Conseguenze

Serie: Dopo la Catastrofe

Terry rimase in attesa del nuovo ospite con l’arma spianata pronta a far fuoco attraverso il vecchio salone d’ingresso. Quando la porta cedette di schianto il soldato piantò per bene le gambe in modo da poter sparare uno o due colpi senza troppi problemi ma fu sorpreso nel constatare che non sarebbe servito: di fronte a lui c’era Paul. Quel bastardo era riuscito a salvarsi in qualche modo, qualunque cosa fosse successo ma l’ingresso “pirotecnico” aveva messo in serio pericolo la loro vita e la permanenza nella struttura.

“Cazzo, potevi far saltare l’intero edificio” urlò Terry abbandonando ogni cautela mentre gli correva incontro e lo aiutava a rimettersi in piedi. Il ragazzo era giovane ed atletico con un viso ed un corpo snello e la barba lo faceva apparire come un mendicante, lo guardò con un mezzo sorriso mentre si rialzava e prendeva la pistola dalla tasca.
“Dove cazzo è il tuo fucile?”
“Perso da qualche parte a Parigi, non credo che lo troveremo mai e non mi sembra il momento di cercarlo, dobbiamo scappare prima che sia troppo tardi. C’è un’uscita secondaria?”
“Sì ma prima devo andare a prendere due uomini al piano di sopra” rispose l’altro mentre si precipitava sulle scale.
“Chi sono? Dei nostri?”
“No, un italiano e un tedesco. Poi ti spiegherò se sopravviveremo a questa fantastica avventura. Spara a quei bastardi mentre io cerco di tornare il più rapidamente possibile.”

“Alberto, dobbiamo andarcene subito” urlò sulla soglia, gli spari al piano di sotto si stavano facendo molto frequenti. La pistola non aveva molte munizioni e Terry non era sicuro che Paul avesse ancora dei caricatori di riserva ai quali attingere in caso di necessità, il cuore batteva forte mentre il cervello cercava di pensare a come seminare tutti i simpatici inseguitori che volevano farli fuori.
“Dove andiamo?”
“Lontano da qui, la zona pullula di camminatori e stanno venendo tutti in questa direzione perciò è meglio togliere il disturbo prima che sia troppo tardi. Slegalo e poi legagli le mani strette dietro la schiena, per ora lo portiamo con noi. Io ti aspetto di sotto. Se tenta di fuggire uccidilo senza esitazione.”
Il prete non rispose mentre, con le mani tremanti, eseguiva l’ordine evitando di farsi uccidere dal nazista che, però, non sembrava intenzionato a farlo. Lo osservava di sfuggita come per non essere scoperto sul luogo di un delitto ma non diceva nulla, il respiro si faceva sempre più affannato e il sudore cominciava a colare dal collo.
“Non ti uccideremo, sta tranquillo, non finché sarò vivo e con loro.”
“Perché fai tutto questo?”
“Perché combatto per evitare che sia commesso un omicidio senza alcun motivo logico?”
“Sì.”
“Sono un uomo di Dio e non voglio che la vita perda valore, nemmeno dopo quello che voi avete fatto e nemmeno dopo quanto accaduto su questa Terra. Lotterò sempre per salvare la vita di qualcuno, la morte non è una punizione.”
Una raffica di colpi fece intuire loro che dovevano sbrigarsi, scesero le scale a grandi passi e si trovarono di fronte ai due che abbattevano senza sosta i camminatori più vicini che potevano diventare un serio pericolo, erano talmente impegnati nell’opera di “pulizia” che non si erano nemmeno accorti del loro arrivo.
“Ce ne avete messo di tempo, andiamocene via da qui. Non c’è più tempo da perdere, via Paul, via!” urlò Terry correndo verso la porta secondaria di legno marci che sembrava sul punto di sgretolarsi. Quando furono fuori soltanto la notte investiva l’aria e il mondo circostante, era difficile vedere dove stessero mettendo i piedi ma nessuno se lo stava domandando. Terry si voltò un paio di volte per verificare che tutti lo stessero seguendo senza fare troppe questioni. La piccola carovana era ovviamente più veloce dei camminatori ma non c’era da abbassare la guardia per nessun motivo, era proprio con disattenzioni del genere che si moriva a Parigi.

“Dove stiamo andando?” chiese Paul che si era affiancato a lui e lo guardava con aria preoccupata.
“Stiamo cercando il nostro quartier generale, non so dove sia, dovrebbe trovarsi ad un paio d’isolati da qui, almeno questa era la notizia che circolava qualche giorno fa ma il posto non rimane mai lo stesso per troppo tempo.”
“Speriamo che siano ancora lì, allora.”
“Alberto, tutto bene con il prigioniero?”
“Tutto bene ma non riesce ad andare molto veloce con le mani legate dietro la schiena.”
“Non mi interessa, nel caso fosse un peso lo lasceremo in pasto ai camminatori.”
“Non te lo permetterò.”
“Lo vedremo.”

Uscirono dal vicolo nel quale si trovavano e svoltarono a destra iniziando a percorrere un lungo viale tipico della città nel quale era facile correre e liberarsi di presenze indesiderate. Ai lati c’erano molte carcasse di auto che, ormai, erano mangiate dalle intemperie e dai bombardamenti che avevano investito la città negli anni precedenti. Erano state molte le vittime tra i civili e l’esodo causato dalla catastrofe e dalle circostanze avevano reso Parigi il fantasma di quello che era stata ma non era l’unica capitale ad aver subito una sorte del genere. Esistevano molte zone sicure, per lo più grandi aree recintate lontane dai centri abitati ed arroccate su colline o montagne che fornivano riparo agli uomini e alle donne in fuga dalle rovine della Vecchia Europa. La civiltà occidentale aveva perso una parte importante della propria storia a causa dei camminatori e della loro apparente invulnerabilità.

Arrivati a metà del viale si trovarono di fronte ad un’orda di mostri che usciva da una strada come se qualcuno li avesse spediti contro di loro, cosa ovviamente impossibile. Paul si fermò e cominciò a mirare per abbattere qualcuno.
“Sta fermo, non vedi che non potremmo mai ucciderli tutti, dobbiamo trovare un modo diverso di uscire da questa merda” disse Terry guardando il prete, come in cerca di risposte.
“Potremmo usare uno degli edifici e buttarci dall’altra parte, in questo modo i camminatori ci metteranno un qualche minuto in più” disse indicando anche quelli che avevano alle spalle.
Uno sparò squarciò il silenzio e finì a pochi centimetri dal piede destro di Terry che fece un balzo all’indetro voltandosi alla sua destra: era un cecchino, non c’era dubbio.
“Nascondetevi dietro quelle macchine” sussurrò Paul correndo.
“Quel bastardo ha sbagliato di proposito. Mi chiedo perché mai abbia dovuto fare una cosa del genere.”
“Forse non vuole ucciderci” ribatté il prete mentre due gocce di sudore scendevano dalle tempie.
“Non mi sembra plausibile come ipotesi, se non avesse voluto farci fuori non avrebbe sparato, Cristo Santo.”
“Piano con le parole.”
“Non è il momento, prete.”
L’americano si era voltato a destra e a sinistra per verificare la distanza delle minacce più incombenti su di loro, la situazione non era affatto buona. In pochi minuti sarebbero stati circondati e, probabilmente, sarebbero morti senza troppi complimenti, dovevano guadagnare l’ingresso nel palazzo di fronte e scappare il più lontano possibile, era l’unica via.
“Hai un fumogeno, Paul?”
“Forse nello zaino, fammi controllare.”
“Dai, muoviti, non abbiamo tutto il giorno.”
Il suo collega di reparto frugava freneticamente con le mani nello zaino alla ricerca di qualcosa che potesse salvarli, era sicuro di averne almeno uno ma non sembrava saltare fuori. Si disse di respirare con calma se voleva essere davvero d’aiuto e così fece, qualche istante dopo fu in grado di estrarre il “trofeo” metallico.
“Ottimo. Faremo così” disse Terry ed iniziò a spiegare il piano.

Serie: Dopo la Catastrofe
  • Episodio 1: Uno scarpone nel fango
  • Episodio 2: Decisioni difficili
  • Episodio 3: Conseguenze
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