Danae

Serie: Logomitia


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Danae
  • Episodio 2:  Narciso

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Vite in bilico tra miti lontani e quotidianità. parte di una raccolta di dieci racconti che prendono spunto da personaggi mitologici)

Acrisio sedeva al davanzale carpendo dall’esterno immagini e suoni come un rospo gli insetti. Gli annunciarono la nascita della figlia.

Da quell’istante la vita calò un velo tra il suo sguardo e la realtà. I giorni si inanellarono uguali come il battito di una vena.

Riordinava le ore con fare fastidioso e ne serbava le migliori come un collezionista. Non avendo mai chiesto nulla alla vita non provava rancore.

Un giorno si svegliò, osservò moglie e figlia, uscì e perse di vista entrambe.

Il tempo dei giovani, che separa indesiderato l’adesso dal poi, diventò quello dei vecchi che scandisce il passato.

Da questo passato ritornò la figlia.

Quando gli giunse in casa, dovette riabbottonare la vita come un cappotto ad un colpo di vento.

Nascose nel cassetto la solitudine perché lei non ne fosse imbarazzata. Poi distraendola con una scusa corse a riassettare la propria condotta. Dal giorno dopo fece più attenzione alla toilette quotidiana affinché non trasparisse la noia.

Non conoscendola le offrì il caffé come ad un ospite e fece conversazione. Le diede lenzuola nuove per il letto. La presentò agli amici perché la usassero per capirlo meglio.

A mezzogiorno la condusse a pranzo e si imboccarono a vicenda stando così vicini da sentire l’odore della pelle. Guardò le sue mani, ma trascurò di leggere il suo sguardo. Non vide il pericolo o forse se lo aspettava.

Non vide il pericolo o forse lo desiderava.

Danae per prima cosa cambiò l’ubicazione delle porte per adattarle alle proprie membra più agili. Cambiò il colore alle stanze ed il loro odore. Stabilì per sé e per il padre orari diversi per non dover ridere insieme.

Lo relegò in una stanza e gli ordinò di tracciare ogni giorno un segno colorato sul muro. Diede al padre quattro pareti di tempo. Quando il cambiamento cessò di essere tale, restarono l’abitudine e i tratti di gesso a scandire i giorni. Acrisio fece un rapido calcolo e si accorse di non avere bisogno d’altro. Con gli anni, scordò di porre i segni quotidiani e tutto fu come prima. Lo stesso silenzio, come in una notte di neve.

Un giorno uscì dalla camera colorata. La casa era vuota. Alcuni resti di gioia prendevano polvere negli angoli. Il sole entrava a stento dai vetri opachi.

Come un ospite in partenza, riassettò ciò che poté. Sapeva, per propria esperienza, quanto fosse spiacevole per un estraneo aggirarsi nella vita di un altro, non voleva, quindi, lasciare alle spalle brandelli d’animo.

Rientrò nella stanza luminosa di segni colorati, chiuse la porta. Aggiunse l’ultimo tratto al muro, tra il penultimo ed il primo, e si addormentò sereno.

Serie: Logomitia


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Discussioni

  1. Nella mia lettura ho diviso il racconto in due parti. La prima mi è piaciuta molto, con pochi colpi particolarmente ben azzeccati ci mostri questo tuo Acrisio e il suo vissuto: i sensi tesi per l’emozione della nascita della figlia, la vita che cambia inevitabilmente e diventa routine. A tanti la routine sta bene, qualcun altro la sopporta, qualcun altro ancora invece no. Allora i giorni e perfino le ore sembrano tutti uguali, si vive nel ricordo della “vita di prima” e poi si va via. Gli anni però passano e la libertà dalla routine diventa solitudine.
    Un giorno la figlia ritorna. Si evince che Acrisio non aveva avuto molti contatti con lei, non la conosce. Sembra però contento di questo riavvicinamento e provarlo è. Le cose però non vanno come avrebbe sperato, ma lui la prende come una punizione meritata.

    Nella seconda parte ci mostri invece Danae ed è qui che mi risulta più difficile ragionare sul suo comportamento, probabilmente perché non ho paragoni ai quali appigliarmi. Una mia mancanza dunque, non tua.
    Il finale ci dice che per Acrisio quello è il suo destino e lo accetta quasi con serenità.
    Bel lavoro, di stile.

    1. Come sempre bel commento, interessante. Come ho scritto a Cristiana, “…fa parte di un progetto non recentissimo e di un momento “letterario” particolare. Sono dieci storie (e un’introduzione) ognuna basata su un personaggio mitologico. L’idea era quella di giocare tra il mito e una realtà attuale. Ad esempio un’Arianna che offre a Teseo il filo metaforico per uscire dal labirinto della depressione o della pazzia.” Comunque, questa è ispirata dalla mia esperienza di padre che ha ritrovato una figlia dopo molti anni. La seconda parte può lasciare un po’ confusi, in quanto la figlia sembra essere di colpo ostile. Volevo rappresentare (forse non bene) che i figli si ritrovano ma anche si perdono. Hanno strade loro, destini che possiamo solo parzialmente condividere. Quindi alla fine si può tornare ad essere soli, dopo il momento magico in cui li hai potuto scoprire, guidare, apprezzare. Siamo traghetti per un solo viaggio, tra opposte rive…

  2. Prima di tutto, vorrei dirti che, a mio parere, per iniziare la tua la serie hai scelto uno dei miti più toccanti e aperti alle più svariate interpretazioni. La tua, in particolare, mi suona alla lettura come una danza. Forse avevo già usato questa espressione in un altro commento, ma mi sento di utilizzarla anche qui. Perché è veramente come danzare sulle parole. Ne hai fatto certamente una rivisitazione originale e personale, che non mi sento di commentare dal punto di vista del contenuto in quanto in alcuni punti mi risulta criptica. Tuttavia, va bene così, nel senso che si sente che viene da dentro e certe cose, quando lo scrittore le fa sue in maniera così profonda, sue devono restare. Non ci si deve, a mio parere, concedere sempre e totalmente al lettore. Tutto questo, per farti i complimenti perché hai una scrittura veramente interessante e poi mi piace quando al termine si resta un po’ sospesi, con il bisogno di ricominciare.

    1. Ti ringrazio come sempre. Mi fa piacere leggerti. Questa storia fa parte di un progetto non recentissimo e di un momento “letterario” particolare. Sono dieci storie (e un’introduzione) ognuna basata su un personaggio mitologico. L’idea era quella di giocare tra il mito e una realtà attuale. Ad esempio un’Arianna che offre a Teseo il filo metaforico per uscire dal labirinto della depressione o della pazzia. Un Pigmalione innamorato della propria creazione che finisce, umanamente, per tradirlo. Nel progetto originale, avevo aggiunto un accenno ad ognuno dei miti originali per una migliore comprensione. Danae è anche autobiografico: ho divorziato da giovane e anni dopo ho ritrovato mia figlia.