Contro il mostro

1954

Il mostro uscì dall’acqua e fece un verso stridulo.

Pure Julie Adams lo fece. Lei era stata legata a un palo dai membri della tribù e, anche se si dibatteva, non si liberava.

Il mostro, ibrido fra uomo e pesce, la puntò agitando le mani palmate in avanti. Pregustava il pasto che avrebbe allietato la sua gola.

Julie strillò, svenne.

Il mostro non batté ciglio, anche perché non aveva le ciglia, le si avvicinò e stava per azzannarla quando ci fu uno sparo.

La creatura fu spinta via.

Un altro sparo, la creatura cadde a terra.

In scena entrò Aaron. «Le forze del bene vincono sempre» rise. «E io ti ho salvata, mia amata» rise ancora.

Julie rinvenne, vedendo sulla sabbia il corpo della creatura mostruosa, fece un sospiro molto teatrale: «Mio eroe».

Aaron pensò a liberarla delle corde, avrebbe pensato dopo ai membri della tribù di selvaggi che aveva catturato la giovane e costretta a diventare un pasto di quell’essere abominevole. «Ci sono qua io». Ma tanto valeva tirare una sola volta il grilletto che ne avrebbe uccisi venti. E se lo meritavano, quei selvaggi.

«Stop. Buona la prima».

Aaron si girò a guardare il regista, Jack Arnold: «Non vedo l’ora di struccarmi: sto soffocando» disse Aaron. Lasciò Julie ancora mezza legata.

Lei si liberò da sola. «Certo, certo».

Mentre il truccatore si occupava di Aaron, Jack gli venne incontro. «Una prova… discreta».

«”Discreta”? Ci scommetto che vincerò l’Oscar come migliore attore».

«Sempre che non te lo rubi il mostro» il regista ridacchiò.

«Spiritoso».

Julie commentò: «Che razza di cliché».

Il mostro intanto si era rialzato e puntò verso Aaron.

Aaron lo odorò. «Ehi, il costumista è un mago. Non solo sembra autentico, ma puzza di pesce e… di marcio di palude».

Il mostro lo apostrofò con un verso.

Aaron fece un grugnito. «Va bene che sei un bravo attore, ma ora basta, non stiamo più recitando».

Un nuovo versaccio sullo stesso tono.

Aaron gli porse la mano. «Non ci siamo presentati, comunque. Io sono Aaron, l’eroe del film e…».

«Non lo fare!» strillò Julie.

Il mostro gli azzannò il braccio, glielo strappò, ci fu un fiotto di sangue e Aaron diventò pallido fino a crollare a terra: «Aiuto… Perdo troppo… sangue…».

***

Jack scosse la testa: «Questo è il terzo che devo sostituire: tutti gli altri non avevano capito che lui è un mostro vero. Peccato» diede un calcio al cadavere dissanguato dell’eroe, adesso scosso dagli spasmi post-mortem. «Tutto da rifare» sputò.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Complimenti Kenji, davvero originale, ci ero cascata! Un racconto molto piacevole, buon ritmo, scrittura pulita e soprattutto divertente. Bravo!