Debole, colpevole

Serie: Izumi è morta


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il comandante Skov viene invitato a fare chiarezza sull'omicidio

«Calmati, Rodolfo. Respira profondo. Non credo sia stato qualcuno di noi.» Katja accarezzò una mano al geologo.

«Nemmeno io lo penso. Conoscete le leggi della robotica?» Uliana guardò gli altri tre. Lars e Loretta annuirono. Rodolfo la guardava trasognante e iniziò a balbettare qualcosa.

Katja si allontanò dall’italiano. «Esattamente. Quindi è facile dedurre che il colpevole non sia di carne e ossa.»

«Non riesco a capire. Chi sarebbe allora? Un alieno?»

«L’intelligenza artificiale, Rodolfo!» Loretta si stupì di se stessa e di come aveva perso così facilmente il suo proverbiale self-control.

«Si ma quelle leggi vietano di arrecare del male all’uomo.»

«Corretto, comandante» sorrise Uliana.

«Tuttavia, esiste la legge zero che recita così: Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.»

«E questo non conferma quello che ha appena detto il comandante?»

«No. Tutt’altro. Per l’intelligenza artificiale della ISS l’umanità è quella all’interno della stazione stessa.»

Uliana era ansiosa di partecipare a quella spiegazione. «Quindi i comportamenti di Izumi mettevano in pericolo l’umanità che la IA conosce, cioè noi, dunque era sacrificabile.»

«In 39 anni di vita non avevo mai sentito niente di così assurdo ma allo stesso tempo plausibile, lo giuro.»

«Finalmente sei tornato in te, Rodolfo?»

«Sì, comandante. Mi scuso per prima, non so perché abbia avuto questo attacco di panico. Ad ogni modo non credo che sia questa la soluzione al delitto.»

Loretta sbarrò gli occhi. «Delitto? Quindi pensi che sia stata uccisa? Non facciamo i melodrammatici. Si tratta di un incidente. Gli alloggi sono piccoli ed è estremamente facile creare una bolla di anidride carbonica. Potrebbe essere colpa dei filtri, un’otturazione magari, tutto qui. Posso controllare personalmente se volete.»

«La IA va esclusa a priori. Sa benissimo qual è il parametro umanità e non la riduce di certo a solo noi sei. Escluderei anche l’ipotesi di Rodolfo. L’operatore non poteva sapere quale fosse la camera di Izumi. Infine, in caso di otturazione la IA avrebbe segnalato l’anomalia. Dobbiamo rivedere i filmati della notte.» La voce di Lars Skov tornò di nuovo atona.

La IA proiettò sei finestre olografiche. Ognuna di essa riprendeva una stanza differente e mostrava i parametri ambientali. Quella di Izumi era già quasi compromessa alle 21,00 quando scattava l’obbligo di permanenza nelle camere, rispettato da tutti fino allo scattare dell’allarme. Senza aspettare l’ordine la IA calcolò il tempo necessario alla formazione di quel tasso di anidride carbonica e la data risultante corrispondeva a tre giorni prima.

Lars Skov fece l’accesso con le credenziali speciali da utilizzare solo in caso di emergenza e quella lo era. Andò a ritroso nei giorni tra i milioni di comandi immessi. Cinque paia d’occhi setacciarono ogni riga di quella schermata fin quando Rodolfo non urlò. L’adrenalina restò in circolo per pochi secondi.

«Quello è il blocco del modulo di stoccaggio, zuccone. Guarda meglio.»

Passò altro tempo.

«Ci siamo, comandante. Credo di averlo trovato.» Con indice e medio, Uliana lanciò l’ologramma verso Lars che ingrandì l’immagine e con il pugno colpì il palmo dell’altra mano. Qualcuno aveva limitato il ricircolo dell’aria nella stanza di Izumi modificando i range di tollerabilità. Lars pigiò sul comando per visualizzare le info e quindi il codice ID dell’operatore. Quello che vide lo lasciò completamente di stucco.

«Ve lo ripeto, per me è stato il collega a terra.»

«Ti abbiamo già detto che non può essere, non insistere, testardo.» Uliana ammiccò verso Katja, che sorrise per un breve istante tornando subito seria. Nemmeno la comicità intrinseca di Rodolfo aveva il potere di smorzare la tensione.

«Il codice ID è 000000. Significa che il comando è stato inserito in modalità provvisoria e si usa solo per i test. L’operatore non avrebbe mai potuto farlo, chiunque esso sia.» Loretta scandì bene le parole.

«Chi ha accesso alla modalità provvisoria?»

«La direzione e io.» Lars sentì il peso di quelle parole disintegrarlo come una cometa che lascia la scia alle sue spalle.

Sei ore dopo il ritrovamento del cadavere

«Allacciare le cinture. Prepararsi a gravità 1g.»

Uliana avviò i comandi.

«Rodolfo, hai per caso ancora qualcuno di quei cerotti? Credo proprio di averne bisogno.»

«Certo, comandante. Ecco a lei.» Rodolfo tirò fuori un pacchetto, prese un cerotto GABA e glielo porse.

L’ordine del comandante Skov fu perentorio. «Non lasciate la plancia per nessun motivo. Al mio ritorno vi voglio trovare esattamente dove vi sto lasciando.»

Lars si spostò nel modulo russo, raggiunse la stanza di Izumi. I ricordi erano ancora freschi. Un nodo alla gola e un peso sul petto accompagnarono un principio di commozione. Buttò fuori tutta l’aria che aveva nei polmoni, scosse la testa e iniziò a perlustrare la stanza.

Sfogliò il romanzo che Izumi stava leggendo. Al suo interno trovò solo un segnalibro e scorse qualche frase sottolineata qua e là.

Ispezionò lo specchietto, poi passò al bottone di apertura della porta. L’uscio si aprì regolarmente. Diede un rapido sguardo al bocchettone del riciclo d’aria ed effettivamente non era completamente aperto, si intravedeva la parziale chiusura delle sottili grate. Frugò tra le tasche della tuta appesa al gancio, ma erano vuote. Infilò la mano dentro gli stivaletti elettromagnetici ma non trovò nulla. A terra poco più distante trovò il pacchetto di cerotti e lo raccolse mettendolo in tasca.

Lasciato l’alloggio di Izumi raggiunse il modulo principale, aprì lo sportello dei server e della scatola nera, digitò le credenziali d’accesso emergenziali e tornò indietro di tre giorni.

Il comandante controllò da quale terminale era partito l’ordine e questa volta sentì liquefarsi. Avrebbe voluto disintegrarsi in miliardi di fotoni e sparire dalla circolazione alla velocità della luce. Il comando era partito dal suo alloggio.

Chiuse la finestra di controllo. Sentiva che stava perdendo il controllo della situazione e di sé stesso. Doveva ragionare e calmarsi. Svuotò la tasca e notò una differenza tra l’involucro argentato del cerotto ricevuto da Rodolfo e quelli dentro la confezione trovata nella stanza di Izumi.

“Come ho fatto a non pensarci subito?” si chiese Lars Skov. Avviò senza indugio il controllo del video della sua stanza. Il comando era stato dato lì, ma non da lui, adesso era giunto il momento della resa dei conti.

Lars arrivò paonazzo sulla plancia. I suoi subalterni l’osservavano straniti.

«Dobbiamo contattare la Direzione e avvisare che ho trovato il colpevole» disse lanciando il pacchetto a Rodolfo, che all’improvviso divenne diafano.

Finito di parlare, il comandante fu trapassato dall’ologramma di una faccia dai tratti giapponesi. «Sono il medico che ha effettuato l’autopsia sul cadavere dell’ingegnere Izumi Sasaki. La donna è morta per asfissia ma abbiamo trovato anche tracce di avvelenamento da monossido di carbonio che hanno, senza dubbio, accelerato la morte. Secondo attente analisi i punti d’ingresso sono stati i pori della pelle su entrambi i deltoidi.»

Tutto l’equipaggio ebbe la visione dei cerotti transdermici e si voltò di scatto verso Sangiorgi, che, pronto alla fuga, aveva appena attivato gli stivaletti elettromagnetici.

Uliana e Katja lo bloccarono, Loretta gli legò polsi e caviglie con due fasce elettromagnetiche che lo tenevano ben saldo alla poltrona. Lars gli strinse la mascella con la sua mano. «Adesso parla. Come hai potuto?»

Sangiorgi con un colpo secco del collo si liberò dalla morsa. «Questa missione era il riscatto della mia vita. Finalmente ero libero, libero dal mio passato, libero dalle oppressioni, dai pregiudizi, ero apprezzato per quello che sono e per quello che so fare. Finalmente avevo tutto fin quando quella giapponese non si è mostrata per quello che era veramente. Lei era l’incarnazione dell’aria di sufficienza con cui mi trattavano i miei genitori, era l’arroganza dei miei professori, era la violenza dei miei bulli, era l’altezzosità di tutte le donne che mi hanno rifiutato, era lo scherno di chi ce l’aveva fatta prima di me. Era, per me, il male totale.»

Lars allargò la mano pronto ad afferrargli la gola. Le tre donne lo abbracciarono insieme e lo allontanarono dolcemente. Loro capivano cosa stava provando il comandante. Le donne si erano accorte di quello che c’era tra lui e Izumi perché le donne lo sanno, lo fiutano. Perché le donne hanno un sesto senso e sono il vero sesso forte, quello che è in grado di sopportare il più grande dolore e la più grande delusione. Perché le donne sono il miglior miracolo del Big Bang e Lars lo stava capendo solo a 45 anni.

Tre ore dopo la confessione.

La seconda unità dei servizi segreti giapponesi stava lasciando la ISS con a bordo Rodolfo Sangiorgi. L’Unione Europea non aveva mosso un dito. La missione spaziale era più importante della vita di un omicida. L’Agenzia Spaziale Terrestre non tentò di opporsi alla decisione della UE e inviò due nuovi membri in sostituzione di Izumi Sasaki e Rodolfo Sangiorgi.

I due nuovi astronauti portavano sulla spalla destra, entrambi, la mostrina dell’Unione Europea mentre sulla sinistra uno la bandiera britannica, l’altro la bandiera francese.

«Benvenuti a bordo. Spero che tra voi scorra un sangue migliore rispetto a quello che scorre tra italiani e giapponesi.» Lars Skov diede loro una pacca sulle spalle sorridendo.

Serie: Izumi è morta


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Eliseo, è stato un piacere leggere questa tua breve serie (confesso che al primo episodio ero preoccupata di non riuscire a scoprire il colpevole prima del 30mo). Ben congegnata “l’arma” del delitto, davvero originale.