: I bambini sono qui (prima parte)
- Episodio 4: I bambini sono qui (seconda parte)
- Episodio 5: Simboli incandescenti dell’infinito
- Episodio 6: La notte e la fuga
- Episodio 7: Il sottile diaframma tra realtà e incubo
- Episodio 8: Come un fotogramma sospeso
- Episodio 9: Do. Do. Do.
Penso di cominciare a capire il sottotesto che poco a poco stai rivelando, ma non dirò nulla, se non che, mentre leggevo il passaggio che descrive quella sorta di “ribaltamento” di ruoli tra Mirco e i bambini, ho sospettato che il “cattivo” qui sia proprio lui. Enfatizza anche la profonda ambiguità che determina i personaggi: dal punto di vista di Mirco i bambini sono senz’altro un tormento, ma dal punto di vista loro invece? La pelle pallida e morta non mente…
Ciao Gabriele. La pelle pallida e morta… Ho inserito questo dettaglio in fase di revisione, dopo mille dubbi. Era molto più sfumato in prima stesura, ma ho pensato che fosse il momento lasciar passare qualcosa di più.