
Così muore un berserkr
Il ritmo ondeggiante dell’aurora boreale indicava che da qualche parte era in atto una battaglia e le valchirie erano intente a decidere quali guerrieri fossero degni di morire per accedere al Valhalla.
Muliostark, seduto scomodamente, sul legno dell’imbarcazione, osservava le luci danzare mentre affilava la sua ascia da guerra.
Il mattino successivo, lui, Muliostark, che significava bocca debole, a causa del suo essere taciturno fin dalle prime ore dopo la nascita, s’imbarcò insieme agli altri guerrieri vichinghi, razziatori ed esploratori, verso occidente, alla ricerca di nuove e ricche terre.
Le condizioni erano ottimali per la navigazione. Il dreki, la loro tipica nave, viaggiava spedito alla testa del resto della flotta. Il capitano e condottiero era molto felice, sorrideva mostrando dei denti bianchissimi sotto i folti baffi biondo cenere. Muliostark, capelli rasati e una lunga treccia che scendeva lungo la spina dorsale, come se volesse doppiarla, fino ai glutei, barba ben pettinata e corta, occhi verde smeraldo, naso storto e corpo disseminato da vecchie cicatrici, lo osservava sorridendo sommessamente: “È così che muore un berserkr, fiero e felice di incontrare gli Dèi.” Pensò il guerriero immaginando un’eventuale morte istantanea.
I giorni passavano, i drekar fendevano la distesa dell’oceano, la carne secca e la birra iniziavano a scarseggiare e ancora nessuna traccia della terra ferma. Il malumore iniziò a insinuarsi tra i vichinghi, alcuni lanciavano anatemi contro il loro condottiero, altri bestemmiavano i loro dèi.
Uno di essi, secondo i più religiosi, li udì e s’infuriò: era Thor, figlio di Odinn, dio dei fulmini, del tuono e delle tempeste. L’adirato dio iniziò a battere il suo martello, la eco dei suoi colpi risuonò intorno alle navi, attirò le nubi, che cozzando tra loro diedero vita a colorati, impietosi ghirigori, carichi di elettricità, pronti a colpirli, precisi e inesorabili. Il vento infuriò, il mare s’ingrossò, i fulmini colpivano la superficie acquosa, alcuni si scagliarono contro i drekar. Le navi roteavano in quel marasma naturale, i timoni si spezzarono, le vele si squarciarono, molti uomini annegarono.
Muliostark sentì qualcosa beccargli il volto. Aprì gli occhi: il sole lo accecò. Il berserkr si mise seduto facendo cadere la sua pelliccia d’orso e si guardò intorno: la tempesta era finita e lui, come i suoi compagni distesi sullo stesso dreki, era svenuto. Due corvi si poggiarono sulle sue spalle, li esaminò docilmente: “Huginn e Muninn, grazie Odinn, Padre degli Dèi”, pensò.
Attorno alla sua imbarcazione solo detriti e cadaveri, l’oceano continuava a estendersi nella sua infinita bellezza e calma. Huginn, sulla spalla destra, gracchiò prepotente. Muliostark si voltò, spalancò la bocca per lo stupore, poi tornò serio e iniziò a percuotere i compagni, compreso il loro capitano e condottiero.
Quando tutti furono, bene o male, desti, Muliostark indicò la terra che si intravedeva in lontananza. Il capitano ordinò di mettersi ai loro posti e di iniziare a remare.
Raggiunsero le sponde della nuova terra con il sole che tramontava. La vegetazione era molto fitta. Il capitano e condottiero valutò che non potevano restare sulla spiaggia, erano scoperti, avevano bisogno di un riparo, mandò in avanscoperta un manipolo di uomini guidati da Muliostark, mentre il resto dello striminzito esercito caricò il dreki sulle spalle seguendoli.
Raggiunsero una radura, sufficientemente grande per ospitare l’imbarcazione. Il capitano e condottiero fece accendere un fuoco, mentre il manipolo comandato da Muliostark si lanciò alla ricerca di qualcosa da mangiare. Il buio rese la caccia molto faticosa e lunga. Tuttavia il gruppo di uomini riuscì a tornare, trascinando con estrema fatica, un bisonte. Il capitano e condottiero era felice del lavoro svolto, Muliostark, pieno di sangue e provato, sorrise sotto la luce del fuoco.
In poco tempo la preda fu bella che pulita, tagliata e messa sul fuoco a cuocere. I vichinghi schiamazzavano, bevevano birra e cantavano improbabili canzoni. Tutto stava andando nel verso giusto, quando la vibrazione di una freccia, conficcatasi al suolo, poco distante dal capitano e condottiero, li fece balzare in piedi, impugnarono le loro armi e si sistemarono in posizione di difesa, proteggendosi con i loro scudi.
L’aria si riempì di fruscii: «Muro di scudi!» Ordinò il capitano e condottiero.
In pochi istanti le armi di protezione furono bucherellate dalle punte delle frecce. I berserkir giravano intorno cercando di individuare la provenienza dell’attacco, probabilmente erano accerchiati ma dovevano pazientare, la luce del fuoco non era sufficiente per un attacco frontale, la difesa era l’unica arma a loro disposizione.
Non molto distante si iniziarono a udire degli ululati, ma non erano belve, erano sicuramente degli umani che imitavano i lupi, a intermittenza. Le voci si avvicinavano sempre più, le foglie frusciavano, i rami si spezzavano. Muliostark, da dietro il muro protettivo, strappò dalle mani di un compagno un arco e la faretra, indossò lo scudo sulle spalle, si alzò e vide un’ombra, agile scagliò la sua freccia, andando a segno.
«È così che muore un berserkr, combattendo!» Urlò Muliostark
«Uh! Uh! Uh!» Risposero i vichinghi a muso duro.
I nemici si avvicinavano sempre più. Uno scudo tremò: era stato colpito da una piccola ascia. Muliostark posizionò l’elmo, con ancora lo scudo a protezione della schiena, si rialzò, rapido vide l’ascia, la estrasse, individuò una figura in ginocchio, impugnava un arco, e, il berserkr, lanciò in orizzontale il piccolo strumento di morte che roteando recise la giugulare dell’assalitore, facendolo morire annegato nel proprio sangue.
«È così che muore un berserkr, uccidendo!»
«Uh! Uh! Uh!»
Uomini magri, dai visi colorati, con copricapi composti da variopinte piume, torso nudo, calzoni di pelle, armati di piccole asce e archi, uscirono dall’oscurità. Uno di loro urlò qualcosa di incomprensibile per i norreni, e subito dopo partirono all’assalto.
«Carica !» Urlò il capitano e condottiero.
I berserkir non aspettavano altro, l’alcol ingurgitato, con l’adrenalina che scorreva nelle vene, crearono il tipico stato d’estasi, si ersero con le loro pesanti ed enormi pellicce, bavosi e digrignanti, sbattevano asce e spade contro gli scudi e risposero all’attacco. Le bipenne mozzavano arti, gli schizzi di sangue libravano nell’aria, le spade infilzavano toraci, i coltellacci recidevano gole.
In sottofondo, nascosta tra gli alberi, una figura danzava. La giovane sciamano, anche lei in estasi, muoveva decisa e sinuosa le gambe, i fianchi, le braccia martellavano avanti e indietro, la sua mente era rapita da una melodia udibile solo da lei, imperterrita aumentava il ritmo, la pelle sudava ed emetteva sbuffi di vapore, l’aria era elettrica, ma fredda; la donna sentiva scorrere dentro di sé la presenza degli spiriti adorati dai suoi avi. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, quella presenza andava svanendo, non stava funzionando, ignara dell’evolversi della lotta, continuava la sua danza, un ballo di guerra.
Muliostark fu colpito da una freccia vagante all’altezza della spalla, si voltò verso l’arciere intento a tendere nuovamente l’arco, con un paio di balzi, il berserkr, raggiunse il rugoso indigeno, afferrò l’arco con le possenti e callose mani, lo spezzò: «Così muore un berserkr, spezzando!» Urlò il guerriero, mozzando di netto la testa dell’uomo. Il suo sguardo fu attirato da una figura in mezzo agli alberi, si avvicinò: i suoi occhi non avevano mai visto qualcosa di così puro, magnifico, bello, aggraziato.
La donna si sentì svuotata, gli spiriti non erano più in lei, si fermò all’improvviso, aprì le palpebre: i suoi occhi non avevano mai visto niente di più spaventoso e mostruoso. Le ginocchia tremarono. Muliostark l’afferrò per un braccio, la donna provò a dimenarsi, il berserkr la scaraventò a terra e afferrandola per il capelli la trascinò fino al campo di battaglia. Lo scontro ormai era alle sue fasi finali: gli indigeni erano sdraiati a terra esanimi, i pochi che riuscivano ancora a respirare venivano infilzati, sotto gli sguardi dei vichinghi, assetati di sangue.
Muliostark strattonò la donna alzando degli sbuffi di polvere vicino al capitano e condottiero, mentre questo si controllava le ferite.
«Il grande Odinn ci ha dato la vittoria.»
«Uh! Uh! Uh!» Urlarono i berserkir.
«È così che muore un berserkr, con la grazia di Odinn!» Aggiunse Muliostark.
La donna indigena osservava quegli uomini, a parte le loro armi, meglio rifinite rispetto a quelle del suo popolo, e più brutali, non erano poi tanto diversi: urlavano verso il cielo, sicuramente ringraziando i loro spiriti per la vittoria concessagli; ai suoi piedi notò una lunga lancia, si chinò per afferrarla, Muliostark se ne accorse e provò a fermarla, la donna fu più agile e alla cieca alzò l’arma, il berserkr, abbassandosi, colpì con il petto la punta ferrata che lo trapassò all’altezza del cuore. Muliostark non ebbe la forza di parlare, poté solo pensare: “Sto per raggiungere il Valhalla, banchetterò con gli Dèi.”
Il guerriero restò sospeso. Il capitano e condottiero provò a liberarlo dal mezzo di morte. La donna approfittò dell’attimo per scappare veloce come un lupo tra gli alberi, in direzione del suo villaggio, doveva dare l’allarme.
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ciao @eliseo-palumbo ma… perchè mi ero perso questo racconto?! 🙂
Da appassionato di vichingi, mi è piaciuto molto: ho notato che c’è sicuramente una buona conoscenza dell’argomento (come ho commentato sotto con col dreki, ma anche huginn e muninn, il berserk vestito di pelle d’orso…).
Il ritmo è avvincente, la vicenda è intrigante, e – non da ultimo – è scritto bene, in maniera pulita e scorrevole 🙂
Caro Sergio, prima di tutto grazie per averlo letto, e per aver apprezzato, da apassionato vichingo. Come dicevo nell’altro commento, nonostante aver “studiato” un po’ prima di scriverlo ho commesso il fatale errore di aver ammesso Muliostark al Valhalla. Mi spiego meglio: i guerrieri arrivano alla mercé di Odino solo se muoino in battaglia e per come sono andate le cose tecnicamente in quel momento non stava combattendo. Tuttavia sono contento di come mia sia venuto e di aver avuto un buon riscontro da chi lo ha letto.
A presto e un abbraccio!
PS: Skål !!!
Vero, mi sono interrogato anche io sul fatto che una morte di quel tipo avrebbe aperto o meno i cancelli del Valhalla a Muliostark! in un certo senso, è morto infilzato dalla lancia di un nemico: se Odino avrà voluto essere clemente, ora il nostro berserkr starà sorseggiando idromele nella grande sala 🙂
Skål!!
“L’adirato dio iniziò a battere il suo martello, la eco dei suoi colpi risuonò intorno alle navi, attirò le nubi, che cozzando tra loro diedero vita a colorati, impietosi ghirigori, carichi di elettricità,”
Bello questo passaggio, mi piace perchè lasci il dubbi al lettore: quello che accade materialmente, è che si verifica una tempesta. Ovviamente i nostri razziatori ne cercano la causa in Thor adirato…sarà davvero così? 🙂
“dreki”
vergogna a me! sai che – con tutta la mia passione per i vichinghi – non sapevo che il nome corretto fosse dreki? io ho sempre usato “drakkar” 🙂
prima di scriverlo ho fatto una rapida ricerca per essere il più attendibile possibile, tuttavia ho commesso un errore, che ti dirò nel prossimo commento ahah
Molto ritmo, scene in cui di certo non ci si annoia. Bravo! Alla prossima.
Grazie mille 🙂
Ciao Eliseo, ogni tanto ci si ritrova anche qui.?
Da appassionato della serie tv Vikings, non potevo che leggere questo racconto. Trovo che la prima parte fatichi ad ingranare, forse necessita di più respiro. Da metà in poi, invece, la vicenda si fa più movimentata e anche la scrittura più scorrevole. Per me, un buon lab.?
Ciao Dario! Si sono tornato bello carico e ispirato 🙂
Forse pochi dettagli sui giorni di viaggio, però rischiavo di non rientrare nelle 1500parole e non volevo togliere spazio alla battaglia, comunque sia grazie per il tempo, la lettura e l’analisi.
A presto 🙂
Ciao Micol. Ho provato a dare un tocco originale, spero di esserci riuscito.
Per quanto riguarda il seguito, non so, credo proprio che non ci sarà, a meno che un futuro laboratorio ne permetta lo sviluppo; creare una serie a sé, dai tratti storici, non rientra al momento nei miei piani, anche perché ci vorrebbe un bel lavoro e uno studio dietro, non mi piace incavigliare parole su parole a casaccio.
Per quanto riguarda questo laboratorio e il tuo commento, sono contento che tu lo abbia apprezzato.
A presto.
Ciao Eliseo, mi piace l’impronta che hai dato al lab. Come sempre attingi a leggende e ricordi perduti. Che siano i vichinghi quelli a essere giunti per primi nel continente Americano è cosa quasi certa. Voglio immaginare un seguito per questo racconto, una tribù remota che raccoglie in sè le due culture.