
Corsie
Spingevo il carrello con noncuranza, guardando distrattamente fra gli scaffali. Nessun pensiero particolare in testa, in fondo che pensieri si possono fare al supermercato? Entri, scegli cosa buttare nel carrello, paghi ed esci. Non c’è neanche più bisogno di parlare con nessuno, è tutto strutturato per permettere il minor contatto umano possibile. Ah gli americani e le loro invenzioni geniali per risparmiare tempo. Chissà in cosa lo utilizzavano tutto il tempo risparmiato. Forse per inventare altri modi di risparmiare tempo…
Il signore che si avvicinò era sulla settantina. Un pensionato del tutto nella media: berretto con visiera, un giubbotto smanicato con una camicia da boscaiolo, occhiali da vista a tappo di bottiglia. Tutto nella norma. Si trovavano nel reparto surgelati. Di solito questa sarebbe un’informazione del tutto inutile, ma certe volte è importante fare attenzione ai dettagli. Si possono scoprire un sacco di cose sulle persone solo osservandole. Ma ascoltarle è ancora meglio.
“Sa se questo è buono?”. Riferito a un prodotto che aveva in mano. Uno di quei prodotti precotti e poi surgelati, un’altra grande invenzione degli americani per risparmiare tempo e che si sono lentamente insinuati nella quotidianità. In fondo non c’è tempo da perdere appresso alla cucina. Togli dal freezer uno strudel salato come quello che il signore teneva in mano, lo rovesci su una teglia, venti minuti in forno e hai la tua bella cena pronta senza che ci sia bisogno di fare un cazzo.
Guardavo quel signore e sentivo una sensazione strana. Tenerezza mista a malinconia. C’era qualcosa di sbagliato, di fuori posto. Non sapresti dire bene cosa. Poi l’ho capito. Avrà anche avuto settanta anni, ma avevo la sensazione, invece, di trovarmi di fronte a un bambino che si era appena perso e che non riusciva a trovare la madre. Avevo ragione, in un certo senso, come capii dalla storia che mi raccontò.
“Mia moglie è morta sa… due mesi fa, di cancro. Non ho neanche avuto il tempo di abituarmi all’idea che se n’era già andata. Le hanno fatto la diagnosi solo sei mesi fa. Pensavamo fosse un’influenza e invece era cancro ai polmoni. E non aveva neanche mai fumato. Quaranta anni di matrimonio dovevamo festeggiare. Non avrei mai pensato di rimanere vedovo, lei era quella più giovane, è sempre stata in salute… ma a quanto pare così è la vita, no?”.
È strano. Di solito non racconti la tua vita a una sconosciuta nel mezzo di un supermercato di periferia, ma a volte la solitudine può farsi così dura che ti aggrappi a qualunque cosa. Anche al sorriso di qualcuno che ti cede distrattamente il passo.
“I miei figli non vivono qui… stanno fuori sa, in un altro Paese, entrambi. Hanno fatto strada”.
Già. I figli se ne vanno, fanno strada e non li rivedi più. Hanno la loro vita da farsi. Li si mette al mondo per lasciarli andare.
“Lei faceva tutto…”. Continuò dopo una breve pausa. “Tutto. Pensi un po’ signorina, io non so neanche come cucinare un uovo sodo”.
Guardai ciò che teneva in mano. Quel signore di tempo ne aveva anche troppo a disposizione, ma non sapeva come impiegarlo. Era l’unico cibo che potesse mangiare perché non era in grado di cucinarsi nient’altro.
Provai in quel momento una profonda tristezza. È così che succede? La persona con cui hai condiviso la vita per quaranta anni all’improvviso se ne va e ti ritrovi da solo senza sapere nemmeno come sei arrivato lì. Come un bambino che si perde in una stazione. È pieno di persone che si muovono e vanno da qualche parte, ma tu sei lì immobile ad osservarli pensando che non hai nessun luogo dove andare, aspetti solo ed impaurito che qualcuno ti venga a prendere.
Lo ascoltai e gli diedi le indicazioni che mi aveva chiesto. Non potevo fare altro. Poteva solo scegliere un treno e salirci o arrendersi alla vita e aspettare che anche la sua candela si spegnesse, magari soffiandoci sopra in continuazione.
Lo osservai allontanarsi e partire. Tornai a spingere il carrello, che improvvisamente mi sembrava più pesante…
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Molto ben scritto. Davvero. Rende molto, molto bene l’idea di cosa debba affrontare quell’uomo.
Grazie mille! L’ho scritto di getto senza pensarci neanche, ho cercato di far uscire quello che provavo in quel momento.
Anche io mi sento appesantito adesso, come quel carrello. Quello che succede non ha senso, non puó averne uno, si puó solo accettare e cercare di andare avanti. La solitudine è una condizione a cui ci si puó anche abituare e forse da alcuni è anche ricercata, ma per tanti Invece è un incubo a occhi aperti.
Credo che in un Paese con un così grande numero di anziani come il nostro non ci siano abbastanza attenzioni verso di loro. Di storie come questa ce ne sono tantissime e ciò che più colpisce è che è una storia vera in cui ciascuno può rivedersi o rivedere un familiare.
“Poteva solo scegliere un treno e salirci o arrendersi alla vita e aspettare che anche la sua candela si spegnesse, magari soffiandoci sopra in continuazione.”
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