
Coriandoli
E lei disse a lui che era voltato di schiena: -Buongiorno Destino. Perché oggi vieni a bussare alla mia porta? Non ti ho mai conosciuto prima nella mia vita. Non ho mai pensato, non ho mai avuto proprio il minimo pensiero per te. Sei sempre andato a cercare altrove, in altri ambienti, in altre vite. Solo ora che ci penso, invece, mi rendo conto che ti ho visto in mille sfumature che mi circondano da sempre. Sono nata, e questo è già destino. Io fra miliardi di combinazioni: incontro di due pulsioni, magica fusione in un caldo ventre. Quindi un padre ed una madre. Padre assente, e madre anaffettiva. Io crescendo divenuta asettica. La parola amore, sfiorò anche per breve tempo il mio cuore. Prima un uomo violento, poi un uomo insensibile, ed ancora un uomo inesistente, buono solo a parlare di sesso. Dimmi Destino, tutte queste persone allora, le hai messe tu sul mio cammino?
Io che corro costantemente nella mia vita, corro e rincorro infondo te senza mai riuscirci. Perché chi ho incontrato mi ha portata ad essere quella che adesso io sono. Chi comanda Destino, tu od io?
Cosa rispondi. Cosa hai da dire?
Lui allora dal profondo della sua voce rispose: – Buongiorno a te anima terrestre, in molte tue affermazioni hai detto il giusto. Io sono dappertutto: in ogni cosa, oggetto, persona, animale o pianta. Basta credere infatti però che io esisto. Io esisto solo nel momento che tu pensi a me. Quante volte ti sei detta destino maledetto, oppure nel bene, è destino. Anche solo inconsciamente.
Facci caso, però, nel preciso momento in cui accade un evento nefasto, ne prima ne dopo chi si trova in quel luogo e ne viene colpito, secondo te è solo destino? E la morte che arriva sia negli occhi di una giovane vita, come negli occhi vacui di un vecchio. Può essere anche qui, solo destino?
Anche in quale parte del mondo tu nasci influisce sulla tua vita.
Pensa per esempio a quelle Nazioni dove alle donne è vietato mostrare il volto, ed alla disobbedienza si arriva a praticare la pena di morte. Oppure nelle favelas dove fame, degrado e povertà, regnano sovrane O ancora dove scheletri si muovono lentamente in deserti privi di acqua.
Tu sei nata bene o male con la “fortuna”, capitata ovviamente, di vivere dove tu ora vivi.
Pensi dunque che sia destino tutto quello che ti ho appena descritto? O forse la mano dell’ uomo ne ha stretto in una morsa fatale le fila.
Lei lo ascoltò molto seriamente, e quindi disse: – Allora è solo colpa nostra se tutto ciò accade. Vuoi forse dire che tu Destino non esisti?
Sei forse Dio?
Lui senza mai voltarsi le rispose: -No, non sono Dio, e non vorrei nemmeno esserlo. Dio non esiste. O meglio se ne è andato via da un pezzo, forse proprio quando è stato creato.
Pensi forse che un Dio benevolo permetterebbe lo strazio di bambini calvi, attaccati a respiratori. Bimbi innocenti puri senza peccati consapevoli e condannati a morire soffrendo. Oppure permettere ai suoi stessi servitori di banchettare obesi come maiali, su misere vite vacillanti. Predicando che le loro disgrazie saranno ripagate nei Regni dei cieli, mentre dalle loro bocche cola ancora il grasso dell’ultimo loro pasto. O di violentare vittime innocenti. Lussuriosi maniaci, castrati dalla loro stessa religione.
Certo lui predica il libero arbitrio in funzione di una ricompensa o di un castigo eterno, ma ciò può funzionare solo dove regna l’ignoranza. Perché allora i suoi ministri commettono queste atrocità. Loro non hanno paura dell’inferno. Loro hanno solo scelto.
Con lo sguardo fisso sul suo strano cappello, di impeto gli disse: -Tu giudichi Destino. Tu giudichi.
Lui rise, di una risata stridula, che terminava con un velo di malinconia, ed a quella affermazione rispose:- Io non giudico, io vedo solo la realtà dei fatti riferita ad un Dio tanto amato, ma tanto incongruente. Sono in tanti che la pensano come me: Medici, Scienziati, Filosofi, Scrittori, Menti eccelse e sempre più nei pensieri dell’uomo comune. E poi me lo hai chiesto proprio tu se ero Dio, ed io ti ho solo risposto. Io non sono qui per giudicare, ma per far esistere l’inesistente grazie a te. E poi devo dire che non c’è niente di peggio dell’ipocrisia.
Ed ora è giunto il momento di dirti il mio vero nome. Io non sono né il Destino, né tanto meno Dio.
Io sono il Caos. Io sono quella manciata di coriandoli che scendono nella tua vita. Tu scegli quali afferrare e quale direzione prendere una volta che leggi dentro ad essi. E poi altri coriandoli cadono lungo il tuo cammino, sconvolgendo o premiando i tuoi sforzi. Sono colorati questi coriandoli come è giusto che siano, a volte scuri a volte chiari. Come a Carnevale, a volte si ride a volte si piange, come la maschera di un clown pregna di allegria, ma con sempre una lacrima sotto gli occhi.
Lei allora capì perché lui non mostrava il suo volto e disse: – Mi fai riflettere a questa tua affermazione Caos, d’ora in poi non mi chiederò più se sei tu il destino che mi ha segnata la vita, come una carta di una chiromante, ma come una variabile fra miliardi di variabili.
Quindi, non c’è niente di definito, niente di immutabile. Vedo Coriandoli ora, Caos. Apro le mie mani. Quali afferrerò?Come saprò come procedere ora che ti conosco.
Lui si alzò allora da terra e le disse: -Ora che hai capito perché io non mi volto fai questa azione, allunga la tua mano ed afferrane alcuni, loro cadono imprescindibili, sei tu che decidi.
Il destino non esiste anima terrestre.
Io sono il Caos, la tua scelta è dettata solo dalla tua consapevolezza del tuo potere decisionale della tua ragione.
Impara queste semplici parole che ti ho appena detto.
Hai lasciato per molto tempo che io decidessi per te. Ora che sai scegliere, apri la tua mano e lasciami andare.
E’ solo la ragione che può riuscire in qualche modo a cavalcare il caos.
Inizia da quel piccolo coriandolo che ti è rimasto sul palmo della mano.
Riprendi le redini della tua vita.
Riprendi a vivere.
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Astratto e psichedelico. Però!
Grazie del tuo sempre gradevole commento. Due parole appropriate per descriverlo.
Io, sino a qualche anno fa, quando mi succedevano cose belle non credevo al destino, e quando mi succedevano cose brutte credevo nel destino. Poi un giorno, al ristorante, ho mangiato troppo e m’è venuto un forte mal di stomaco e a seguire un forte mal di pancia, con conseguenze disastrose per i bagni del ristorante. Da quel giorno ho cominciato a pensare che quando mi succedono cose belle credo nel destino, e quando mi succedono cose brutte non credo nel destino. E sto meglio. Purtroppo in quel ristorante non ci posso più andare: dopo quella cacciata il padrone mi ha cacciato. E’ proprio il caso di dire che quello era il destino del mio intestino. E pazienza.
Grazie del tuo commento, hai racchiuso nel tuo pensiero proprio come può cambiare l idea che si ha del destino.
Bravo
Grazie del tuo commento Cristiana, il racconto vuole proprio proporre e far notare quanto l uomo può creare quasi totalmente la sua vita. Libera scelta anche per l interpretazione.
“Prima un uomo violento, poi un uomo insensibile, ed ancora un uomo inesistente, buono solo a parlare di sesso.” La protagonista come ragionava con simili uomini, perché li frequentava, di chi era la colpa? Sempre di questi fottuti uomini? “E’ solo la ragione che può riuscire in qualche modo a cavalcare il caos.” Cosa significa ragione? Significa conoscenza? Più sai e più sei infelice o più sai e più sei tranquillo? Insomma, una questione filosofica è! Per un nostro grande poeta filosofo, non abbiamo speranze!
Grazie del tuo commento, questo è un racconto che lascia libera interpretazione. Non vuole essere un insegnamento. È un ipotetico dialogo fra entità e una misera donna che ne chiede il perché di ciò che le è accaduto.
Ciao Cinzia, hai scritto un racconto molto ricco di concetti importanti, di spunti stimolanti da discutere. Domande che da sempre l’ umanita` si pone. Ognuno di noi, a modo suo, cerca di trovare le risposte, senza avere mai alcuna certezza matematica e senza mai risolvere definitivamente i grandi dubbi esistenziali. La tua teoria dei coriandoli e` interessante e condivisibile. Per quanto riguarda l’ esistenza di Dio, se intendiamo un’ entita` infinita, presente in ogni luogo e in ogni cosa, deve esserci, necessariamente, anche una scintilla divina in ciascuno di noi, che potremmo definire anima. L’ anima, pero` viene spesso schiacciata dal peso dell’ ego o anche di una mente molto razionale o, in certi casi, da una mente bacata.
In tutti i casi l’ argomento e` troppo vasto e complesso per essere liquidato con le poche righe di un commento. Ma, di una cosa sono certa anch’ io, come hai scritto nella tua conclusione; comunque vada cio` che conta e` prendere in mano le redini della propria vita. Vivere davvero. Il dolore, le delusioni e gli incontri sofferti possono essere utili strumenti e grandi maestri di vita.
Grazie del tuo commento M. Luisa, molto chiaro e ben definito nei concetti da te estrapolati. È un racconto improvvisato nei miei pensieri, ma che come dici bene tu, frequente nei pensieri di tutti.
Un racconto molto forte e a tratti quasi “sconvolgente” se ci si sofferma a pensare a quante ragioni siano contenute in esso. Trovo geniale l’immagine dei coriandoli che cadono e di noi che afferriamo la mano trattenendone alcuni a caso. Mi pare di coglierne il significato nel fatto che molto di ciò che accade, se non tutto, dipende dalle nostre scelte. Ci è stata donata la vita e ci è stata data la possibilità di viverla in un mondo bellissimo. Il resto, lo dobbiamo fare noi. L’uomo è libero, anche secondo il concetto cristiano della vita. Bravissima Cinzia!
Grazie Cristiana per il tuo commento. Si il racconto vuole essere di spunto per dare le nostre opinioni su di un ipotetico dialogo. Credo come dici tu che molto dipende dalle nostre scelte.
A presto