
Cose di valore
«Il mondo è così ingiusto» piagnucolò.
«Lo so benissimo, ma finiscila».
«Sì, ma che vuoi tu da me? Io mi sto lamentando e…».
«Lo vedo, ma non è il momento di comportarsi così. Non capisci che siamo in azione?».
«Ehi, guarda che io sono sotto le armi perché me l’ha detto mamma».
«Va bene, ma ora… zitto!».
Quell’idiota parve voler ascoltare gli ordini di Marcello, il quale continuò a strisciare. Insieme si mossero lungo quel pianoro tutto di sassi e una volta che furono vicini alla postazione nemica, Marcello stava per tirare una granata, ma quell’idiota lo bloccò dicendo: «Un momento!».
«Ma sei scemo? Parla a voce bassa!».
«Sì, parlo sottovoce, okay… ma se lo faccio, poi mi dai retta?».
«Ti sto dando retta». Marcello continuava a oscillare lo sguardo dalla postazione al suo compagno. Si stava pentendo di aver accettato la sua compagnia, la prossima volta avrebbe scelto qualcuno di più tosto.
«Ecco, bene. Ma io non capisco perché dobbiamo combattere…».
«Non ti è chiaro sul serio? Ma… mi stai prendendo in giro?».
«No, non ti sto prendendo in giro».
Sbuffò. Non era il momento più adatto per fare una lezioncina su quel che era successo negli ultimi tempi, ma dato che quell’idiota non si decideva a muoversi si arrese e iniziò a spiegargli: «Anni fa tutto andava bene. C’era la pace, si viveva senza troppi problemi… poi iniziarono a esserci i primi disabili: bambini senza ano. I nuovi uomini, che erano senza ano, dovettero sopravvivere senza espellere le feci mentre chi aveva l’ano si poté arricchire. Così successe che le feci iniziarono ad avere valore proprio perché solo i ricchi possono espellerle… i poveri no. E iniziarono le guerre per quella roba lì che fino a pochi decenni fa erano disprezzate da tutti: le feci, gli escrementi».
«Sì, sì, mi è tutto chiaro».
«Bene. Adesso…».
«Un’ultima cosa».
«Eh, e sentiamo». Si stava spazientendo, ma ormai era in missione e non poteva più tornare indietro.
«Ma tu ce l’hai l’ano?».
Fece una risatina, sempre a bassa voce. «Ma certo che no».
In quel momento, allora, Marcello sentì odore di una cosa che agognava tanto e guardò quell’idiota come se fosse la prima volta che lo vedeva. «Non ci credo… tu hai l’ano!?».
«Arrenditi». L’idiota se l’era fatta addosso e ora gli stava puntando addosso la pistola.
Marcello voleva reagire, ma si accesero i riflettori e il nemico gli fu addosso.
«Sei un traditore!» sbottò Marcello.
«No, una spia». Il commilitone scoppiò a ridere.
I nemici portarono via Marcello e lui disse: «Sono un soldato semplice e…».
Quel nemico gli diede un pugno. «Finiscila, che lo sappiamo tutti che sei un tenente in incognito. Adesso ci devi dire tutto».
Respirò a fatica. «Che cosa? Cosa vorreste che vi dica?…».
«Dicci del carico di carta igienica che ci volete rubare».
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Ciao Kenji, non appena penso di aver dato una dimensione ai tuoi surrealismi letterari riesci subito a stupirmi! La guerra della carta igienica mi mancava 😀
Be’, l’idea me l’ha data il lab… Grazie per il tuo commento, Micol!
“«Ehi, guarda che io sono sotto le armi perché me l’ha detto mamma».”
Voglio proprio scoprire che tipo di “mamma”
Ah ah ah!
Complmenti kenji un’idea davvero divertente e ben congeniata. Grazie per aver partecipato al LAB con questa divertentissima storia di ani e di feci. Finale super ganzo.
Alla prossima
Grazie Alessandro! Mi sono ispirato a una cosa che dicevano spesso a soft air
Storia davvero surreale e dal finale perfetto. Feci e carta igienica che valgono come oro in un futuro bellicoso… idea molto, molto originale. Complimenti!
Grazie! 🙂
Assolutamente geniale. Non mi vengono altre parole
Ti ringrazio! 🙂