Cominci Nuovo, senza dolore pt.2
Serie: Di sicuro non è un libro
- Episodio 1: Di sicuro non è un libro
- Episodio 2: La Voglia di fare
- Episodio 3: Contenitori: il mio.
- Episodio 4: Falsi leader
- Episodio 5: Apro la testa a te
- Episodio 6: Amo i ricci
- Episodio 7: L’altra città
- Episodio 8: La mia città, il vecchio va’
- Episodio 9: Cominci Nuovo
- Episodio 10: Cominci nuovo, senza dolore parte 1
- Episodio 1: La mia città, il vecchio va
- Episodio 2: Cominci Nuovo, senza dolore pt.2
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Capace di tanto nell’anno prima, non fui capace di niente in quel periodo, tra gennaio e aprile. E ora ero li. Versavo litri di anima, senza un dolore vero che premesse sul rubinetto. Passavo il tempo tra quiz, triste musica e lacrime.
Andammo al cinema quella sera. “Non ti muovere” di Sergio Castelletto. Ricordo l’amore dei protagonisti, e, la morte di lei. Quasi a volermi dire che prima o poi tutto finisce. O che tutto inizia per finire. Mentre la riaccompagnavo a casa, le dissi quello che mi succedeva, e come era logico aspettarsi, non dette la risposta che avrei voluto: ciò che cercavo non era stato ancora scritto. Stavo crescendo, stavo cambiando, avevo già cambiato vita. Non lo avevo accettato, e la non-voglia di vita mi aveva acchiappato. Ero fermo, mentre gli altri continuavano il cammino di ogni giorno. Volevo qualcuno che si fermasse con me, ma fu bene che nessuno mi aspettò. Fu bene che S mi vide piangere, avevo aspettato troppo, lei doveva andare. Fu bene perché fui vero, e vero così come ero, lei forse lì si disinnamorò. Fu bene, perché non si piange per ciò che potrebbe accadere, soprattutto senza prove di realizzo, e senza scena chiara di ciò che si possa realizzare. Non so cosa pensasse in quel momento, ma spero abbia pensato il peggio, il peggio di me era lì, davanti a lei.
Era arrivato marzo, ed ero pure geloso, lei partì e successe tutto in fretta. Paranoico, anzi, già lo ero, ma in quei giorni, fu manifesto.
Che orrida e arida sensazione provo adesso del mio comportamento.
Il giorno dopo il ritorno, era tutto scritto. Eravamo sul mio letto e lei mi guardava mentre raccontava del viaggio. Avrei voluto che stesse zitta. Porco io.
Avrei voluto si fermasse, avrei voluto sentirmi dire che quella gita era stata solo un impedimento per il nostro amore, avrei voluto sentire che non sarebbe dovuta partire perché le ero mancato troppo, e che voleva solo me.
Mi guardò, con gli occhi eccitati dai racconti, vivi, e io avevo dimenticato che una gita è qualcosa di infinito. Non capivo perché, perché doveva preferire una gita a me? Porco io.
Mi guardò e mi abbracciò, era magnificamente felice. Porco io. Scoppiai.
Il primo pensiero fu: «Sei stata con qualcuno, con chi ?»
Perché quell’abbraccio creò questi morti nella mia mente non lo so. Tutto era ormai innescato. Dovevo farla finita, senza aver un motivo, dovevo farla finita con quel pianto infinito, e invece misi fine alla cosa più bella che avessi mai avuto.
Volevo vederla l’indomani per verificare la mia sensazione.
La chiamai, dissi di vederci: rispose che era con una sua compagna.
Non pensai minimamente, l’unica cosa che mi uscì, fu un «Cazzo, siete stati in gita, vuoi stare un po’ con me ?»
Non ero vinto. La mia pazzia, come Orlando, non era ancora scoppiata.
La paranoia e la fine annunciata da quel sapore particolare avuto il giorno prima, presero la palla sulla fascia, e contro una difesa da Borgonovo F.C., segnarono il più stupido dei gol in contropiede.
Scesi a Catania, per investigare su ciò che mi aveva detto. Dentro di me pensavo che fosse abbracciata chissà a chi. Forse era vero che qualcosa fosse successo, ma non avevo la minima prova. Con una scusa, riuscii a vederla sotto casa della sua amica. Ma non trovai ciò che dovevo trovare. Non c’era nessun ragazzo, solo la sua amica.
Le chiesi di uscire, scoppiai a piangere: la rabbia della cattiveria non compiuta, della diavoleria, del peccato di infamia, trovarono il loro spuntone a forma di zoccolo di gnu.
Mi tolsi il mezzo cuore che avevo al petto. Lo diedi a lei, la guardai, e, le dissi che non aveva saputo amarmi come volevo, scaricando tutto ilmio star male su di lei.
Le dissi che era finita e andai via. Piangerei ora, per recuperare quanto non piansi durante la strada del ritorno, convinto come ero di avere fatto la cosa giusta, e che se fossero state vere tutte le sue parole d’amore, lei sarebbe tornata, per ricominciare.
Ma non avevo chiuso proprio niente. Avevo sbagliato un rigore al novantesimo.
Bastò veder passare le ore, e il pomeriggio, per cancellare quell’orgoglio immotivato, per farmi tornare sui miei passi. Avevo calpestato la merda, ma era capitato senza che io lo volessi; pazzia, paranoia, e insicurezza mi avevano guidato contromano in una mulattiera piena di sterco di capra. Caprone io. Tornai sui miei passi, chiedendole di cancellare quel giorno. Disse che una pausa ci avrebbe fatto bene, e che avrebbe dovuto riflettere. Il giorno dei chiarimenti arrivò. E fu solo per dirmi addio. Fu solo per uccidere. Fu male e fu bene. Finì. E io finì veramente di vivere.
Per cinque giorni mollai tutto: non mangiai, persi quella pancetta sedentaria in un lago di anima e di amore persi per sempre. Piansi per un motivo, finalmente!
Non all’indomani incerto, non ai soldi, non al non avere una macchina, non al vento diedi le mie lacrime.
Voglio rendere onore all’amore, ai morti, cantanti d’amore, e chi come me ha sofferto, e, magari ora soffre.
Vi dedico questa canzone. Grazie Faber, Amico Fragile.
“Canzone dell’amore perduto”
Ricordi sbocciavan le viole,
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”
Vorrei dirti ora le stesse cose
Ma come fan presto Amore ad appassir le rose, così per noi
L’amore che strappa i capelli è perduto ormai
non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole d’un aprile ormai lontano
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato
per un amore nuovo
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato
per un amore nuovo.
Riprendo dai dubbi. Non dirò niente al riguardo. Nessun consiglio ti darò per affrontare i dubbi.
Ho dipinto, come spesso fatto in questa scatola di parole, immagini che sono ancora dentro di me, per te.
Così, se ti pare, falle tue, oppure ridisegnale, con i tuoi pastelli di cera.
Da prendersi come si vuole, ciò che è colorato da me. Tutto o niente, infinitamente. come suona bene questa parola.
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