Daisy non è matta

Io questa storia, l’ho saputa quasi per caso. Mi è arrivata addosso come il tizio che, quando stai fermo al semaforo, ti tampona e poi ti dice che non ti aveva visto. Inaspettata. Quelle faccende che ti si appiccicano alle orecchie, tipo gomma americana sotto le suole delle scarpe. Alla fine, cerchi di togliertela da là sotto, ma qualche pezzetto non viene comunque via. Stavo a casa dai miei. Era un giorno d’estate, ma non ricordo esattamente quale. Però era a pranzo, di questo sono sicuro, perché vedevo la bella luce calda e dorata che entrava dalle finestre e la pila messa sul fuoco a bollire, in attesa di buttarci dentro la pasta. Parlando del più e del meno, uscì il discorso sulla vicina. Su come stava. Poi, mi venne spontaneo chiedere della figlia, che viveva accanto. La vicina col marito erano stati tra i primi a costruirsi casa, nel quartiere. Infine, si arrivò alla figlia della figlia della vicina. Cioè, in pratica, alla nipote. Mi dissero pure il nome. Quando abitavo lì, lei era una bambina. Magari, l’avrò pure incontrata, qualche volta.

Adesso, quella bambina è cresciuta. E fino a qui, nulla di particolare. Mi è sempre piaciuto parlare per il gusto di ascoltare la voce delle persone.

«Sono due anni che non esce di casa.»

«Che vuol dire?»

«Che non vuole uscire di casa.»

«Veramente?»

«Sì, sta dentro la sua cameretta da due anni.»

«E come mai?»

«E chi lo sa.»

La notte stessa, feci un sogno strano. Avrò avuto, sì e no, cinque o sei anni, stavo con la bicicletta a rotelle che giravo nel giardino del condominio. Ad un certo punto, ho visto una bimba, rannicchiata in un angolo, che piangeva. Mi sono avvicinato, lei mi ha guardato e senza che io le dicessi nulla, mi ha chiesto: «Ti posso raccontare una storia?»

Questa era la storia.

Daisy è una ragazza, in carne ed ossa. Ha sedici anni e si fa chiamare così. Anche se il suo vero nome è un altro, ma questo le piace di più. Dice che la sua cameretta è stupenda. C’è un letto pieno di peluches, con un materasso morbido morbido e un cuscino sofficissimo. Un mobile a ponte, tutto rosa, con dentro i suoi vestiti, le scarpe e le borse, una marea di borse. Di fronte, c’è una scrivania e sopra, un computer, che sta sempre acceso, acca ventiquattro. Da un lato, una finestra con una tenda di stoffa pesante, che dà su un cortile, però le tapparelle le vuole quasi sempre abbassate. Un bel giorno, ha detto: «Vado in camera mia». E lì è rimasta. I giorni sono diventati settimane. Le settimane, mesi. I mesi, anni. Prima usciva di stanza per mangiare, ma adesso la mamma e il papà glielo portano dentro, sennò, lei nemmeno mangerebbe. Va giusto al bagno, ma nel tragitto non vuole incontrare nessuno. All’inizio, si svegliava a pranzo, dava un boccone, dopodiché, di nuovo di corsa in camera. Poi, è arrivata al pomeriggio. Adesso, di giorno dorme e la notte sta sveglia. Il suo mondo funziona così. È come quando ci si mette a fare la verticale, per vedere le cose in un’altra maniera. I compagni di scuola hanno provato anche a tirarla fuori da lì, facendole una sorpresa. Le sono piombati a casa, un pomeriggio. È successo un casino. Calci, pugni, urla. Un vero macello. Ogni tanto, da allora, qualcuno prova a chiamarla, per telefono. Ma lei non vuole mai rispondere. Non ha sorelline, nè fratellini, è figlia unica. Spesso, le capita di sentire le voci un po’ ovattate dei genitori, oltre la porta. In alcuni momenti, sente che litigano e si rinfacciano le cose, in altri, che piangono. Spesso, provano a farlo di nascosto, ma lei tanto li sente uguale. Gli vorrebbe dire di non preoccuparsi, di stare sereni, perché lei sta bene. Non è che soffre o che si sente male, a lei va bene così. Vuole stare nella sua cameretta, tutto il giorno. Punto e basta. Soltanto una cosa, forse, vorrebbe fargli sapere, a loro e a tutte quelle persone che li riempiono di domande. Che lei non è matta. Che Daisy non è matta.

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bellissimo e anche un po’ inquietante!
    Mi sono piaciute le immagini che hai usato nelle prime righe per descrivere come l’idea ti sia capitata improvvisamente (si intende al protagonista).
    Efficace anche il climax che descrive il progressivo deterioramento della situazione di Daisy.
    Bravo!

  2. Hai raccontato una storia difficile da narrare, una storia di disagio, anche se poi, in fin dei conti, ‘Daisy non è matta’. Lo hai fatto bene e con tanta delicatezza, aiutandoci a guardare attraverso gli occhi di un bambino. Un racconto ben scritto, senza fronzoli. Lo stratagemma del sogno. Veramente ben riuscito