Cristoforo Colombo
Mi sono innamorata di Cristoforo Colombo.
Lui è rosso con gli occhi chiari, un brav’uomo che sa ben parlare; è ambizioso e ama la famiglia; è colto, sa leggere il cielo e contare le onde.
Ha fatto tuoni e fulmini per realizzare il suo viaggio, portando con sé libri che ritraevano un mondo incompleto, senza saperlo. Ha girato per le corti, riempiendosi le tasche di rifiuti e porte chiuse; è stato sul punto di mollare, ma qualcosa, che sia fortuna o provvidenza, aveva deciso che lui sarebbe partito. Lui doveva partire. Chi altri avrebbe potuto scoprire il Nuovo Mondo con tanta delicatezza e discrezione? Così silenzioso da non essersi accorto di averlo fatto.
Desiderava così tanto quella rotta, Ovest una quarta a Sud-Ovest, che di viaggi poi ne ha fatti quattro, navigando a Occidente per arrivare a Oriente. In tre mesi, seguendo calcoli non sempre giusti, avvistò terra e diede nomi di Re e Regine ai suoi passi. Chissà cosa ha pensato quando, anni dopo, Amerigo ha confermato che quella terra non erano le Indie, né Cipango?
Mi sono innamorata di Cristoforo Colombo, un uomo con un sogno e tante cose da fare, che sapeva che un’umiliazione e un rifiuto, o più d’uno di entrambi, non fanno di un uomo un fallito. Mi sono innamorata della sua forza, della sua decisione. Quanto orgoglio ci vuole per credere in quello in cui non crede nessuno?
È stato in ginocchio davanti ai sovrani, in silenzio davanti a chi sulle sue idee non avrebbe scommesso un soldo bucato, riponendo in saccoccia le carte, le opere di Polo, Mandeville, d’Ailly e Tolomeo. Però, quando poi è partito, qualcuno si è pentito di non avergli dato ascolto.
Il giorno della partenza sarebbe stato quasi il mio compleanno, più di cinque secoli fa. Il regalo è arrivato in largo anticipo, così bello che non ho saputo dire di no: la modernità, chiusa in un bel pacchetto con qualche guerra, morti inutili e divergenze religiose. Ma anche tanta arte e scienza e non finire, viaggi incredibili e il nome di un bambino che compiva gli anni il 24 febbraio del 1500, e da Gand avrebbe fatto tanta strada, costruendo un impero che sarebbe sorto senza mai tramontare.
Mi sono innamorata di Cristoforo Colombo perché è stato di parola e la sua terra l’ha scoperta, anche se non era proprio quella che voleva. Ma ha lottato per tenersela, fino all’ultimo respiro.
Mi sono innamorata perché, anche se più di cinque secoli fa, Colombo ha dimostrato che siamo noi a dover credere nelle nostre idee, prima di chiunque altro. Ma anche che le grandi avventure, quelle al di là delle colline e delle Canarie, non possiamo realizzarle da soli.
Avrei voluto essere con te, affascinante uomo dai capelli rossi, per ascoltarti raccontare le tue store e leggere i tuoi diari. Avrei voluto sorridere a sentirti parlare delle tue Indie, anche se sapevo che quelle terre non si chiamano così; avrei voluto vivere i momenti più felici e quelli tristi, gli sbarchi e le tempeste, l’oro e le catene, perché il mio più grande rammarico è quello di non poter sentire dalla viva voce delle persone le loro incredibili storie.
Mi sono innamorata di un uomo sfiorato dalla fortuna, perché ci è voluta anche quella per farti approdare al momento giusto alla Rabida quel giorno di tanti secoli fa. E avrei brindato in tuo onore anche se sono astemia, aspettandoti tornare senza togliere gli occhi dall’orizzonte.
Un giorno, spero non troppo lontano, leggerò di te e racconterò ad altri le tue avventure, sperando che il mio narrare faccia innamorare come i tuoi diari.
E, se me lo permetterai, deciderò di seguire i tuoi passi e credere in un sogno impossibile per tutti, tranne per chi ci crede davvero.
Mi sono innamorata di Cristoforo Colombo. Ti do un bacio Almirante, e un abbraccio, ovunque tu sia, perché il tuo ricordo mi ha accompagnata. Per farti sapere che io e quelle stelle che brillavano sulle caravelle e sull’ammiraglia mentre navigavi verso il futuro, ci salutiamo ogni sera.
E che adesso, come allora, continuano a brillare.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Ester, sono assolutamente d’accordo con Kenji. Questo racconto è un invito a credere nei nostri sogni, a superare ogni difficoltà pur di conquistare la nostra stella
“E, se me lo permetterai, deciderò di seguire i tuoi passi e credere in un sogno impossibile per tutti, tranne per chi ci crede davvero.”
👏 👏 👏 La prima volta non sono riuscita a pubblicarla: era questa la frase che ha colpito la mia attenzione
Grazie ancora per gli applausi! Questo è il mio piccolo sogno, raccontare le storie di uomini che hanno contribuito a scrivere pagine di Storia. Dobbiamo essere sempre i primi a credere in noi!
“p”
Applauso
Veramente bello questo racconto! Un inno al coltivare i propri sogni.
Ti ringrazio! Spero che, al di là della passione per la vita avventurosa di Cristoforo, questa piccola ode alla sua avventura faccia trasparire proprio questo: di rimboccarci le maniche e, nel nostro piccolo, anche senza dover sfidare rotte inesplorate, andare per la nostra strada!