Cominci Nuovo

Serie: Di sicuro non è un libro


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un anno è andato, un Nuovo inizia.
Cosa porterà?

Cominci Nuovocon le medesime cose di prima. Con i medesimi ritmi, le solite abitudini, le vecchie persone, quelle che si stanno scoprendo. Ma sento che qualcosa già mi chiama. Palpo questo profumo di sensazioni nuove. E’ tanto che penso, che rifletto, nonostante il tanto tempo passato a non fermarmi mai. Sono forte, più forte nella testa, sempre più come mi sono voluto. E quindi, anche se in apparenza non sembra, più solo. Piccole cose che mi riflettono, le trovo solo a pezzi negli altri. 

Una love-story strana.  Sposata, dice di amarmi e di volermi, di voler fare l’amore con me, via telefono o via messaggio. Senza esserci visti. Nessuna donna quindi. Solo alcuni appunti di potenziali im-possibili amori a lungo termine.

Lo studio, le mie lezioni sottopagate, il pensiero di cambiare vita in attesa di una laurea che si trascina, un anno dopo del previsto. L’avevo previsto quando sono entrato, ma sono cambiate molte cose. 

Non si sente più, ad esempio, l’istinto di fare musica. Troppi pensieri, infinite cose da fare, e così poco tempo per farle tutte. Si smette di urlare, per farsi sentire, se si vede che tutti parlano a bassa voce. Si è smesso, noi Diamanti

E col tempo ho perso l’idea di essere parte dei Diamanti Grezzi, e ho solo la sensazione che siamo usciti dalla miniera, che ognuno siede sul collo di qualcuno: sul proprio collo, probabilmente. Io mi sento ancora in quella miniera. 

Ogni tanto uno scende, passa a salutare, si parla, si beve, si organizza una festa, ma non c’è la voglia di dormirci in miniera. Di starci in miniera. Penso manchi il bisogno di essere speciali. Che tutto sia fatto non è vero, io non ci credo. Per questo continuo a provare. Vorrei cantare. Voglio dire le cose che ho scritto, voglio dirle, mi completa dirle. Mi sono sentito meglio ogni volta che le ho cantate, fuori.

Il tempo, in questa stanza, ha visto tante persone, ma, più di tutto, ha sentito la mia voce, i pianti, i momenti di pazzia, e tutte le parole che ho urlato, cantando. Qui è piccolo, le parole soffocano, anzi soffocano me. Perché sono troppe, e troppo piene di arie e di ricordi.

Per questo forse scrivo questo libro. Non posso non scrivere, tu chiamale se vuoi emozioni.

Ascolto “I Giardini di marzo”. Mettila se vuoi. Sento gli archi piangere, e le parole scorrere su una pista di sabbia, biglie, o serpenti senza ragione. Non pensare all’effetto che potrà fare. Spesso vedo che le persone trovano difficile provare la tristezza naturalmente.  Le persone sembrano urtate dal provare tristezza.  Sembra che provare tristezza o malinconia sia nocivo alla propria immagine. Perché tutti sono felici e tranquilli, sereni ed esaltati, e la nostra immagine di agiatezza, con la tristezza, creerebbe un ossimoro di emozioni, in contrasto con i sentimenti apparenti degli altri. La malinconia, la paranoia, e la tristezza non sono ben accette nel Bel paese. Tutti hanno un motivo per essere tristi o malinconici, almeno una volta a settimana. Ma le credenze, colme di biscotti amari, non le apre nessuno, e sarebbe rischioso, far cadere tutti i barattoli per prendere un solo amaretto.

Fa bene prendere un amaretto ogni tanto, perché così libero in fretta la scatola, piuttosto che accumulare una dispensa. I miei amaretti sono una pesca innocente e saltuaria ma sempre presente. Sono naturali, mi vengono da dentro, mi libero senza accorgermene, senza pensare di sentire la malinconia, ad uno ad uno, scivolano, sulla neve che per ora tiene fresco il mio cuore. Una neve poco spessa, squagliata dai giorni con la comitiva, con gli amici di sempre, con nessuna ragazza in particolare, ma con tante che entrano in testa per tanti motivi. 

Con Maria, che si fa sempre più presente, sempre bella, sempre fresca. Questa Maria, mi libera, come mi liberano i miei amaretti e i miei caffè, le mie sigarette gustate, ridere, ballare,  la birra, la nuova musica e quella vecchia, le persone che scopro e poi ricopro, Gregory House e la sua odiosità troppo divertente, i film, pochi purtroppo, i pensieri di vita, i ricordi di più vite, i pensieri, le emozioni, le mie canzoni per ora interrotte. Mancano i Diamanti. Mi manca davvero qualcosa di valore.

DuemilasetteCominci con la solita apparente diversità. Apparentemente dovresti essere diverso. Cosa porterai NuovoHai portato la prima festa di laurea di un mio amico. 

Remember when you were young, you shine like the sun Shine on you crazy diamond…

Ricordi quando eri giovane tu splendevi come il sole….Splendi su di te pazzo diamante….”

Io l’ho tradotta così.

Quando si è ragazzi o bambini, si splende. Come dei diamanti. Mi rende felice forse sapere che tra compagni di scuola, ognuno, conserva ricordi di quel periodo. Adolescenza. 

E’ forse questo che ti fa venire la voglia di non perdere quelle persone. E noi non ci siamo persi. Bello, molto bello. 

La festa di laurea di uno di noi. Che occasione con faccia normale. Non pensiamo un secondo alla filosofia che sta dietro ai nostri rapporti, vogliamo ancora sentirci dei ragazzini, non dei ragazzi dottori in ingegneria, economia, psicologia, o iuris magister. Risate, cazzate, facce strambe, farsa, le prese per il culo, i nostri versi, ghiaccio nelle mutande al festeggiato, la sangria, i racconti di questi tempi in cui non ci siamo visti, Maria. Tutto scorre, e noi siamo liberi per questa sera. Siamo ancora ragazzi, non quasi dottori.

 Cosa porterai Nuovo? Sono curioso. Cose nuove sicuramente, e tante cose forse rimarranno così come sono. Chissà quale persona incontrerò, chissà quali cose farò. O magari non conoscerò nessuna nuova possibile futura ex-donna della mia vita. Forse sarà un anno da uomini, senza casini, senza sentimenti spinti, senza cristalli di eternità, senza dipinti incompleti e senza porpora d’amore o di passione. 

Sarai aroma di frutta e di mare quando arriverà l’estate, sarai giallo, perché qui è sempre tutto giallo, e tutto luce e tutto mare, odori e sapori. Sarai peperone, e sarai verde, saranno fiori femmine o saranno spore di inutile dissenso , semi di nullità, o petali di dolce brio, nichilista, blasfemo, ma tanto caro, tanto piacevole e tanto verde. 

Destati.

Continua...

Serie: Di sicuro non è un libro


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