
DE CURTIS NON EST DISPUTANDUM
Nel mezzo del viaggio profondo, ero disperata.
A metà tra l’orlo del burrone e l’abisso, non trovai un appiglio che potesse rallentare la caduta. Sfrecciai come un masso verso il fondo, in preda alla gravità e al terrore, le braccia protese in alto, i capelli pure, i vestiti anche.
Aspettai il tonfo raggiungermi sulla schiena da un momento all’altro, passai momenti di interminabile paura. Nessuno poteva salvarmi, neppure io. Ero destinata a schiantarmi al suolo, quando un attimo prima mi trovavo in piedi sul ciglio e dall’alto ti tendevo la mano, guardandoti sfinito, aggrappato all’orlo con le unghie ficcate nella terra, le dita tremanti di stanchezza e la faccia pure.
La tua smorfia di dolore e la mia uguali, entrambi a guardarci in faccia la disperazione.
Mi chinai troppo forse. Forse persi l’equilibrio. Forse un piede messo male. Un attimo prima a mani piene ti tiravo dal polso madido di sudore, l’attimo dopo volavo verso il basso, sola.
Che fu di te non so.
Nel mezzo del viaggio profondo, ad un certo punto accettai il mio destino, la caduta, come unica via di scampo. Caddi più forte che potei, perché l’impatto creasse una voragine abissale. Da lì un giorno avrei scavato, dopo aver mescolato la terra nera del suolo con la mia pelle, i miei occhi, le grida sommesse. Avrei scavato nella voragine per trovare la mia strada, difficile, buia, asfissiante.
La caduta veloce, lento il tunnel della risalita.
Fino a che la mia mano infangata non spuntò vincente ai piedi di un fiore. Mi tirai su con gli occhi stretti, estranei ormai alla luce del giorno. E camminare mi sembrò così facile.
Lì stavi.
Ancora in piedi davanti al burrone, senza sapere che fare. Ancora in piedi davanti al burrone, senza me. Ancora incredulo di te, vittima e carnefice.
Ti portai il fiore e lì ti lasciai.
Perché buon sì, ma fess no (cit. Totò).
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“Perché buon sì, ma fess no (cit. Totò).”
Fantastica.
Complimenti, racconto coinvolgente. Ad un certo punto stavo per cadere anch’io!
Ciao Maria, grazie per averci regalato una storia di pancia e di cuore. La disperazione “cattiva” altrui è una brutta bestia, se non ti sai difendere ti avvolge nelle sue spire e ti fa cadere nel baratro. Spesso, da sola. Anch’io ammiro il gesto che hai voluto far compiere alla tua protagonista, l’averle fatto tendere un fiore e non il pugno chiuso.
“Perché buon sì, ma fess no (cit. Totò).”
❤️
Sei uno scrittore di talento ed è un peccato che poche persone nella mia cerchia leggano l’italiano. Pensi di poter tradurre i tuoi testi in un’altra lingua mantenendo il tuo stile e il tuo talento? Comunque, sono un vero fan 🥰
Ciao Maria, ancora una volta la tua scrittura e il tuo stile mi lascia a bocca aperta e il colpo di coda nel finale, che chiude il cerchio con il titolo, è uno dei tuo assi nella manica, che ti giochi sempre con maestria. E’ un vero piacere confrontarsi con i tuoi brani, spero di leggerti ancora presto.
Ciao Ale, è con immensa gratitudine che leggo le tue parole, quelle di uno scrittore che stimo molto! Grazie
Ciao Maria, il racconto (davvero ben scrito, per inciso) si legge scorrevolmente, veloce come la caduta dela protagonista. Ma il messaggio che lascia, quello è tutt’altro che passeggero; personalmente, adoro la narrazione per metafore, e tu in tal senso sei bravissima.
La cit. del Principe De Curtis – che in effetti, non est assolutamente disputandum – alla fine è la ciliegina sulla torta.
Ti ringrazio Sergio, il Principe come è giusto che sia, fa la differenza.
Cara Maria, la protagonista di questa storia (originale e bella come al solito) avrebbe potuto offrire una spinta, al posto di un fiore, ma hai scelto un epilogo diverso. Sarà stato forse l’effetto San Valentino ad addolcirla? Ad ogni modo, la citazione finale conferma il tuo stile dissacrante. Per un attimo ho creduto che questa metafora fosse un dramma dall’inizio alla fine, e invece, proprio sul finale, mi hai regalato un sorriso. Grazie!
Ciao Tiziano, avevo visualizzato ad un certo punto il dito medio della protagonista che lentamente si srotolava verso l’alto ma poi ho optato per un finale più elegante.