Confinati nella villa

Serie: La frontiera


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I giorni scorrono tranquilli fino a quando giungono preoccupanti notizie

«Anton mi dice che ci sono degli stranieri a Lakvi. Avevo chiesto ai miei ragazzi di prestare attenzione ad eventuali arrivi di sconosciuti e di mettere all’erta anche famigliari ed amici. Un suo cugino ha notato, questa mattina, un gruppetto che aveva bivaccato a meno di un chilometro dal paese e si è precipitato a riferirglielo. Anton, prima di avvisarmi, ha voluto sincerarsi di persona e si è fatto accompagnare sul posto: ha preso in prestito un paio di capre dello zio e, fischiettando, è passato a una ventina di metri da loro che lo hanno chiamato tentando poi delle domande, alle quali lui ha opposto la faccia attonita di chi non capisce un linguaggio diverso dal suo. Si è anche divertito nel sentire le loro imprecazioni e gli insulti che gli venivano rivolti e che conosce perché sono gli stessi che usano i pescatori sulla costa ed anche gli slavi che ritengono, chissà come mai, che bestemmie e offese siano più efficaci in italiano. Comunque, dato che non capiva, lo hanno cacciato in malo modo quando lui, però, aveva già sentito e visto ciò che lo interessava. Ora, se avete domande gliele traduco perché, anche se capisce un po’ di italiano, è meglio andare sul sicuro.»

«Erano in divisa?» chiese Claudio dando per scontata la risposta negativa.

«Dice che erano in abbigliamento da cacciatori ma che i pugnali che avevano alle cinture sembravano tutti uguali e questo gli è parso strano.»

«Avevano carabine o altre armi?» continuò Claudio.

Omar tradusse ed Anton ci pensò bene prima di rispondere: «Dice che alla vista non avevano armi ma che uno di loro, chinato sullo zaino alla ricerca di qualcosa, ne aveva tolto ed appoggiato a terra uno strano attrezzo di colore chiaro che gli sembrava avesse un mirino e una canna non molto lunga.»

La descrizione fatta da Anton corrispondeva all’arma che avevamo in dotazione alla frontiera e, quindi, dava la certezza di chi fossero e chi cercassero quegli individui. Non ne fummo contenti.

«Ringrazialo da parte nostra,» disse Claudio, «e chiedigli se ha notato il colore dei capelli di chi gli faceva le domande.»

«Lunghi e rossi.» rispose Anton anticipando la traduzione. Il particolare confermava che Volpe non aveva rinunciato alla caccia.

Chiedemmo ad Omar se avesse da prestarci delle armi più efficaci delle nostre balestre e lui, dopo qualche secondo rispose:

«Amici miei, posso capire ciò che vi anima, ma da questo momento voi siete confinati all’interno della villa. Il problema è mio, della sovranità turca che rappresento, ed è mia la responsabilità di risolverlo al meglio.»

«Ma no Omar!» replicai, «quegli uomini cercano noi e siamo noi che dobbiamo affrontarli e chiudere la questione.»

«Davvero Lukas? Marco non è un combattente, Claudio è menomato e tu ed Aurora, per quanto motivati, sareste sopraffatti senza fatica. Poi, ti sembra ammissibile che io, autorità incaricata di amministrare questi luoghi, possa stare a guardare mentre due fazioni di uno stato ostile si affrontano sul mio territorio? La risolvo io la questione, non preoccupartene.»

«Ma anche tu Omar, cosa pensi di poter fare? Hai quattro ragazzini male armati, cosa potranno mai fare contro gente che ogni giorno combatte per mestiere?»

«Mi stai annoiando Lukas. Sono qua da quasi trent’anni, pensi che abbia trascorso il mio tempo solo raccontando storie per allietare gli ospiti? Non essere presuntuoso e lascia che faccia ciò per cui sono pagato!» Disse questo alzando la mano per fermare ulteriori repliche e si rivolse ad Anton con tono perentorio:

«Da questo momento e fino a quando la faccenda non sarà sistemata nessuno esce dalla villa, tu, Goran e Petar compresi! Chiaro?»

Il ragazzo, ansioso di partecipare all’azione, mugugnò, rassegnato, di aver compreso l’ordine.

Mentre scuotevo il capo disapprovando entrò in sala un uomo di colore dal fisico atletico, sicuramente un africano, che salutò militarmente portando la mano alla fronte. Indossava una mimetica scura, un basco verde in testa e dei grossi anfibi ai piedi; imbracciava una mitraglietta a guida laser, al collo portava quello che reputavo un visore notturno e al suo fianco sinistro pendeva un machete: non sembrava certo un dilettante. Si rivolse ad Omar:

«Generale, noi siamo pronti.»

«Grazie Kunta. Le istruzioni ti sono chiare? Hai dubbi?» chiese.

«Nessun dubbio Generale!»

«Allora andate. Massima priorità all’incolumità degli uomini, mi raccomando.» Il militare salutò ed uscì deciso.

Io non capivo, ero confuso ed ancora una volta fu Omar a soccorrermi e a spiegarmi ciò che mi sfuggiva:

«Lukas, rilassati. Kunta sa il fatto suo e gli uomini che guida sono ben addestrati e in grado di fronteggiare i tuoi ex amici anche senza armi a ricerca termica come le loro. Vedrai che tutto andrà bene e chiuderemo questa storia nel miglior modo possibile.»

«È che non immaginavo tu avessi un esercito. Conosco Anton e gli altri due ragazzi e non sarebbero stati in grado di affrontare Volpe, temevo per loro.» dissi.

«Lo so e ti fa onore. Ma credevi che la Turchia avesse lasciato me e Fatima da soli a mantenere l’ordine? I soldati che sono qua erano con me al fronte e mi hanno seguito come volontari: la maggior parte turchi, qualcuno iraniano, altri, come Kunta, del centro Africa ed altri ancora europei, c’è perfino un sudamericano, cileno per la precisione. All’inizio non è stato facile per noi e la popolazione ci guardava con diffidenza ma in seguito hanno apprezzato il nostro modo di agire. La ridistribuzione delle risorse, la difesa dalle bande di tagliagole che scendevano dai monti a depredare e la riorganizzazione delle infrastrutture di base hanno cambiato in meglio la loro vita. Molti dei miei ragazzi non avevano ancora vent’anni quando siamo arrivati. Nel tempo i rapporti con la gente del posto si sono consolidati e quasi tutti hanno trovato moglie o marito e avuto figli ed amano questa terra come fosse la loro.» si fermò un istante, poi riprese, «Se non fossi una persona modesta direi di aver fatto un ottimo lavoro!» concluse con un sorriso ironico.

Serie: La frontiera


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Discussioni

  1. “«Se non fossi una persona modesta direi di aver fatto un ottimo lavoro!» concluse con un sorriso ironico.”
    E perché mai essere modesti? Quando ci vuole ci vuole. Un bell’episodio, ricco di avvenimenti e nel quale ci fornisci informazioni che aprono spiragli nella storia. Interessante anche il nuovo personaggio che hai introdotto e che movimenta l’azione. Sempre bello seguire la tua serie

  2. Ciao Giuseppe. Ho appena letto l’episodio dopo alcuni giorni e devo dire che sei riuscito, anche in questo racconto, a tenere alta l’attenzione sulle vicende dei personaggi. Complimenti!!! 👏

  3. Omar, Kunta e tutti gli altri sanno sicuramente il fatto loro, eppure non posso fare a meno di incrociare le dita… temo che Volpe possa avere qualche asso nella manica o che, in qualche modo, lo sottovalutino troppo.
    Comunque dovremmo essere tutti un po’ come Anton, vivremmo con molta più leggerezza! 😸
    Come sempre, mi spiace arrivare alla fine dell’episodio e dover aspettare il prossimo. 🪻🪻🪻🪻

  4. Combini la fiducia per il futuro, lo spirito d’avventura e la prosa accattivante di un romanzo d’avventura alla Jack London con la visione moderna e la saggezza dei nostri tempi. Non smette di trascinarmi, questo romanzo.

    1. Grazie Giancarlo. Più ce ne metto e più ce ne metterei a rischio di debordare. L’idea è di portarli, risolte alcune situazioni, in Africa. Un ritorno alle origini e un inno alla fratellanza di tutti gli umani. I miei ragazzi sono bravi vedremo se riuscirò ad essere alla loro altezza.

  5. Omar è in gamba! Bel personaggio che ti è venuto fuori.
    Kunta è un omaggio al libro “Radici”, immagino.

    1. Si, doveva essere una presenza occasionale ma non ne vuole sapere di abbandonare la scena. Gli allungherò la vita, lo merita! Kunta Kinte sempre nei miei ricordi ❤️. Grazie Francesco, sapere che ancora mi segui mi da coraggio per proseguire.

  6. Mamma che sguardo ‘sto Kunta. L’ hai scelta bene la foto. Si capisce subito che la tregua sta per finire. E d’ altra parte non mi pare che questa serie sia nata con l’intento di raccontare storie ” per allietare gli ospiti”. Quindi tutto torna. Si torna a combattere. Spero arrivi presto un trattato di pace e non solo per i protagonisti di questo conflitto immaginario.

    1. Ciao Maria Luisa, la pace arriverà perché l’uomo, quando è ridotto ai minimi termini, diventa ragionevole. Alla fine vincono i buoni perché, se nella nostra storia avessero vinto i cattivi non saremmo qua a raccontarla. Ma che fatica!!!🌹