Il primate appariva confuso. Guardava prima lo stregone e poi la strega con i capelli strani.
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Era tutto un piano organizzato da una strega mascherata da gatta? Davide stava iniziando a chiedersi se il suo essere uno stregone di terracotta fosse solo un effetto collaterale di un intricato piano malriuscito.
«No, io… A me piace chiacchierare.» protestò il lemure.
«Ti stavo prendendo in giro.» Davide carezzò la testa dello scimmiotto che sembrò sorpreso del gesto affettuoso inatteso, nemmeno la sua padrona era così affabile e piacevolmente attenta.
«La tua casa sta diventando uno zoo di esseri esotici e disperati, lo sai questo vero?» Vainilla stava trascinando la ragazzina svenuta tenendola per le caviglie.
Davide scostò le tende per osservare l’auto della polizia posteggiata sotto casa che andava via.
«Che ti posso dire Lilly? Forse mi conviene far pagare un biglietto ai visitatori.» Davide si girò a guardare la bella ragazza mora.
«Come… come posso chiamarti ora? Non sei più la mia Lilly, non sei più la bella Nadine. Chi sei adesso?»
«Un po’ l’una e un po’ l’altra. Ho l’aspetto di Vainilla, principalmente… con i lineamenti di Nadine e un carattere che deve ancora stabilizzarsi. Talvolta le mie emozioni sono surclassate da quelle della giovane strega delle rocce, comunque il risultato finale sarà una semplice fusione tra le due personalità …» La nuova strega stava cercando di spiegare anche a se stessa come si sentiva.
Il sorriso sul volto della doppia strega pareva raccogliere le parole e le attenzioni di quello stregone gentile: «Chiamami Nadilla o Vaidine, non m’importa. La mia amica concorda con tutto e mi invidia tantissimo per come una gatta grigia sia riuscita a far breccia nel tuo cuore.»
«Dille… beh Nadi, di te mi mancherà la tua altezza stratosferica, il tuo accento sexy e i tuoi tatuaggi provocanti che sembravano due giarrettiere prese dai film anni settanta.» Nadine diede un pugno sul petto del mago, ma stava colorandosi imbarazzata.
«Vada per Nadille.» Davide raccolse da terra la ragazzina infangata, priva di sensi e la trasportò con estrema facilità nella camera da letto.
«Dove siete miciottoni?» chiamò ad alta voce.
Posò la strega nera sopra la coperta, osservandone il corpicino nudo e perfetto, solo impiastricciato di fango che stava asciugandosi, notò pure qualcosa di strano nei capelli tra il grigio e il beige del fango secco spuntavano ciocche rosse. Puntò il palmo della mano destra usando un semplice incantesimo di purificazione: la pelle, il letto e l’intera stanza vennero lavati, asciugati e sterilizzati.
Aveva una chioma di uno splendido rosso tiziano e non più un casco compatto di riccioli indistricabili più neri del nero. Onde impetuose di media lunghezza, con vortici e vertigini dai riflessi che richiamavano un raro opale di fuoco.
«Pensavamo fossi andato a morire.» Thanos uscì da sotto il letto, aveva il pelo lucido e pulito e la calda voce di Luca Ward. «Anzi, c’è stato un momento in cui non ricordavo neanche chi fossi… E questa? Un’altra strega per il tuo harem?»
Davide si lasciò cadere in ginocchio afferrando il faccione del suo gatto indisponente.
«Ciao brontolone, mi sei mancato tantissimo.» Baciò la fronte scura di quell’imitazione di siamese lagnoso. Lui lo allontanò spingendolo con entrambe le zampe.
«Non mi toccare. Odio le smancerie, lo sai.» mentì il gladiatore felino.
«Dove sono tutti gli altri?» Il mago osservò ancora una volta il corpo di Matilda, valutandone le misure, allungò la mano sopra la strega e materializzò una sua maglietta nera con il logo della NASA sul petto, dei boxer un po’ troppo grandi grigi e i pantaloni di una tuta comoda e con gambe abbastanza lunghe da coprire anche i piedi della ragazzina.
«Sono sparsi per casa. Quando sono iniziati i botti abbiamo temuto il peggio, poi i fuochi d’artificio finali ci hanno dato il colpo di grazia, ognuno si è nascosto in qualche anfratto della casa: Mizu credo sia dentro il tuo armadio, Kira nel cassettone, quello che non si chiude bene, Snupy è nello sportello in cucina dove metti i detersivi… Lilith non l’ho più vista da quando era scesa con te al piano di sotto.»
Thanos sembrava sollevato, adesso che il suo padrone era tornato si era calmato e gli era tornato l’appetito.
«Fuochi d’artificio?» chiese Davide guardando il suo gatto con curiosità .
«Fulmini. Tuoni e fulmini come se non ci fosse un domani. Odio i tuoni.»
Davide sorrise pensando alla nuova forma che aveva assunto la sua Lilly.
«Mizzuccio! Vieni fuori che ti ho portato del cibo.» Non appena lo stregone accennò al cibo, anche le orecchie di Thanos e la sua coda si mossero in preda ad un deciso entusiasmo.
Lo sportello dell’armadio si aprì appena, mostrando uno spiraglio nero ed un occhietto azzurro che osservava la situazione preoccupato.
«Sono finiti i botti?» La vocina di Timmy allagò lo spirito di Davide di gioia.
«Ciao mostriciattolo. Vieni qua.» Il mago allargò le braccia e in un lampo si ritrovò il micetto nero che si arrampicava agilmente su una gamba e saliva sulla spalla strusciandosi su una tempia con veemenza.
«E la strega sul letto? Un’altra cucina distrutta?» Chiese Mizu un po’ infastidito.
«Spero di no. Lei è la prima strega che è venuta qui in casa, ricordi? La tipa riccia con i capelli nerissimi.»
Lo sguardo di Mizu rivelava che il ricordo era ancora vivo.
«Sì, ma lei non aveva distrutto niente… faceva solo paura. Ora però sembra più bella con quei capelli rossi.» Mizu si grattò un orecchio e diede una strusciata sulla guancia del suo padrone.
«Dovrebbe essere un’altra persona, adesso. Aspettiamo che riprenda conoscenza. KIRA! Dov’è la mia Kiruccia?» Rumore di passetti veloci ovattati. Quando fece la curva per entrare, la gattina rossa e bianca dal pelo lungo, derapò andando a sbattere sullo stipite della porta con un fianco.
«DAVIDEEEE!» La voce della doppiatrice della prima Lamù, tentò di perforare i timpani di tutti i presenti. Anche lei venne afferrata al volo dopo un salto quasi perfetto. Carezze e testate e fusa rumorose. «Ciao Davi, come stai? Come sta Lilli? Ho avuto paura di morire, lo sai?»
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