Correre

Serie: Legami di sangue


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Le ore scorrono velocemente ed io seguo il mio destino tra le pagine di questo strano libro...

Diario. Ore 19:00 del 1/4/1978

Stavo masticando un panino a piccoli morsi. Ero in cucina e avevo fretta anche se non sapevo mangiare in modo veloce. Ero impaziente di tornare a leggere, ma una voce mi distolse. Lo sentii, e non stavo dormendo. Lasciai cadere il panino sul tavolo e mi alzai di colpo.

«Sei qui?»

«Vieni…»

Era la sua voce a parlare, io ero muta, scioccata. La stanza era in ordine, come sempre, e nessuno era lì, fisicamente, ma quella voce continuava a parlare:

«Vieni, ti porto da lei.»

Venni assalita dalla paura. Non c’erano presenze se non nella mia testa e la stanza era ben illuminata. Non saprei come spiegarvelo, ma iniziai a correre. Attraversai il corridoio del mio appartamento e aprii la porta dell’ingresso. Ero in strada, senza una ragione. Il mio cuore era impazzito e osservare quell’unico lampione illuminare l’intera stradina mi fece cadere nello sconforto.

«Non scappare, vieni con me.»

Continuai a correre. Mi pentii di non essere entrata all’interno di quel pub. Avete capito quale, ve ne ho parlato prima. La mia piccola città era troppo silenziosa. Nessuno era per strada. Nessuno.

«Annah.»

Il mio nome… come poteva conoscere il mio nome? Girai l’angolo oltrepassando la piccola baracca di cibi di strada. Era chiusa anche se era ancora presto. Di solito Mattia smontava verso le 23:00, il tempo di dare da mangiare agli ultimi ritardatari. Poco distante, c’era un cinema. Decisi di rifugiarmi lì. Le proiezioni di solito cominciavano solo dopo le 20:30, ma, quasi benedicendola, trovai Clara la bigliettaia. Lei sorrise e mi fece il biglietto. Non mi chiese nemmeno il denaro. Era strano, ma io lo presi ed entrai. Come immaginavo, la sala era completamente vuota. Mi misi seduta e, non so se fu una semplice coincidenza, lo schermo si accese. Dovetti chiudere gli occhi. La luce era accecante. Poi diminuì di intensità e io li riaprii. Di fronte a me una figura scura. Capii e provai ad alzarmi, ma non riuscii. Rimasi a fissarlo. Era simile ad un’ombra perché non c’erano dettagli nel suo volto: indossava un abito grigio e mosse una mano verso di me. Mi irrigidii, più di quanto non lo fossi già.

«Vieni…»

Mi svegliai di soprassalto, la testa china sul tavolo e la mia cena sul pavimento. Guardai l’orologio sul muro: erano le 20:00. Un’altra ora era già trascorsa.

Serie: Legami di sangue


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