Corri topolino, corri.

Serie: La Fame


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il grande giorno di Sandra.

Carlo voleva solo tornare a casa. Era stanco, i piedi sembravano star per esplodere e la schiena gli faceva male. Mancavano trenta minuti alla chiusura e ancora doveva conservare l’impasto per la pizza e consegnare la lista per la spesa al titolare. Sbuffò infastidito. Si voltò verso il lavabo e vide la mongola in piedi, immobile, di fronte alle pentole da lavare. Era sicuro che il capo l’avesse assunta per ottenere un qualche bonus dal comune, per l’integrazione degli handicappati o qualche stronzata del genere. Farebbe di tutto per grattare soldi quello.

Era lui però che doveva sorbirsi tutto il giorno, la presenza inutile di quel mostro in cucina e questo non gli piaceva per niente.

Sandra ripassava mentalmente il suo piano: erano quasi le 20h, tutto era perfetto per il momento. Tra mezz’ora, Carlo avrebbe appeso la lurida divisa e sarebbe uscito dalla porta sul retro. Quella donna insignificante che stava alla cassa, avrebbe fatto una breve pausa al bagno, per poi prendere la giacca e andarsene. Sarebbero rimasti lei e Roberto da soli fino alle 21h. 

 

Avrebbe avuto esattamente 15 minuti per agire.

 

Non lo aveva visto per tutto il giorno e anche ora stava rinchiuso nell’ufficio al computer a fare non aveva capito bene cosa, ma non importava. Avrebbero avuto tempo per stare insieme.

– Mongola di merda non sei pagata per fissare il vuoto lo sai?

I peli le si rizzarono sulla schiena e un fiotto di acido le risalì lo stomaco. Si voltò e i suoi occhi gonfi misero a fuoco la figura di fronte a lei. Carlo teneva le mani sui fianchi, la bocca si muoveva ma lei non sentiva più nulla.

Sorrise.

-Deficiente mi capisci quando parlo?- continuò Carlo avvicinandosi alla donna.

Il sorriso di Sandra si allargò e della saliva colò da un lato.

-Cazzo che schifo, ma allora sei davvero mongola! Ti ho detto rispondimi, capisci o no?!

Carlo si avvicinò ancora puntando il dito sempre più vicino alla faccia di Sandra.

L’eccitazione si impadronì di lei, poteva sentire i muscoli contrarsi uno a uno e si leccò le labbra.

“Sandra, lui è un uomo cattivo.”

“Si mammina”

“Come tuo padre, ti ricordi cosa ci faceva tuo padre?”

“Certo.”

“Sai cosa facciamo con gli uomini cattivi?”

“Si mammina.”

Ma non era quello il momento. Quello era il suo giorno, Mammina avrebbe aspettato.

Carlo vide negli occhi della donna un guizzo vorace, che istintivamente lo fece indietreggiare.

No, non gli piaceva quella situazione.

Mise tra loro il bancone della cucina. Gli occhi della ritardata si spensero di nuovo, tondi e vuoti come quelli di una bestia.

 Sandra si voltò e cominciò a grattare una pentola e Carlo ne approfittò per dileguarsi nello stanzino del personale, lanciando maledizioni al comune, agli handicappati e al suo lavoro.

In cucina un fruscio attirò l’attenzione della donna, un ratto fece capolino da sotto il frigo e annusò l’aria.

Sandra sorrise, aveva fame.

Dopo venti minuti passati a massaggiarsi le tempie e a inveire, Carlo decise che era tempo di tornare in cucina.

Non voleva che magari la mongola parlasse con il capo, dicendogli che aveva staccato prima. Meglio assicurarsene in ogni caso.

Entrò nella cucina e cercò con lo sguardo Sandra ma non c’era nessuno.

Sentì un rumore provenire da dietro il banco, come di tessuto che si strappa.

Si diresse verso la fonte del rumore, che cazzo stava combinando la cicciona?

Vide la grossa sagoma della donna accucciata in un angolo.

– Ma che cosa stai…

Non riuscì a finire la frase. 

La sagoma si voltò, il largo viso pallido era deformato dalla gioia, gli occhi brillavano come due fari e dalla bocca spalancata colavano inseguendosi sangue e saliva rossastra.

Nelle mani teneva un ammasso di pelo grigio e carne.

Non ebbe il tempo di urlare.

Sandra gli fu addosso in un attimo e lo colpì con una padella unta.

 Approfittò dello stordimento dell’uomo per colpire ancora, questa volta sul lato destro della testa.

Carlo si accasciò in ginocchio.

Sandra non perse tempo.

Afferrò l’uomo per il collo e lo spinse contro lo spigolo del tavolo.

Uno.

Due.

Tre.

Gli uomini non erano come i gattini, erano meno intelligenti.

Serie: La Fame


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Ciao Eleonora, l’horror in generale non mi attira, ma sono atterrata qui e il tuo racconto mi ha ammaliata. Continuerò a leggerti, vuoi vedere che mi fai scoprire un nuovo genere?

  2. Brava Eleonora. Il genere mi piace a prescindere, il tuo racconto particolarmente. È molto crudo il linguaggio che usi, oserei dire a tratti fastidioso. Quindi potrei azzardare che il tuo esperimento sta riuscendo bene. Alla prossima lettura

  3. Mamma mia Eleonora, ne hai di coraggio a descrivere certe cose. E le sai raccontare molto bene. Non amo il genere horror, come avrai gia` capito, pero` questi tuoi racconti cosi` incredibili riescono quasi a divertirmi. Ci svelerai perche` una donna puo` trasformarsi in un mostro? Abbiamo capito che il padre c’ entra di sicuro, e poi? Aspetto il prossimo episodio.