Davanti alle stelle

L’acqua solletica i miei seni a poco a poco, pezzi di pelle sodi che sfiorano continuamente la linea retta tra acqua e cielo, apnea di fiato e brividi grinzosi sui capezzoli.

Sento le sue mani sulla pelle, un su e giù di movimento lento e giocoso e la sua lingua si appoggia piano alla mia spalla per poi diventare un tocco di labbra.

Gli oleandri gialli si piegano verso di noi, come a coprirci il volto rosso non solo di sole ma ormai avvezzo alla passione, e diventano come ventagli distesi e aperti nel letto celeste che ci avvolge, lui mi prende i fianchi e li stringe, mi solleva verso la copertura di legno rosso, mi bacia la pancia e sgancia con un gesto solo i fiocchi dello slip rosso che adesso sono capelli sottili di sirena nel verde dell’acqua.

“Stavo pensando che ti chiederò di sposarti, uno di questi giorni.”

Sopra il cielo di casa nostra gli uccelli cantano mentre il mio cuore muto si ferma all’improvviso e lui mi fa cadere dalle sue mani, scivolo tra i suoi avambracci per poi solleticare i suoi polpacci, aggrapparmi ad essi per risalire fino in superficie, i miei seni ora contro la sua schiena e miei capelli bagnati un’ombra serena tra il sole, mentre dentro di me annegano piano le parole, senza bisogno di acqua.

“E dai, non puoi esserne sorpresa, ne parliamo sempre.”

Dirigo le gambe verso di lui, è un abbraccio sospeso di caviglie e pancia.

Intorno le api ci cercano, individuano la pelle e ci ronzano intorno, siamo come miele sospeso nell’acqua, la pelle dorata e i corpi fluidi.

“Ne sei sicuro”

“Direi proprio di sì.”

Le lingue si allineano sullo stesso palato e ne nasce un bacio, lunghissimo, frastagliato solo dal moto dell’acqua che ci nuota accanto.

Le farfalle viola ballano il valzer mentre le altre, quelle gialle, si scatenano in una samba velocissima e attorno a loro giriamo anche noi, giravolte acquose di piedi sospesi e volti dolci pronti a nascondersi in quell’azzurro accessibile senza volare.

“Magari te lo chiedo domani sera a cena, da mia madre, davanti a tutta la famiglia.”

“Tu sei matto, morirei di imbarazzo.”

“Ah sì, questo è certo.”

“Scemo.”

E mi affoga nel suo corpo, il suo petto come una casa galleggiante, di quelle eleganti attraccate alla riva della Senna e il profumo di Parigi nelle narici, ricordi precisi di noi due felici.

“Tanto valeva che me lo chiedessi a Parigi.”

“Banale.”

“Ma romantico.”

“Amore stavamo insieme da quanto, un mese?”

“Quasi due, ma tanto ci hanno preso lo stesso per due in viaggio di nozze.”

“Ma è adesso è un anno tondo, anzi un anno e fammi contare, 25 giorni.”

“E pensi sia abbastanza per il per sempre?”

“Decisamente sì. Accetti?”

“Tu prima fammi la proposta, poi ti dico.”

E nell’acqua facciamo l’amore, quello che si fa con la fiducia e quello che si fa con la paura che i sogni crollino e ci svegli e che il tempo non sia abbastanza e poi non c’è più nulla né un tavolo o una stanza o un letto, non c’è nemmeno più l’acqua a legarci, la dimensione di noi si è fatta un ambiente sospeso nel tempo, scoprendo il sesso come il più potente rimedio immortale, non si muore mai, si nasce insieme, ogni volta, dagli angoli della bocca o nella punta delle dita, nel ventre in cui ci si accomoda nell’altro e nei capelli che diventano gli unici vestiti addosso, fino a quando la pelle non è stanca e allora si dice basta.

I corpi umidi pizzicano nell’erba fresca e verdissima, la terra ci accoglie nudi e allegri e lui poggia la testa sulla mia pancia, la sua guancia è una carezza sensibile e sento le sue labbra soffiarmi nell’ombelico, brividi dolci di solletico mi corrono addosso, sfidando il tramonto appena accennato che ci oscura di un rosso potente e vibrante, la mia mano sul suo volto è allineata al sole e lui sottovoce mi chiama amore, chi mai non vorrebbe un per sempre così?

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A cena ci sono davvero tutti, i nonni e gli zii, i cugini con le rispettive fidanzate e la candele, perfettamente adagiate lungo il centro del tavolo, sono bagliori di calore in mezzo alla mia agitazione.

Le stelle che si intravedono da oltre le tende sembrano realmente diamanti incastonati nella trapunta della notte, alzo la mano sinistra verso la luna, l’anello mi brilla timido in mezzo a tutta quella luce.

Gli ho sempre portati gli anelli, forse perché le mani sono la parte di me che preferisco, ma adesso guardando quello che ho indosso e che mi ha regalato lui, mi chiedo quale sarà la differenza di avere addosso l’anello che sancirà le nostre promesse, se ne sentirò il peso, se lo vedrò sempre come un suo regalo o se questo sarà davvero diverso, se in esso vedrò il simbolo di tutto quello che fino a questo momento ci siamo detti tra le lenzuola e la nostra vita.

I parenti sono tantissimi, ognuno di loro mi sorride e mi fa gli auguri di onomastico ed io cerco lui accanto a sua madre od oltre il vetro della veranda che da sulla cucina, continuo ad avere paura, continuo a sperare che non mi faccia la proposta davanti a tutti, non mi sarebbe piaciuta nemmeno a Parigi, troppo banale, sarebbe bello invece che accadesse davanti alle stelle, come quelle di adesso, piccole gemme di promesse.

Sua madre esce fuori in giardino e lui mi raggiunge, mi spinge lontano da tutti e mi porta in taverna, le scale fanno echeggiare i miei tacchi sottili, lui solleva il vestito smeraldo e mi fa sedere sul biliardo, verde su verde, pelle contro pelle.

“Che fai?”

“Lo sai.”

“I tuoi sono proprio sopra di noi, ci sono le finestre aperte, sentiranno tutto.”

“E che sentano, vieni qui.”

Il triangolo al centro del biliardo viene spaccato dal nostro far l’amore, di sopra qualcuno ride e forse ci cerca e anche noi ridiamo piano e poi lui mi guarda e mi ferma le braccia sopra le sue spalle.

“Per sempre.”

Lo dice così vicino ai miei occhi da renderlo possibile.

“Per sempre.”

Le palle si sparigliano agli angoli mentre noi sul bordo lucido di legno finiamo di amarci, gemiti soffocati e sorrisi prolungati di noi che seppur segretamente ci siamo già sposati.

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La macchina sfreccia fra gli ulivi della notte, nell’aria c’è profumo di muschio e lillà, un profumo dolce e persistente come solo la calda estate può avere, occhi verdi di volpe incrociano ogni tanto i finali accesi, tra le colline gli animali sono attenti osservatori della nostra felicità, la decapottabile frena lieve sulle curve più sostenute intanto che i capelli sono libellule fluttuanti nel nero profondo in cui siamo avvolti, la voce di Elvis risuona profonda tra il vento e il fruscio degli alberi al di sopra di noi.

“Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you”

Lui apre la mano e la tende verso la mia, come a dirmi di fare lo stesso e così le due mani si chiudono insieme, intrecciate, proprio sulle note esatte in cui la frase sembra parlare di noi.

Sposta la mia mano sul cambio, tranquillo, adesso scaliamo le marce assieme aspettando di arrivare a casa.

“Così non me l’hai chiesto.”

“Già.”

Le luci di casa ci accolgono fra il cancello e la ghiaia, la macchina si posiziona sotto la tettoia, io torno indietro a richiudere il cancello, solo due passi e lui mi chiama, le stelle lì in collina sono ancora più brillanti di poco prima.

“Amore.”

“Sì’?

La sua mano leggera dentro la tasca dei jeans, un gesto unico che racchiude l’eternità.

“Vuoi diventare mia moglie?”

La mano che fino a qualche istante fa racchiudeva la mia, ora si apre mostrando un anello sormontato di diamanti, così tanti da non riuscire a contarli.

L’anulare sinistro viene agganciato dal suo mignolo in attesa di una risposta che già conosce.

“Sì!”

L’anello scorre sul mio dito tra le sue mani decise e salde, poi mi abbraccia e con una giravolta mi fa danzare nell’aria, davanti alle stelle il nostro ballo tondo e goffo sembra invece un carillon fluido e perfetto.

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Discussioni

  1. Questo racconto lascia sulla pelle il sapore dell’amore vero, dico sul serio. Nell’alternarsi dei momenti di intimità assoluta con quelli di allegria tra la gente, nel trasgredire amandosi in segreto come due adolescenti nel luogo meno opportuno, giocando e ridendosela insieme del mondo! E, alla fine, nel farsi una promessa da soli, davanti al brillare delle stelle. Le stelle, proprio loro! Che cosa c’è di più eterno? Bravissima Marta, io tra l’altro adoro il romanticismo 🙂

    1. Cara @isabella che bello sapere che oltre alle impressioni, un racconto posso lasciarti anche il sapore!
      Mi piace il fatto che tu abbia colto tutti i lati del racconto, l’amore segreto anche se ufficiale, il per sempre privato che ha lo stesso valore di quello pubblico e che però necessita anche di quest’ultimo per compiersi ancora più fondo, il lato segreto e trasgressivo di ognuno di noi, sorretto anche dalla voglia di prendersi l’impegno, semplicemente ridendo insieme.
      Mi piace anche il fatto delle associare le stelle all’eterno e che quindi la promesse davanti a loro prende ancora più spessore, io non ci avevo pensato così a fondo.
      Volevo tornare al mio lato d’amore perchè anche io adoro il romanticismo, siamo donne, cosa possiamo farci? 😀

    1. @dariopez eh, ahimè, sono sentimentale… ma tanto non si erta capito, vero? 😀
      Scherzi a parte, grazie, con questo racconto volevo tornare un poco ai miei racconti d’amore e alla felicità del quando datanti a noi si apre la possibilità del per sempre, quindi sì, viva tutto questo!

  2. Grazie @giacomo per avermi letta e commentata 😀
    Contenta che la trama a tuo parere insolita ti abbia colpito.
    Ti dirò, qui scrivo molto ma molto meno prolissamente di quella che è l’abitudine del mio stile, per motivi di spazio e quindi adattamento di stile nella storia.
    C’è chi senza questa parte descrittiva lunga non si sente coinvolto e altri che fanno fatica a ritrovarsi, quindi capisco il tuo punto di vista, per me però è ciò che rappresenta la mia idea di scrittura, proverò comunque a rileggere nuovamente tutto per vederla dal tuo punto di vista e trovare i refusi che mi sono fatta scappare!
    A presto

  3. Racconto molto piacevole, non la solita proposta di matrimonio, mi è piaciuto molto. Per gusto personale non amo i troppi aggettivi, credo appesantiscano soprattutto la prima parte. Ci sono un paio di refusi, nel complesso una bella prova. Brava.