Bisbigli -02- Compromissioni
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu. Il governatore – Atto I
- Episodio 2: Xenu. Il dominatore – Atto II
- Episodio 3: Xenu. Il creatore di grappoli – Atto III
- Episodio 4: La malia della Malaluna – Mattina
- Episodio 5: La malia della Malaluna – Pomeriggio
- Episodio 6: La malia della Malaluna – Sera
- Episodio 7: La malia della Malaluna – Norma
- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
- Episodio 9: La malia della Malaluna – Alba
- Episodio 10: Effetto Prismatico
- Episodio 1: Xenu – Il pilota di Douglas DC-8 – Atto IV
- Episodio 2: Xenu – Il mastro catenaio – Finale
- Episodio 3: Bisbigli – 01 – La psicoteracosalÃ
- Episodio 4: Bisbigli -02- Compromissioni
STAGIONE 1
STAGIONE 2
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Questa è la parte più inverosimile del racconto: io che mi reco in uno studio di una psicoterapeuta, cosa alquanto improbabile vista la mia avversione nei riguardi di chi prova a modificare le linee di pensiero altrui. Però ho un paio di amiche che praticano questa professione e le ammiro.
Il portone ha una targa rettangolare, semplice, essenziale. Sfoggia la sua presenza aurea sul mogano Sapelli di un elegante ingresso:
Dott.ssa Franca Carraro
Psicologa e Psicoterapeuta
Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale.
«Lo sto facendo davvero» sussurro a me stesso rassegnato, cercando il cognome tra i numerosi pulsanti disponibili.
«Sì?» risponde una voce molto giovane al citofono.
«Ehm, ecco… Sono Grancanché, avevo un appuntamento alle cinque.» incespico sulle parole.
«Terzo piano, la seconda porta a sinistra.» l’accento veneto è quasi palpabile.
«Grazie.»
Il portone emette un ronzio, poi la serratura scatta.
Prendo l’ascensore, guardandomi allo specchio per accertare il mio stato d’ansia.
«Oggi mi ricoverano» dico convinto al riflesso. .
La segretaria non ha più di vent’anni, una lunga coda di cavallo tenuta da un elastico di tessuto nero, un sorriso annoiato e delle unghie laccate rumorose.
«Si accomodi pure, la dottoressa Carraro la sta aspettando.»
«Grazie mille» le rispondo indicando dubbioso una porta a vetri, ma la segretaria era già immersa a digitare qualcosa davanti a un monitor CRT Flatron 776FM.
Busso delicatamente: «È permesso?»
«Prego» risponde una voce calda e accogliente.
Lo studio è illuminato da una grande finestra alle spalle della scrivania della dottoressa, le pareti hanno un colore verde pastello rilassante, probabilmente concordato e studiato, una libreria con volumi allineati per tonalità di copertina, un divanetto, una sedia e qualche quadro astratto con figure geometriche.
«Emiliano, vero? Piacere di conoscerla. Si accomodi pure dove si sente più a suo agio» la dottoressa è in piedi, ha i capelli color miele che le arrivano alle spalle, una camicetta bianca, su una gonna nera elegante.
Sorride amabilmente, come se mi conoscesse da tempo.
Mi siedo davanti la sua scrivania, mi sento teso, ma so che è dovuto soltanto alla novità della situazione.
«Il piacere è mio» rispondo con un sorriso tirato.
«Prima di iniziare, le spiego brevemente come lavoro. Questo è uno spazio riservato in cui può parlare liberamente. Oggi non c’è alcuna pressione di conoscere tutto: mi interessa soprattutto capire cosa l’ha portata qui e che cosa si aspetta da questi incontri» si siede e afferra un blocco per appunti nuovo, insieme ad una penna a sfera classica.
«Questa per me è la prima volta. Non ero mai stato in uno studio di psicologia, quindi le chiedo scusa in anticipo se non uso i termini corretti per indicarle ciò che provo.»
Mi sembra di essere tornato all’ansia dell’esame di terza media.
«Non si scusi. Qui non ha bisogno di chiedere scusa perché cerca di dare un senso a quello che sta vivendo. È esattamente la ragione per cui è venuto» lo dice con un sorriso che sembra sincero, una piccola spinta.
«Beh, non so come spiegarglielo altrimenti, ma ho pensato di venire da lei a causa di una voce che mi pare di sentire da qualche tempo… ma solo quando sto per addormentarmi o la mattina appena mi sveglio… è proprio nel momento in cui i pensieri iniziano a prendere strane direzioni» sposto il peso sulla seduta e stringo i braccioli: «è una voce che suona reale, femminile ed educata, magari mi chiama per un aiuto… come se cercasse qualcuno che l’ascolti, ma non ho gli strumenti per dire o capire perché proprio io, lo so che è solo nella mia testa, ma è probabile che voglia un qualche tipo di conforto… dottoressa, immagino stia pensando ad un mio ricovero urgente» sorrido, ma mi scopro a fissare i vari frammenti di marmo delle mattonelle lucide alla palladiana.
Dopo un silenzio che fa risaltare il ticchettio dell’orologio alle mie spalle come martellate su un’incudine, la voce cristallina della dottoressa spezza l’attesa: «Lei continua a usare espressioni come aiuto, è probabile, magari, cosa voglia. Questo mi dice che sta prendendo sul serio la sua esperienza, ma allo stesso tempo continua a metterla in discussione. Non mi sta chiedendo di confermare che esista davvero qualcuno che le parla. Mi sta chiedendo di aiutarla a capire» segna qualcosa sul taccuino mentre conclude la frase con un sorriso appena visibile.
«Non ho idea del perché stia succedendo questo, non so neanche se sia uno stupido sogno o una grave forma di psicosi, ma a me suona come una richiesta. Mi piacerebbe essere amico di questa voce, ascoltare quello che ha da dire, così da capire se posso aiutarla in qualche modo… mi sento davvero un idiota» stringo la stoffa dei jeans per paura di una risposta affermativa.
«No, non mi permetterei mai di darle una tale etichetta» accenna un sorriso ironico: «Sembra avere una curiosità sincera nei riguardi di questo fenomeno. Non mi ha detto di volere che smetta o che continui, vuole comprenderla» annuisce in modo lento la dottoressa.
«Volevo condividere con lei una mia idea, ma la consideri solo un’ipotesi: mi ha descritto la sua esperienza come un qualcosa che accade quando lei è in procinto di prender sonno o viceversa, uno stato in cui il cervello è in grado di produrre esperienze percettive molto vivide» sembra evitare termini troppo tecnici.
«Non dico che sia un motivo per poterle dire che si tratta di questo o di quest’altro, ma è un elemento che ha un certo peso e per questo motivo posso spingermi ad affermare che la sua non sia una condizione da considerare gravemente patologica. Naturalmente continueremo ad esplorare questa esperienza, nel caso dovessero comparire delle variazioni: la voce si dovesse manifestare di giorno, dovesse diventare minacciosa o impartire degli ordini» apre il blocco degli appunti.
«C’è una domanda che però continua a tornarmi in mente da quando ha iniziato a parlare…» sorride imbarazzata la dottoressa, come se stesse per sfiorare la mia sfera personale: «mia sorella, mi parla sempre di quanto simpatico e gentile lei sia con tutti, lei vive costantemente a contatto con centinaia di persone… di clienti, so che ha un’amica strettissima e persino un ottimo rapporto con la sua ex. Maela è una chiacchierona, le chiedo scusa se sfrutto questi mormorii.»
Non so se ridere o sotterrarmi, non capisco neanche se ho assunto la colorazione bordeaux delle tende.
«Comunque, quando mi parla di questa voce lei usa termini come amicizia, conforto, aiutare e ascoltare…» la dottoressa fissa direttamente la mia anima.
«Emiliano, nella vita quotidiana, lei si sente davvero ascoltato da qualcuno?»
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