Dacci oggi il nostro disagio quotidiano

Sono le ventidue di un qualsiasi anonimo sabato sera d una qualsiasi anonima città di provincia. L’aria ha iniziato a raffrescarsi, rendendo quasi gradevole la consueta cena all’aperto nel giardino della nostra pizzeria preferita. Mia moglie racconta la sua giornata lavorativa, tentando di ravvivare l’esposizione con un’enfasi nella quale non crede più nemmeno lei. Le sorrido in modo compassionevole. Non è colpa sua se la vita è noiosa. Anzi, apprezzo il suo sforzo. E’ però una lotta impari. Improvvisamente il suono simultaneo di un messaggio spezza la monotonia. E’ arrivato contemporaneamente al cellulare di entrambi. Afferriamo in contemporanea i rispettivi apparecchi, nella speranza di ricevere qualche notizia che ci aiuti a spantanarci dal gorgo della noia. Il messaggio è stato inserito in una chat di coppie alla quale apparteniamo. E’ un messaggio vocale di oltre dieci minuti. Proviene da una nostra amica, impelagata in una crisi di coppia che si trascina da tempo immemore. Sgraniamo gli occhi, pregustando la più che probabile scoordinata enuresi logopedica che ne seguirà. Deve essere uno sfogo insopprimibile se la sventurata ha deciso di condividerlo in una chat  di gruppo, nell’ingenua speranza di ottenere una qualche comprensione. Urliamo eccitati agli avventori dei tavoli adiacenti ad unirsi a noi, per ascoltare insieme il più che probabile crollo emotivo. Gli avventori non si lasciano pregare, anzi aderiscono con entusiasmo. In breve mezzo ristorante è assiepato nei pressi del nostro tavolo. I ritardatari tentano di conquistare posizioni privilegiate per ascoltare in modo più nitido. Nelle retrovie si accendono focolai di rissa. Le colluttazioni vengono immediatamente sedate con secchi colpi di caraffa nella nuca. Gli avventori che hanno avuto la peggio vengono smaltiti sul marciapiede, ovviamente abbandonati al loro destino. Avviamo la registrazione. La tizia ha una voce chiaramente alterata dall’alcol. Il messaggio si tramuta in una fiumana di offese contro il marito, sospettato di avere una relazione adulterina con la sua migliore amica. Il tono emotivo oscilla in modo pauroso tra picchi di ira e crisi di pianto. Al terzo “Merda” urlato in modo gracchiante, mi volto verso gli avventori, osservandoli ad uno ad uno cercando di reprimere la reazione di sollazzo. In una frazione di secondo, scoppia una fragorosa risata di gruppo. Si susseguono sguaiati commenti del tipo “In che condizioni è questa!” oppure “Che briscola ha raccattato?”. Le signore inizialmente tentano di rimanere composte, riprendendo i loro mariti con espressioni severe ed invitandoli a mantenere un contegno. E’ tuttavia uno sforzo inutile. Passano pochi attimi ed anche loro si lasciano contagiare, finendo per aggregarsi con risate feroci alla gogna del ludibrio. Una di esse inizia a rantolare, sbavare ai lati della bocca, emettere suoni gutturali ed infine, dopo avere contorto il volto in un ghigno malefico, ululare alla luna. Le parole del messaggio continuano a sgorgare, sempre più confuse e dolorose, ma vengono sommerse dalla baldoria che è divampata incontrollabile nel locale. Il gestore accende lo stereo a tutto volume, diffondendo musica dance anni novanta. Fiumi di birra iniziano a scorrere. Cominciamo a ballare come indigeni intorno al fuoco. Il messaggio si conclude con le parole “Vi prego! Aiutatemi! Sto male!” Nessuno però le sente. La musica è troppo alta. E’ sabato sera. I problemi si ascoltano dal lunedì al venerdì. Improvvisamente si alzano i calici per un brindisi collettivo di ringraziamento in onore del disagio che ha ravvivato la serata.

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Discussioni

  1. Nella sua sottile ipocrisia, è spietato. Mi ha ricordato la crudeltà repressa dall’educazione e dalle convenzioni sociali de Il Signore delle Mosche. Lì la civiltà si perdeva su un isola deserta, qui basta uno smartphone.
    Nonostante questo è divertente. Il ritmo comico diventa grottesco, ma sempre verosimile.
    “Spantanarci dal gorgo della noia…” “Enuresi logopedica” , Bellissime! L’eleganza formale del linguaggio e abiezione del comportamento, un accostamento terrificante.

    1. Nel miei modestissimi limiti, ho cercato di apprendere lo stile di Arancia Meccanica, in cui la violenza dei Draghi si snodava parallelamente ad un manierismo tanto compassato quanto inquietante

  2. Un tempo c’erano i cortili per origliare e inciuciare, oggi con internet il cortile si materializza d’incanto ovunque e per tutti. Pensa se la poverina avesse fatto nome e cognome dell’amica traditrice e questa fosse stata tra i presenti con il marito accanto. Bravo, Gabriele!

  3. Ciao Gabriele! Spassosissimo brano.👏🏻 Scritto con un ritmo incalzante e tremendamente vero nel rappresentare (con un registro lessicale alto, e per questo ancora più divertente) la noia moderna e quella vena strisciante di “schadenfreude” che pervade la nostra società iperconnessa🤗

  4. Ciao Gabriele. Il tuo racconto ‘fa ridere’ esattamente nel momento in cui dovrebbe mettermi a disagio. E forse è proprio questa la sua forza. Nessuno viene assolto, nemmeno chi legge.
    Mi piace molto il finale aperto.

  5. Wow, non avrei mai pensato che un testo così breve potesse contenere tanti spunti. La tua sembra essere una parodia di una dinamica tanto comune quanto patetica: quel tipico “vuoto” che talvolta emerge nel weekend, che il sabato sera si cerca in tutti i modi di scacciare, anche a costo di trasformare le sventure altrui in una becera storiella d’intrattenimento, come in questo caso. Improvvisamente ci troviamo tutti al cinema, intenti a guardare, o ascoltare, le vite degli altri in modo morboso su uno schermo, pur di dimenticarci anche solo un attimo di quanto piatta e noiosa sia la nostra, di vita. Un fenomeno di distrazione: poiché non abbiamo il coraggio di affrontare i nostri problemi o di ricercare le nostre gioie, ci attacchiamo a quelli degli altri nella vana speranza di rendere la quotidianità un filo più interessante, al punto di aggrapparci a un audio di dieci minuti che magari racconta anche di emozioni, ma che viene ridotto a mero gossip da aperitivo. Nel weekend seppelliamo i problemi, facciamo finta di avere una vita straordinaria: “i problemi si ascoltano dal lunedì al venerdì”, sì, sempre che allora non saremo troppo distratti da mille impegni per ascoltare quelli veri, di problemi.