
Da parte a parte
Stamattina sei più bella del solito, quel jeans ti fascia le gambe in un modo da dichiarare illegale. L’azzurro del maglioncino ti dona, ti mette in risalto gli occhi come pochi altri colori. Dovresti però lasciare sciolti i capelli, la coda di cavallo ti mette troppo in risalto le orecchie che, per quanto carine siano, sono un po’ larghe. Ti osservo mentre saluti qualche compagno, scambi un abbraccio più lungo con la tua compagna di banco e insieme ridete di qualcosa che non posso comprendere. Sei così bella quando ridi, due adorabili fossette si creano agli angoli della bocca quando lo fai rendendo il tuo viso più gentile e infantile di quanto già non sia. Ti siedi al solito posto e con te la tua amica, insieme continuate a sghignazzare di qualcosa e io vorrei tanto essere una mosca per sapere cosa ti rende tanto allegra. Vorrei sapere cosa hai mangiato a colazione, se preferisci i biscotti o i cereali. Tiri fuori dallo zaino un pacchetto di cracker e inizi a mangiucchiarne uno mentre la tua amica non fa altro che parlarti, sicuramente qualcosa di futile. Dimmi, sei una di quelle ragazze che mangia tanto o non hai trovato il tempo di far colazione? Mi piacerebbe potertela portare a letto personalmente, ogni singola mattina. Vedere il tuo viso appena sveglio e gli occhi non ancora del tutto aperti. Lo sai, adoro i tuoi occhi. Sono così puri, luminosi e azzurri come pochi altri io abbia mai visto. Ho imparato a leggerci dentro a quelle iridi, ho imparato a comprendere quando qualcosa ti preoccupa, quando sei felice o quando sei triste. E ogni volta che una sfumatura passa tra le fibre ottiche, avrei voglia di abbracciarti e stringerti forte. Nei pochi minuti che passi accanto a me, provo a memorizzare il tuo profumo, a tenerlo con me finché non torno a casa e mi infilo nel letto. Finché quello di mio marito non mi brucia le narici coprendolo con il proprio. Non immagini nemmeno quante sere, quante notti, ho pensato a te. Quante volte ho torturato la mia mente con il tuo pensiero, con la tua immagine. E quante, invece, mi sono violentata nell’immaginarti con qualcun altro. Il solo pensiero che una pelle diversa dalla mia abbia sfiorato la tua, mi manda su tutte le furie, tanto da perdere il controllo di me stessa. Come la sera in cui, in quel locale orribile, il cameriere ti ha fatto delle avance e tu gli sorridevi lieta nel riceverle. Lo avrei pugnalato con la forchettina da dolce tante volte quanti sguardi ti ha mandato.
La campanella suona e invade i miei pensieri come una musica che detesto. Devo iniziare la lezione e nel farlo penserò a te. Ti sgriderò anche se non hai fatto niente, solo per poter parlare con te, per fare in modo che tu mi guardi. Oggi parleremo di corpi celesti, ironico. Dovrò spiegare a te e a questa mandria di adolescenti in calore cosa sia un asteroide, ma tu lo sai bene. Tu, lo sai già perché sei tu stessa un asteroide. Ti sei schiantata contro la mia landa desolata, trapassandomi da parte a parte e riducendomi in minuscoli detriti. Ero un pianeta, prima, e dopo il tuo passaggio sono nulla, vivo in virtù del campo elettromagnetico che hai rilasciato. Ma devo iniziare la lezione e certi pensieri sono tossici.
Ti vedo prendere appunti, rincorrere le parole sul foglio per evitare di perderne qualcuna. Piegata sul banco, in una posizione del tutto errata, mi fai pensare a quanto sarebbe bello poterti graffiare la schiena. Mi accorgo che la mai voce si è interrotta, che tutti voi attendete ancora qualcosa da conoscere dalle mie labbra. Tu mi guardi fissa, mi guardi con le labbra appena socchiuse eccitandomi. Tra qualche giorno compirai diciassette anni e ne avrai solo ventotto in meno rispetto a me. Forse, se aspetto un altro anno ancora, potrò averti senza rischi. Forse, potrò averti senza sembrare psicologicamente instabile. Perché tu sei una bambina e io una donna adulta. Tu sei la mia alunna e io la tua professoressa.
La campanella suona ancora, è passato un’intera ora e io non me ne sono nemmeno resa conto. Dovrò lasciarti ai miei colleghi, a chi non è in grado di apprezzarti.
Ma non temere, avremo di nuovo lezione giovedì.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ho apprezzato molto il tuo modo di affrontare il Lab, dando un significato speciale a questo asteroide. Brava! Alla prossima.
Grazie mille!
S.
Ciao Simona,
mi hai fatto rimanere senza parole. Anche tu hai affrontato l’argomento “adolescenza” con una rudezza che però non è esagerata ma reale. Io sono madre e mi pongo le stesse questioni di Micol… Quando voleranno via da noi dovremo poterle sapere al sicuro. Ma è così? ?
É una domanda che forse non avrà risposta.
Nella mia storia, di sicuro la risposta é no!
Grazie,
S.
Ciao Simona, leggendo mi sono venuti i brividi. Ho una figlia giusto giusto di quell’età:17. Il tuo racconto apre un mare di discussione ampio come un mare sconvolto da uno tsunami formato dall’impatto di quell’asteroide ?. So che non è il tema prettamente trattato da te, ma è la riflessione che è nata in me come madre. A che età una ragazza può essere defunita adulta? La mia è una “pimpa”, ma so che alcune coetanee non si sono fatte mancare nulla. Quando un desiderio, atto consenziente, può essere definito “pedofilia”a quell’età? Non sono bambine, non sono adulte… molte riflessioni senza risposta, l’unica cosa a cui affidarsi è il loro buon senso perché oramai sono in grado di decidere.
Ciao Micol,
se il mio racconto ha creato scompenso in una madre, mi reputo davvero soddisfatta!
In più, lo avevo detto che il mio asteroide sarebbe stato diverso dal normale XD
Grazie sempre e a presto,
S.