Da un amico a un amico, una lettera
Venerdì 01/11/2009 alle 22:47
Oggi è un giorno di morti, un giorno di cimiteri, ho letto il tuo blog. Morte pensano alcuni. Io penso vita, vita a gran cazzo. Balordo ti chiami, sono passati tempi, poco si conosce di te, tutti un po’ freddi, tutto un po’ nascosto, mai tutti aperti, mai tanti, amici (?) ma sempre buoni.
Si pensa, si crede, alla fine si sbaglia comunque, mancano segni, manca tempo, manca voglia, è mancato tanto in tempi diversi, qualcuno vorrebbe sapere di più, qualcuno è cambiato, ma molti non se ne sono accorti. Tu come me abbiamo ignorato, altri pure, io di sicuro per primo, abbiamo ignorato cose che non andrebbero ignorate, ma siamo ignoranti nel senso del participio.
Ma il tempo si è fottuto il cervello più di me, e il tempo ci fotte il cervello più delle pasticche che non prenderò mai o del fumo che ho fatto sù e che mi farò, spero in tanta parte.
Tanto freddo. Brutto il freddo se non dormi, brutto il freddo se nessuno ti copre. E chi ti copre ? Tutti fuggono! Non lo senti mai, il freddo, quando lo sentono gli altri. Stupidaggini, a caso, per caso…
Io penso, ma a poco servono i puntini, tanto fatto in tanto tempo, tanto serve al tuo cervello, fare tanto, immediato non è ciò che ti scrivo, non lo sarà mai. Immediato non è niente, tranne i sentimenti, se non sono frenati.
Odio e pazzia. Amore, violenza, rabbia, voglia, voglia, rabbia. E se non fosse che non c’eri, e invece non c’ero?
E invece non ci rendiamo conto, tutto è canzone, tutto è rock e rap centoottanta, centosessanta, sono battiti al minuto, chitarre o loop o cazzo altro, ti riempiono la testa, per fortuna.
Menomale, se no che ci metti dopo che la svuoti vomitando?
Penso ai quei due sulla navicella che partono. “Indipendence Day”, il film: cosa dice lo scienziato a Will Smith?
Penso che non sbaglio se capisci.
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