Conoscenza

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Dopo poco il duca di Bistris iniziò a parlare, ma, notò Sonja, i suoi occhi non si erano mai fermati su di lei per poco più che qualche secondo come se al ragazzo non importasse di chi aveva accanto: “E così voi siete la famosa donna che scandalizzò tutta la corte dei Carli chiedendo al duca se sapeva quale fosse la funzione degli uomini eh?” chiese con voce calda e quasi ipnotica: “Oh beh… Si sono io signor duca, ma ero giovane allora, cioè più giovane, ora sono cresciuta” rispose Sonja, sentendosi stranamente imbarazzata dal fatto che quell’avvenente uomo fosse a conoscenza anche dei tratti più rigidi del suo carattere. “Oh certo siete cresciuta, ma il vostro rispetto verso gli uomini non è aumentato vero?” “Beh signor duca non sono abituata a portare rispetto a chi non lo merita!” Rispose la ragazza, alzando lo sguardo sul suo accompagnatore e ritrovando in fretta la sicurezza che la caratterizzava. “Nemmeno il vostro stesso fratello ritenete degno di rispetto? Mi hanno riferito ciò che gli avete detto poche settimane fa, e di fronte a tutta la guardia poi… Suvvia non arrossite, a mio parere un carattere deciso è una cosa di cui andare fieri. Non mi sono mai piaciute le donne che subiscono e basta, prediligo quelle più, come dire, impetuose che fanno sentire la loro voce, certo però che ci sono ambiti di competenza maschile nei quali non ammetto intromissioni!” “Sono lieta di udire da voi simili parole, non ho mai apprezzato gli uomini che ritengono come unico comportamento lecito in una donna quello sottomesso; alcune decisioni necessitano l’intervento femminili, inoltre gradisco poter avere delle mie libertà. Spero pertanto che il rapporto tra di noi possa raggiungere un equilibrio di reciproca soddisfazione” Con un sorriso oscurato da quella che, per un secondo, parve vera cattiveria, il giovane commentò sicuro “Non ho alcun dubbio che sarà così mia cara, alcun dubbio…” Trascorsero alcuni minuti avvolti nel silenzio, poi toccò a Sonja iniziare una nuova conversazione: “Raccontatemi di voi, Signor duca, so solo che siete un grande viaggiatore!” “Si lo ero” rispose il giovane con aria sognante: “Ma ora ho deciso che è giunto il momento di tornare a stabilirmi in modo fisso nel mio ducato e dedicarmi a donare eredi al mio nobile casato” soggiunse in tono poco convinto: “Fin da piccolo coltivo la passione per le lunghe cavalcate solitarie, l’unica cosa capace di ridarmi la serenità, le battute di caccia con i miei altolocati amici e gli allenamenti di scherma. Ho gusti selettivi e raffinati, molte sono le giovani che ho esaminato cercando la mia futura consorte, ma nessuna di loro rispondeva alle mie richieste in modo esaustivo come voi…” “Perché, cosa ho mai io che altre non hanno?” “Come siete curiosa! Voi siete giovane, anche se non più bambina, siete di bell’aspetto, siete nobile…” “Ho una cospicua eredità” “Oh non pensiate che vi voglia per i soldi” osservò il giovane con voce contrariata: “Il mio rango e la mia stirpe mi danno tutto quello di cui necessito.” Per una seconda volta cadde tra i due un silenzio imbarazzato e, assorti nei propri intimi profondi pensieri, i giovani raggiunsero il centro del giardino, qui il duca propose di sedersi su una panchina di marmo bianco, sotto uno spoglio salice piangente. Nonostante i suoi iniziali propositi Sonja cominciava, suo rammarico, a provare attrazione per il futuro sposo conquistata dai suoi modi garbati e seducenti, nonché dal suo bell’aspetto e per l’ennesima volta, posando gli occhi su di lui, la giovane si ripromise di non farsi troppo ammaliare dalla beltà del suo promesso e di conservare il suo carattere indipendente. Però si sentiva anche a disagio accanto a quel ragazzo che durante tutta la passeggiata l’aveva osservata, scrutata nei particolari, ma allo stesso tempo era stato sfuggente e non aveva mai voluto incrociare il suo sguardo, guardandola in volto pochissime volte; comunque fosse, si disse la ragazza, era un giovane cortese, pacato e molto affascinante pertanto era possibile non dare peso al suo, a volte, strano comportamento.

Erano seduti da poco, quando un paggio venne a chiamarli dicendo loro che, nella sala grande il banchetto era pronto per essere gustato, dopodiché il messo si ritirò nel castello lasciandoli di nuovo soli. Il duca si alzò dalla panchina, con un’espressione di disappunto sul viso quasi come se non avesse gradito quell’interruzione, poi porse il braccio a Sonja che lo prese con garbo e, ancora avvolti nel silenzio, i due giovani, a braccetto, si avviarono verso il castello. Erano giunti a metà percorso quando il duca si voltò e fece un cenno ai servitori che fino a lì li avevano seguiti, essi prontamente retrocessero fino all’imbocco di un altro sentiero nel quale sparirono; poi il giovane cambiò bruscamente strada e guidò la duchessina che ancora teneva al braccio, troppo stupita per opporre resistenza, verso l’interno del giardino sud, trascinandola senza una direzione precisa, in un intricato sistema di siepi e sentieri, fermandosi solo sotto una grande quercia dai rami totalmente spogli. Lì lui l’afferrò per la vita e se la strinse al petto premendo tanto da farle male. Poi le prese la nuca e le avvicinò il viso al suo, prese a baciarle la guancia poi si spostò sulla bocca. Dopo averle lievemente morso un labbro la baciò con impeto, togliendole il fiato per lo sdegno e la sorpresa. Sonja sentì la lingua di lui che premeva contro le sue labbra e, presa alla sprovvista le schiuse, ma se ne pentì quando un senso di nausea le attanagliò lo stomaco sentendo il duca che, sensualmente, le leccava i denti. Mentre ancora le loro bocche erano congiunte, lui le pose una mano sulla schiena, slacciò in fretta la pelliccia e la gettò sul terreno, poi fece scorrere le dita sul raso del vestito finché trovò il laccio che chiudeva il corpetto il quale le serrava indosso l’abito. Il giovane iniziò a tirare il sottile nastro nell’evidente intento di sciogliere il nodo. Sonja ringraziò mentalmente Lady Alysa per averle fermato il vestito con un intreccio particolare di sua segreta invenzione, poi la ragazza iniziò a lottare per districarsi dall’abbraccio del duca che, frustrato la stringeva sempre più forte. Dopo essersi un poco dimenata tra quelle braccia che la imprigionavano Sonja riuscì a liberarsi e fatto un passo indietro, ansante, guardò il duca che, rosso in viso con il fiato corto e gli occhi che emanavano lampi di collera, la fissava attonito non riuscendo a credere che lei gli fosse scappata. Lo schiaffo arrivò inaspettato e violento tanto che Sonja si lasciò sfuggire un grido di dolore e, perdendo l’equilibrio, finì a terra. Velocissimo il duca le fu sopra bloccandole ogni via di fuga, poi le sibilò con voce gelida e crudele ad un orecchio: “Siete mia Sonja e non cercate di sfuggirmi perché sapete che con tutte queste gonne addosso sareste molto più lenta di me nella corsa. Avete auspicato ad una reciproca soddisfazione poco fa, dunque permettetemi di soddisfarmi!” Detto ciò il giovane le rimise le mani addosso e mentre la baciava con foga sul collo e sulla faccia ritentò, invano, di scioglierle il fiocco del corpetto. Ma, se le parole del duca l’avevano spaventata, non le avevano certo fatto passare la voglia di allontanarlo da lei. Così Sonja si dibatté e dopo poco, con una ginocchiata andata a segno, riuscì a renderlo inoffensivo. La ragazza si alzò, si sistemò in fretta capelli e abito, si accovacciò accanto a lui e gli bisbigliò sarcastica: “Signor duca scoprirete a vostre spese che sono bugiarda e che non ho alcuna intenzione di provvedere alle vostre soddisfazioni!” Lo accarezzò con gelido scherno sulla fronte e giratasi corse via lasciandolo riverso a terra furente e dolorante.

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