Contrattando

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Convivere con tante anime contrastanti potrebbe dare luogo a dissidi interiori difficili da risolvere, ma se di base si possiede un'ospitalità innata, allora la convivenza diventa possibile e a volte anche piacevole.

Mise a fuoco un senso della vista sfalsato dal semplice fatto che i suoi occhi fossero solo palline d’argilla. Vedere con l’anima aveva i suoi vantaggi: percepiva i colori della magia, gli spiriti e… una mezza mano immersa per tre quarti in una pozzanghera rossa.

All’appello mancava un braccio, il sinistro, troncato subito sotto al deltoide e parte della gamba, tagliata di netto a metà stinco.
Gli bastò evocare un semplice disegno di riparazione, lo stesso che aveva utilizzato quando era un robottino malandato e spezzato più o meno allo stesso modo. Nuovo di zecca. Un vasetto di ceramica ritemprato e restaurato ad arte.

Aveva il piede destro dentro quel pantano. La testa ruotava da una parte all’altra cercando punti di riferimento.
«Oddio, ma sono a casa?»
I suoi pensieri si fecero cupi. Richiamò l’immagine della sua Lilith, della bella Nadine e di tutti i suoi amati gatti.
«Muihnak! MUIHNAK! DOVE CAZZO SEI?»
La voce di Davide non era mai stata tanto carica di rabbia e di angoscia.
Diede un’occhiata al suo palazzo, le maggioranza delle finestre erano in frantumi e in un appartamento al primo piano brillava un piccolo incendio all’interno di una cucina.
Con un peso nel cuore quasi insostenibile alzò lo sguardo in direzione del suo quarto piano.
Notò che l’appartamento di Nadine era praticamente distrutto, strinse i pugni, cercando di non impazzire per la preoccupazione.
Le pareti del suo piano sembravano intatte, solo la portafinestra del balconcino appariva incrinata da mille linee di frattura, ma non sfondata.
«MUIHNAK!» Non era un urlo, somigliava più ad un ringhio gutturale.
«Sono io ad averti evocato. Vieni fuori maledetto pezzo di MERDA!»
«Non urlare, non urlare. Ti sento. Non sono sorda.»
Davanti allo stregone una piccola gora di sangue si tinse di un nero scuro come un’eclissi.
Una mano aperta fece capolino, salì fino all’altezza del gomito per poi piegarsi e appoggiarsi al terreno dandosi una spinta per fuoriuscire con un suono liquido.
L’aspetto non era più quello del totano, seppia, calamaro inquietante: aveva assunto una forma femminile con curve molto accentuate su fianchi e seno, ma il suo colore era sempre di quel nero assoluto privo di riflessi. Dava l’impressione di una silhouette ritagliata dalla realtà.
«Non credevo mi giocassi un simile tiro. Riesci sempre a stupirmi. E guarda che stai parlando ad uno spirito che ha visto la luce una cosa come ventiseimi—»
«TACI! Taci, maledetta. Che hai fatto ai miei amici? Perché sei venuta qui? Che cazzo hai combinato al palazzo e cosa sono tutti questi arti amputati?»
«Waoh! Un sacco di domande. Aspetta che me le segno così non ne tralascio nessu—»
«SMETTILA! Smettila, parla. Parla maledizione.»
«Allora… sì, ho ucciso qualche persona qua e là e sì, ero venuta qui a reclamare i miei Libri… e a vendicarmi dell’affronto subito, ma non me ne hai dato il tempo. Bastavano cinque secondi, cazzo. Solo cinque secondi in più e mi sarei presa la testa della strega delle tempeste come trofeo, una tetta della strega Spaccaossa e la coda dei tuoi gatti. Quanti ne hai due? Tre? Li avrei trasformati in eleganti scenndile—»
«ADESSO… Adesso sei al mio servizio. Il patto è questo: tu non ucciderai mai più nessuno e in cambio potrai osservare il mondo attraverso i miei occhi. Se proverai a prendere il controllo o a fare qualunque cosa stupida e malvagia, farò in modo che tu non possa più muoverti, vedere o sentire alcunché e finché avrò vita ti torturerò con le cose che odi di più. Questo è il patto.»

Il silenzio che seguì alle parole dello stregone, era carico di tensione e traboccava di una rabbia ardente che bruciava all’interno della pallina da flipper che racchiudeva tutto ciò che era Davide.
«AH! Io non servo niente e nessuno, non patteggio con te perché appartengo già a Matilda e non potrai mai sciog—»
«Il tuo contratto è stato annullato. Matilda stessa ha spezzato l’accordo e io ho testimoniato le violazioni di cui ti sei macchiata.»
Il volto di Muhiniak, allargò gli occhi luminosi come a tentare di smascherare il bluff dello stregone bugiardo.
«Non puoi annullare un patto solenne.»
«Non io… La stipulante. Una volta che non si rispettano gli accordi presi, i contraenti hanno la facoltà di annullare gli accordi. Tu avevi contrattato un mondo fittizio, ma piacevole e invece le hai rifilato una realtà oscura e priva di memoria. Io la definirei una truffa.»
La creatura con le fattezze dell’ombra solida di Jessica Rabbit , chiuse i suoi quattro occhi luminosi, sembrava cercare la pratica “Matilda prigioniera eterna” nel suo schedario interno: non la trovò.
«Non… non permetto un simile oltraggio. Non puoi. Tu, TU! Una mezza cartuccia di uno stregone in fasce.»
La testa di Davide si accese con una luminosità irreale, pareva brillare come illuminata da uno spot teatrale che ne evidenziava la drammaticità di un monologo importante.
«Adesso basta Muni.»
La voce dello stregone aveva cambiato tono e consistenza, aveva un suono caldo, pacato e autorevole. I capelli divennero cristalli Swarovski, mandando riflessi dai colori cangianti. Anche il corpo sembrava emanare una calda luce giallo arancione.
«Ciao bellezza oscura. Come stai?» Il viso lucente dello stregone sorrideva come un dio Mitra gioioso.
«Nhtoi…che diavolo ci fai qui?» Muihnak aveva la voce  tremante, sembrava sull’orlo di un pianto colmo di ricordi nostalgici.

«Sono venuto apposta per te. Lo stregone bambino ha seguito le mie istruzioni alla lettera. È riuscito nell’impossibile impresa di spezzare un contratto che tu stessa hai violato. Mi dispiace amore mio, ma le tue colpe sono talmente gravi che mi costringi a esiliarti e condannarti.»

Lo stregone nudo e luminoso aveva iniziato a sbrilluccicare come la linea dell’orizzonte di un mare illuminato dai raggi di un sole primaverile.
«Non hai l’autorità per imprigionarmi. Non fai parte del collegio giudicante… Non puoi fare come vuoi, io… non te lo permetto.»
Il tremolio nella voce dell’ombra era aumentato in modo evidente.
«Hai passato troppo tempo a rimirare un corpo non tuo e a soddisfare ogni capriccio a spese di innocenti. Sono uno dei sette adesso, uno dei sette capisci? Ed ho il compito di metterti in catene e di farti scontare ogni misfatto come il più infame degli djinn.» 

Continua...

Serie: Wiccats.


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